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Festival in bilancio positivo
Da questo Festival ne usciamo con tre certezze: alcuni artisti hanno ancora qualcosa da dire e hanno il coraggio di farlo. La critica musicale non è morta. E Angelina Mango non è diventata ‘la ragazza’.
Mi sembrano già dei buoni presupposti dai quali partire.
Mai come quest’anno l’attenzione intorno alla kermesse è stata così partecipata e sentita. Complice la presenza dei tanti artisti in vetta alle classifiche che hanno spostato il baricentro dell’intrattenimento musicale da Spotify a Rai1. Sanremo ha vissuto negli ultimi anni uno dei glow up meglio riusciti nella storia della televisione italiana. C’è stato un tempo in cui gli artisti che vi partecipavano lo facevano solo per rilanciare delle carriere un po’ sbiadite e sperare di risalire la china. Oggi partecipare al Festival è la chance per oltrepassare i confini nazionali.
Con il 2024 si chiude definitivamente l’era Amadeus, un’edizione dei record segnata da qualche polemica, come da prassi, ma che è stata capace di andare oltre il messaggio musicale.
A partire da Giovanni Allevi che ha portato la sua testimonianza sulla malattia, parlando un linguaggio che non siamo più abituati ad ascoltare, lontano da ogni retorica e carico di sensibilità.

Ghali e Dargen D’Amico sono stati la dimostrazione che la musica può ancora avere un significato sociale aldilà delle logiche di vendita.
Loredana Bertè ha finalmente, e giustamente, portato a casa il Premio della critica Mia Martini, con un pezzo dal significato potentissimo ‘Prima ti dicono basta sei pazza. Poi ti fanno santa’.
Fiorella Mannoia si è fatta baluardo delle donne con un manifesto a loro dedicato. Elegantissima sia nel messaggio che nella forma, non è mai caduta nello stucchevole.
E poi c’è stato il bel canto, la capacità di emozionare, il cantautorato. La musica si è ripresa quello che le spettava, da tempo accusata di essersi mercificata svestendosi di quell’aurea romantica e investendosi di numeri e fatturati. Il palco dell’Ariston ha dimostrato che si possono pagare gli stipendi e contemporaneamente fare arte, sicuramente in una chiave rinnovata, ma tutte le forme artistiche sono in perenne mutamento, soggette alla legge del panta rei.
E quindi grazie a Dargen D’Amico e a Ghali che hanno introdotto nelle loro note i drammi di questo secolo, grazie a Madame che ci ha mostrato come si scrivono canzoni leggere ma che hanno qualcosa da dire, che non tutta la musica dei giovani è legata a droga, santificazione del denaro e baby gang. Grazie ad Alfa che ha riportato sul palco la poesia di Roberto Vecchioni avendone compreso il significato, grazie ad Angelina Mango che ha onorato la memoria di Pino Mango, grazie a Gazzelle che è stato portavoce di un mondo che non ha bisogno di costruzioni.
Grazie alla musica tutta, che è sempre un bene prezioso, potente mezzo di comunicazione capace di risvegliare le coscienze. Abbiatene cura.


