
La Mangiatrice mangia.
Da un po’ di anni: abbastanza da saper distinguere un olio buono da un olio presuntuoso, ma non così tanti da provare nostalgia per il cocktail di gamberi servito nelle coppe Martini o per le fontane di prosciutto ai matrimoni.
La mangiatrice è una donnina minuta che non mangia per fame, almeno non per quella fisiologica. La Mangiatrice mangia per pensare. Per scoprire se l’arte può passare da una salsa ben montata, se la bellezza può nascondersi in un soffritto, se un piatto può raccontare più di mille parole.
La sua è una fame mentale: di idee, di nomi, di luoghi, di persone, di ideologie, culture, città e filosofie.
Quando si siede a tavola, cerca il mondo intero in un’esperienza.
La mangiatrice ti guarda negli occhi e ti chiede il biglietto da visita. Non per giudicare, almeno non subito, ma per capire di quali storie può cibarsi: sentimenti, insicurezze , una scintille.
La Mangiatrice non ha mai toccato una pentola.
Non ne ha bisogno.
Ha guardato cucinare tutti gli altri, per anni. Ha osservato, ascoltato, domandato, assaggiato. E da lì, un boccone alla volta, è diventata esperta, ma mai sazia.
La Mangiatrice non recensisce ristoranti: li racconta, li attraversa, li svela.
E se vi ci trovate dentro anche voi, sorridete. È già troppo tardi per scappare.