Mariangela Gualtieri

A braccia aperte di Mariangela Gualtieri: tra speranza e performance poetica

The Walk, Il Cammino come opportunità di riflessione lirica e sociale

Mariangela Gualtieri e il rapporto tra Amal e sua nonna come Praetextus Poeticus

“Ci sono nuvole / che sembrano serrature / un futuro senza lampi di pietà / c’è un guasto al tempo / come l’azione di fuga e sete / un modo di dolersi rotondo”. Ivano Ferrari, in questo componimento presente nel volume Transitori e risorti (Crocetti Editore, 2026), assembla e mette in scena il dramma dell’odierna civiltà: da una parte lo sconforto umano per il terribile nucleo del mondo che si rivela negli atti violenti e nelle premesse immutabili che lo fondano, dall’altra la flebile speranza di un approdo, più simile a un miraggio che si dischiude oltre le nubi, in cui giace il seme di una fioritura votata a una pace rigenerante e stabile.

La trattazione di questo specifico avvertimento lirico-liminale risiede nell’impianto poetico costruito diligentemente da Mariangela Gualtieri (1951, Cesena) all’interno della silloge A braccia aperte (Editrice Carabba, 2022). La raccolta nasce come proposta performativa (ricollegandosi per certi aspetti alla costituzione del suo Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, pubblicato per Einaudi nel 2003) attinente al progetto del 2021 The Walk, Il Cammino, in cui una gigantesca bambola animata di nome Amal (letteralmente in arabo significa speranza) ha percorso più di ottomila chilometri dalla Siria al Regno Unito per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragica questione dei bambini rifugiati.

Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri (fonte: Wikipedia)

In maniera specifica, A braccia aperte, si rifà alla prima tappa italiana che ha avuto luogo nella città di Bari e che ha visto come co-protagonista dell’evento un’altra marionetta: la nonna di Amal. A lei la Gualtieri dona la propria poesia, affinché questa possa ricreare un ipotetico dialogo tra le due, dopo un’indefinita attesa dai tratti litanici, atti a diminuire l’abisso tra il bramato desiderio e la fattuale realizzazione: “Ti aspettavo da tanto di quel tempo. / Da quando eri piccola, molto piccolina – / io ti aspettavo. Da quando / pesavi pochi chili, ti aspettavo”.

La nipotina però, nell’intero percorso lirico, non risponde mai e ciò segnala non solo l’evidente trauma subìto, ma anche l’impossibilità del dire (da Gli strumenti umani di Sereni in poi, tema cardine dell’attualità poetica) che qui si declina, a differenza dell’usuale proposta del topos, non in un’incomunicabilità totalizzante, ma in un’opportunità empatica d’accoglienza e comprensione umana: “Lasciati pettinare, lasciati guardare. / Le vecchie sai vedono dietro le facce, / vedono dentro il cuore. Non serve / che tu dica parole. Puoi restare  / accucciata nel tuo silenzio e lì / riposare”.

Ma è solo nel componimento Bambina mia che Mariangela Gualtieri dispiega il fulcro dell’opera: per quanto l’umanità stessa abbia condannato la piccola Amal a una ferita animico-corporea insanabile, sarà l’umanità stessa a custodirne il presente e preservarlo da ulteriori minacce “Ma sentiamo. Sentiamo ancora. / Siamo ancora capaci / di amare qualcosa. / Ancora proviamo pietà […]”. Ricollegandosi al ruolo dei più piccoli in questo sistema in continua pendenza tra bene e male, l’autrice, nelle fasi finali di A braccia aperte, si concede a una considerazione che risuona come chiave per spalancare quelle stesse nuvole visualizzate da Ferrari: “[…] i bambini del mondo […] / Toglieranno le spine / che noi qui coltiviamo, / il malfatto il maldetto – / nostra sgraziata mano / che ha rotto il benedetto / concerto perfetto”.

Tratto da “A braccia aperte” – (Editrice Carabba, 2022) – Mariangela Gualtieri

[…] Bisogna credere alla lunga fatica di genti

che han lasciato care facce

che han lasciato un cibo loro

e lingue perfetto loro, e frutti e paesaggio loro,

a chi lascia e si espone alla morte […]

Mariangela Gualtieri A braccia aperte

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