Bernardo Pacini Ipotesi sul mio disfacimento libro poesia

Ipotesi sul mio disfacimento di Bernardo Pacini: il “Surreale Quotidiano”

L'auto-analisi del soggetto lirico

Bernardo Pacini: dall’assurdo per la stabilità dell’io

“Non di dèi non di principi e non di cose somme, / non di te né d’alcuno, ipotesi leggente, / né certo di me stesso (chi crederebbe?) parlo.” Sono questi i versi tratti dalla silloge IX Ecloghe, del 1962, scritta dal poeta Andrea Zanzotto, all’interno dei quali si assembla l’intenzione di una ricerca visionaria di senso nell’assurdo, impiegando il mezzo lirico (salvo poi giungere a conclusioni disincantate). Surreale e versificazione nella raccolta Ipotesi sul mio disfacimento (Mar dei Sargassi, 2024) di Bernardo Pacini (1987, Firenze), sono altrettanto oggetti di studio come veicolo risolutivo per l’identificazione nitida dell’unico elemento conoscibile nell’esperienza esistenziale: l’io.

Bernardo Pacini attraverso l’adozione di una terminologia volgare-popolare “[…] io non sento una sega […]”, “[…] pettorina di merda […]”, la declinazione del soggetto tra autobiografismo “Da piccolo giocavo al Sapientino / come tutti, ma invece che cercare le soluzioni / poggiavo gli spinotti sulla lingua […]” e trattazione a moto cronistico degli accadimenti evocati “L’impatto tra autofunebre e ambulanza / è stato a dire poco clamoroso […]”, configura un bacino poetico definibile come surreale quotidiano.

Bernardo Pacini

Bernardo Pacini (fonte: Università di Bologna)

Groviglio di assurdità che, periodicamente, viene interrotto da contemplazioni socio-naturalistiche, in cui l’io ha modo di sperimentare un rimando diretto e indissolubile con la propria vita: pertanto la vista di un “[…] cigno che pedala nel buio a pelo d’acqua […]” o di “muri di smartphone […]”, rivelano l’opportunità di sondare il nostro legame con gli eventi tragici della storia personale o con la negligenza rapportata all’estraneità dal mondo che ci illudiamo di combattere.

Mediante le sezioni Phishing e Il perfetto collasso delle nuvole, il soggetto, che già in apertura di silloge aveva espresso una tendenza interattiva con gli elementi e i suoi simili dispersi nel tessuto lirico “In questo modo riesco a interagire / di nascosto con lo sconosciuto / mi introduco nel suo quotidiano”, entra in contatto con enti terzi ora eccentrici, ora tipici dell’attualità: un rider, un macellaio e degli strongmen scozzesi. Tuttavia, per quanto l’io si sforzi, proprio come nella prima fase poetica zanzottiana, si genera una consapevolezza di precarietà relazionale tra l’interiorità e l’altro da sé.

La conferma di tale assetto è testimoniata interamente dal gruppo poetico Ghosting, in particolare dai primi due componimenti della suite (insistere a insistere): “Tu… fantasmi. Intendo dire: tu stai fantasmando, la carne del tuo nome si è fatta evanescente”, fonda le radici ideologiche per un’acuta disamina sull’imperscrutabile alterità e sull’insondabile mare umano Continuo a mescolare le persone come carte, senza farne a pezzi / i corpi”.

Nel tentativo di rinnegare la realizzazione totalizzante di un falso sé winnicottiano, l’io approda a un isolamento autoimposto, la cui matrice non è identificabile come reclusione “La gabbia a cui ritorno è meno grande / meno assurda della vostra”, bensì come metodo attraverso cui applicare un processo decostruttivo del sé, che ha come fine un’analisi autonoma delle proprie microscopiche componenti: Le ipotesi sul mio disfacimento sono giuste, quasi sempre”. Il soggetto descritto da Bernardo Pacini all’interno della silloge Ipotesi sul mio disfacimento,analizzandosi nelle viscere, ritrova consistenza, acquisendo la connotazione di presenza all’interno di quel liquame informale (Zanzotto) di cui, pur non riconoscendolo, ne è protagonista indiscusso.

Tratto da “Ipotesi sul mio disfacimento” – (Mar dei Sargassi Edizioni, 2024) – Bernardo Pacini

Scrivendomi un messaggio su WhatsApp, prendo contatto con me stesso: mi segno un appunto feriale, la lista della spesa o un indirizzo. Talvolta però accade che mi scriva una poesia, qualcosa di essenziale che non merito. Non posso fare a meno di notare che, lasciato quel messaggio imprescindibile, mi visualizzo e non rispondo mai: la chat diventa un vasto soliloquio senza eco, un vuoto oltre la forca delle doppie spunte blu. Il ghosting più brutale che conosca.

Bernardo Pacini, Ipotesi sul mio disfacimento

Clicca qui per leggere altre recensioni di testi poetici.

Riproduzione Riservata ®

Altri articoli in
Aiutaci a crescere!
Aiutaci a crescere!
Aiutaci a crescere!
Aiutaci a crescere!
TELEGRAM
@where_magic_happens
RICEVI TUTTI GLI ARTICOLI IN TEMPO REALE!
Canale Telegram Ufficiale