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ARTICOLO
sylvian sakamoto

Sylvian, Sakamoto e la musica di bamboo (1982-1983)

Un sodalizio artistico importante per la musica etnica

Dall’Inghilterra al Giappone

Il sodalizio artistico tra David Sylvian, artista inglese, e Ryuichi Sakamoto, compositore giapponese, inizia nell’estate del 1980. Sylvian, leader e principale compositore dei Japan, gruppo a metà strada tra new wave e glam e anticipatore del new romantic, chiama Sakamoto per co-scrivere ‘Taking Islands in Africa’, traccia poi inserita come closer nell’album ‘Gentlemen Take Polaroids’ (1980).

Sakamoto a sua volta proviene dalla Yellow Magic Orchestra, importante gruppo giapponese che, sull’onda della rivoluzione elettronica dei Kraftwerk, stava di fatto anticipando il synthpop. I due si erano probabilmente conosciuti nel 1979 mentre i Japan erano in tour proprio in Giappone: Sakamoto intervistò Sylvian, ma dell’intervista non resta traccia. Il periodo più prolifico di questa collaborazione restano gli anni 1982 e 1983, prima e immediatamente dopo lo scioglimento dei Japan.

sylvian sakamoto japan 1982
I Japan nel 1982. Da sinistra verso destra: Jansen, Sylvian, Barbieri e Karn

Da Hassell a Sylvian

Se già con l’ultimo album dei Japan, ‘Tin Drum’, pubblicato nel 1981, Sylvian aveva finalmente mostrato la sua vera essenza di raffinato musicista, intimista e intellettuale e soprattutto interessato alla commistione di musica etnica ed elettronica, la collaborazione con Sakamoto lo spingerà ulteriormente in questa direzione.

L’artista inglese non è comunque l’unico a interessarsi a questa fusione: vale senz’altro la pena menzionare Jon Hassell, trombettista e compositore americano, creatore della cosiddetta ‘musica del quarto mondo’, dove si mischia alla tribalità della musica etnica la componente razionale ed elettronica dei paesi del cosiddetto primo mondo. Con Brian Eno, Hassell pubblicherà un disco intitolato proprio ‘Fourth World, Vol. 1: Possible Musics’ nel 1980, con cui divulgherà la sua filosofia alle masse anche se maggior sperimentalismo si trova nei suoi dischi solisti come ‘Vernal Equinox’ del 1977 e ‘Dream Theory in Malaya: Fourth World Volume Two’ del 1981. Anche Peter Gabriel proseguirà su questo filone, diventando tra le principali voci della ‘world music’.

sylvian sakamoto

Arriva la musica di bambù

Nel 1982, Sakamoto e Sylvian pubblicano per Virgin Records ‘Bamboo Houses’, un singolo dal sapore etno-elettronico. Il brano si presenta con una strumentale interamente elettronica, strutturata su tastiere campionate e xilofoni sintetizzati, minimale ma con una drum machine piuttosto elaborata che aggiunge un leggero dinamismo al brano. Sulla suddetta base, Sylvian stende un testo minimale ma tremendamente immaginifico, prima semplicemente pronunciato da Sakamoto in giapponese, poi cantato da Sylvian stesso in inglese.

Il tema rimanda chiaramente alla vita in un’epoca indefinita in un non precisato villaggio dell’Asia rurale (o forse proprio del Giappone), dove l’io lirico ha probabilmente fatto ritorno dopo lungo tempo per trovarvi desolazione e povertà, tra costruzioni fatiscenti e bambini denutriti.

All the buildings I have loved

Are barely standing

All the children too young and thin

Sing bamboo music

[Still, people’s lives continue]

 

Tutti gli edifici che ho amato

Sono a malapena in piedi

Tutti i bambini, troppo giovani e magri,

Cantano musica di bambù

[Comunque, le vite delle persone continuano]

Sylvian e Sakamoto, ‘Bamboo Houses’

Musica etnica e mito del buon selvaggio

Se vogliamo essere ancora più poetici nella nostra interpretazione, si può pensare che il villaggio sia rimasto sempre uguale a se stesso: sono gli occhi del narratore ad essere cambiati, forse dopo aver visto lo stile di vita tremendamente diverso del mondo occidentale. Sembra quasi riaffiorare in tutto questo il mito del buon selvaggio, dove il villaggio si figura come una roccaforte dell’innocenza: una volta abbandonata la comunità per scoprire il resto del mondo, il velo di Maya è ormai squarciato e l’ingenuità è perduta per sempre. La ‘musica di bambù’ cantata dai bambini è un inno alla vita, che continua malgrado le disgrazie che questa gente è costretta a vivere sulla propria pelle.

Il lato B del singolo, ‘Bamboo Music’, è in realtà simile al lato A, anche se dall’atmosfera più dance e gioiosa, e nel testo si porta avanti il tema della dimensione tribale di origine come di una comunità dove la vita è fatica e si deve lottare per sopravvivere ma allo stesso tempo ogni cosa, dalla musica all’attività nei campi, richiama alla vita e alla totalità dell’esperienza esistenziale umana.

sylvian sakamoto

La storia non finisce qui…

La collaborazione tra i due non finirà qui e si protrarrà per tutti gli anni ’90 fino ai primi ’00, con ripetute incursioni di uno negli album solisti dell’altro. Il loro sodalizio resta fondamentale per comprendere la riscoperta e il fascino, anche nei generi musicali più commerciali, per la musica orientale ed etnica in generale.

sylvian sakamoto
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