ARTICOLO
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depeche mode

In principio erano i Depeche Mode (1981-1983)

Breve excursus sui primi 3 album del celebre gruppo inglese

Da Basildon alla celebrità

Nati nel 1980, la formazione originale dei Depeche Mode vede Vincent ‘Vince’ Clarke (sintetizzatori e drum machine), Dave Gahan (voce), Martin Lee Gore (sintetizzatori, cori) e Andrew ‘Fletch’ Fletcher (sintetizzatori), tutti originari di Basildon, città inglese non lontana da Londra. Dopo il post-punk, il synth pop è la nuova moda inglese e le all-synth band come i The Human League ormai spopolano, e i Depeche non vogliono essere da meno. Dopo i primi singoli di successo, il gruppo riesce a pubblicare il suo album d’esordio, ‘Speak & Spell’, nel 1981 per Mute Records, un’etichetta indipendente.

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Da sinistra a destra: Fletcher, Gore, Clarke e Gahan

Alla prova dei fatti

Ancora decisamente acerbo, ‘Speak & Spell’ ottiene un buon successo, essenzialmente trainato dai due singoli commerciali ‘New Life’ e ‘Just Can’t Get Enough’. I brani dell’album, composti principalmente da Clarke, sono piuttosto semplici, a tratti ripetitivi e non c’è veramente molto di più da menzionare oltre ai singoli. Anche le poche composizioni di Gore come ‘Tora! Tora! Tora!’ e ‘Big Muff’ non richiamano particolarmente l’attenzione.

Essenzialmente, il synthpop degli esordi dei Depeche è facilone, francamente non molto distinguibile da quello di altre band dell’epoca, tutte seguaci degli insegnamenti di Gary Numan. Malgrado il buon successo dell’album, Clarke abbandona il gruppo per formare gli Yazoo, un duo synthpop con la voce di Alison Moyet, lasciando Gore come principale compositore e un posto vacante come tastierista.

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La situazione post-Clarke

Malgrado la perdita di Clarke, Gore riesce a comporre velocemente del materiale e i Depeche Mode, ora ridotti a un trio, pubblicano il loro secondo album, ‘A Broken Frame’, nel 1982. Leggermente più complesso dell’esordio, l’album si presenta come più cupo (un aggettivo che ben si associa alle composizioni di Gore) e il singolo ‘See You’ appare già più maturo se confrontato ai singoli precedenti. Non mancano momenti solari come ‘The Meaning of Love’ e merita di essere citata ‘Leave in Silence’, una sorta di mantra-preghiera.

Come tastierista turnista per il tour dell’album verrà chiamato Alan Wilder, di robusta formazione musicale, e resterà come membro effettivo dopo il tour. La sinergia tra Gore e Wilder diventerà fondamentale: il primo, creativo, propone e scrive di getto mentre il secondo, più ragionato e metodico, arrangia e aggiunge profondità; sul tutto si adagia poi la voce baritonale di Gahan. Fletcher, seppur dietro le quinte, tiene unito il gruppo e ne è di fatto il portavoce.

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Alan Wilder

Il primo album con Wilder

Wilder ha la possibilità di dare sfoggio delle sue abilità nel terzo album del gruppo, ‘Construction Time Again’, pubblicato nel 1983 sempre per Mute Records. A differenza dei precedenti, questo album è più coeso e organico, dando l’idea di non essere semplicemente una compilation di riempitivi in supporto a qualche singolo commerciale.

Pipeline’, un altro simil-mantra elettronico costruito su una melodia da carillon, è arricchito dai campionamenti quasi industrial di Wilder, così come ‘Shame’. ‘Told You So’, un synthpop schizofrenico, rimanda alla prima parte della loro discografia ma se ne distingue comunque. ‘Everything Counts’ rappresenta i nuovi Depeche Mode col gusto per i campionamenti industrial e gli arrangiamenti quasi sinfonici, oltre che per la moltitudine di strumenti non convenzionali (ma sintetizzati) adoperati.

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Una carriera in ascesa continua

Soprattutto nella loro carriera seguente, fino ad arrivare al trionfo maturo di ‘Violator’ nel 1990, i Depeche Mode sono sopravvissuti andando oltre al mero synthpop da classifica, di fatto già in crisi come genere a metà anni ’80, e avvicinandosi al mondo dell’alternative rock come in ‘Songs of Faith and Devotion’ del 1993, cercando sempre di aggiungere quel qualcosa in più che li ha sempre contraddistinti da altre miriadi di band di synthpop inglese, spesso non sopravvissute commercialmente alla fine degli anni ’90. Con una storia simile per certi versi a quella degli U2, i Depeche Mode rappresentano una parabola artistica decisamente rilevante nella scena musicale inglese.

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Fletcher, Gahan e Gore

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