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Vaporwave: Macintosh Plus, Chuck Person e James Ferraro

Breve introduzione a tre artisti fondamentali per la vaporwave

Dove eravamo rimasti?

Come abbiamo già detto in un vecchio articolo, la vaporwave è un’interessante corrente artistica underground sviluppatasi principalmente attraverso la rete come parodia dell’estetica anni ’80, della sua voglia di futuro e delle sue tecniche piuttosto primordiali e oggi indigeste di computer grafica (denominate ‘aesthetics’ ironicamente). Una caratteristica fondamentale della musica vaporwave è la sua produzione, rigorosamente casalinga e volutamente poco curata, e la sua distribuzione, principalmente digitale e attraverso piccole piattaforme come Bandcamp.

vaporwave windows 95

Arrivano le ‘eccojams’ di Chuck Person

Nell’estate del 2010, Daniel Lopatin (in arte Oneohtrix Point Never) pubblica, sotto lo pseudonimo di Chuck Person e rigorosamente in formato musicassetta, ‘Chuck Person’s Eccojams vol. 1’, una raccolta di ‘echo jams’ senza nome. Il modus operandi dell’autore è tanto semplice quanto interessante: ogni brano altro non consiste che in un pezzo, genericamente anni ’80, rallentato, trasformato in sample e remixato attraverso la tecnica del ‘chopped and screwed’, tipica del mondo del deejaying.

La opener ‘A1’ altro non è che un remix ipnagogico di ‘Africa’ dei Toto mentre ‘B1’ riprende in parte ‘Don’t Give Up’, un famoso duetto tra Peter Gabriel e Kate Bush. ‘B4’ rielabora ‘Lady in Red’ di Chris de Burgh, considerato uno dei singoli più fastidiosi e melensi di tutti gli anni ’80, focalizzandosi in maniera maniacale sulla frase ‘there’s nobody here’ [trad.: non c’è nessunə qui], creando anche un certo senso di straniamento, ricorrente in queste jams. La copertina è un collage di grafiche anni ’80/’90, dal Sega Mega Drive al videogioco ‘Ecco the Dolphin’.

vaporwave eccojams

Tra reale e virtuale

Circa un anno più tardi, James Ferraro pubblica ‘Far Side Virtual’, una raccolta di composizioni originali con l’aggiunta di sample ben noti a tutti come il suono di avvio di Skype (e chi se lo ricordava?). Anche qui la produzione è essenziale e volutamente di bassa qualità, i brani suonano quasi come delle suonerie per primordiali smartphones equalizzate terribilmente.

Quella che Ferraro crea è l’idea di musica virtuale, ottenuta combinando volgare muzak e impressioni da vigilia dell’era digitale: tra l’ascoltatore e questa musica esiste un velo, qualche forma di barriera che la rende inverosimile ma tremendamente immaginifica allo stesso tempo, come la vita nel mondo virtuale. A una tecnologia sempre più potente e a un mondo post-2008 dove la vita diventa sempre meno appetibile, si accompagna necessariamente l’elaborazione di una vita altra, virtuale e digitale: una terraformazione dell’Eden biblico. Sia nel caso di Lopatin che di Ferraro, si tende a parlare di proto-vaporwave e dei loro lavori come seminali e influenti per il futuro sviluppo della vaporwave.

vaporwave ferraro

Vaporwave e busti di Elio

A fine 2011, Vektroid (sotto l’alias di Macintosh Plus) pubblica ‘Floral Shoppe’, considerato il manifesto vaporwave per eccellenza. Vektroid rielabora e rende più sofisticata la lezione di Lopatin, destrutturando e rinnovando brani di fine anni ‘70/inizio anni ’80, creando dei veri e propri pezzi manifesto del genere. ‘Lisa Frank 420 / Modern Computing’, una rielaborazione rallentata e distorta di un brano di Diana Ross, è forse il pezzo vaporwave più famoso di tutti i tempi. ‘Booting’, riprendendo ‘Tar Baby’ del gruppo sophisti-pop Sade, crea un’oscura atmosfera lounge, quasi da ristorante al termine dell’universo. ‘Library’ ridicolizza il soft rock dei Pages, un duo di scarso successo.

Vektroid porta a compimento una maturazione artistica iniziata nell’underground con generi come la chillwave e il pop ipnagogico e ora canonizzata in un formato ben riconoscibile e originale, volendo anche imitabile (basti vedere tutti i meme tributo su YouTube a quest’album). La copertina mostra un altro aspetto saliente dell’estetica vaporwave: il gusto per il kitsch e la sovrabbondanza visuale, rappresentati da statue e colonne greco-romane.

vaporwave macintosh plus

Vaporwave, ormai storia?

Dopo i contributi fondamentali dei suddetti 3 artisti, la vaporwave ha continuato a svilupparsi e diffondersi anche attraverso sottogeneri come il future funk, la vaportrap e il mallsoft, dalle caratteristiche più vicine alla musica ambient. Che sia morta o meno, la vaporwave resta uno snodo fondamentale per capire la storia della musica degli anni ’10 di questo secolo.

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