Major discografiche era 1950 1980

L’era delle Major discografiche e il boom del primo dopoguerra (1950-1980)

Entriamo nel vivo della storia

This entry is parte 3 di 5 in the series Storie di dischi

Le Major discografiche si dividono il mondo:

Dopo la Seconda guerra mondiale, il mondo cambia: cresce la classe media, si diffondono radio e giradischi nelle case. La musica si trasforma in uno dei principali beni culturali
di massa
. Inizia il mito del disco e della stella musicale. La distribuzione discografica segue questo boom espandendosi in maniera significativa. Nel panorama musicale globale (anche a causa dell’enorme potere politico dell’Inghilterra con il suo Commonwealth) possiamo già definire 3 macro aree di interesse: mercato USA, mercato UK e mercato italiano (per ovvi interessi).

major discografiche victor talking machines

Victor Talking Machines e RCA

Nel mercato oltreoceano svetta sicuramente la Victor che, come abbiamo già iniziato a vedere nell’articolo su Thomas Edison (e come vedremo attraverso un articolo dedicato unicamente a lei), era già fortissima negli anni ’30 ma, dopo la fusione con RCA diventerà un vero e proprio colosso. Firma artisti della fama di Elvis Presley, Sam Cooke e David Bowie (in seguito); i mercati di riferimento sono quelli del nord e del sud America ed è particolarmente forte (ovviamente) nella diffusione radiofonica del suo catalogo, proprio grazie all’influenza di Radio Corporation of America, o per l’appunto RCA.

Impossibile, poi, non citare tra le major discografiche la Columbia Records che si contraddistingue come una delle etichette discografiche più innovative: sarà proprio lei, infatti, a lanciare il leggendario 33 giri (o LP) nel 1943. È specializzata in Jazz, classica e pop: Miles Davis, Bob Dylan, Simon & Garfunkel. Acquisita da CBS inizia la sua espansione globale.

Impossibile, poi, non citare la Capitol Records: fondata a Los Angeles è tra le prime etichette discografiche a promuovere quello che oggi definiremmo un catalogo pop. Lancia artisti del calibro di Frank Sinatra, Nat King Cole e, solo in seguito, i Beach Boys. Verrà poi acquisita da EMI nel 1955 e costituirà il ponte tra USA e UK per l’etichetta simbolo della Gran Bretagna.

Chiudiamo la parentesi delle etichette americane conl’ Atlantic Records. Si tratta di una label afroamericana che è stata fondamentale per la storia del soul e del rythm & blues. Firma artisti come Ray Charles, Aretha Franklin e Otis Redding. Nel 1967 viene acquisita da Warner Bros ed entra, così, nel circuito vero e proprio delle Major.

Le major discografiche in Inghilterra

EMI

La storica label con base a Londra (ne parleremo presto in più articoli di questa serie) che controlla (tra le altre) la Parlophone, la His Master Voice, la Angel e la Columbia (stiamo parlando della parte dell’etichetta statunitense fondata in UK). Nel 1962 firma i Beatles e, con questa mossa, vive un’esplosione globale. Si sviluppa maggiormente (anche tramite la rete distributiva) in Europa e nel Commonwealth.

Parlophone

Merita un paragrafo riassuntivo a parte l’etichetta che, attraverso il produttore della EMI George Martin, lancia sul mercato i The Beatles. Tutti questi sono, lo capite bene, paragrafi riassuntivi di storie che avranno ciascuna uno spazio su questa rubrica di appassionati di discografia.

Decca Records

Potremmo definirla l‘altro lato della luna, la label che proprio nel 1962 disse no al quartetto di Liverpool. Va detto, altresì, che è l’etichetta ad avere nel roster i Rolling Stones e Moody Blues per cui possiamo essere certi che i ragazzi non vivessero di espedienti e li annoveriamo senza alcun dubbio nella nostra lista di major discografiche.

E in Italia?

Nella nostra Penisola cito solamente 4 esempi legati ad una micro industria che ha vissuto una lenta e piacevole espansione fino al culmine che arriverà nel prossimo capitolo di questa serie.

RCA Italia

Storica filiale della ‘madre’ statunitense che produce molti di quelli che sono diventati i brani più amati nella storia moderna della musica italiana. Impossibile non citare artisti come Mina, Domenico Modugno o Gianni Morandi che rappresentano solo una piccola punta di un iceberg fatto da tantissimi nomi. Fattore di forza è anche la possibilità di guadagnare dalla lavorazione e gestione dell’enorme catalogo che la casa madre (la RCA che presto acquisirà la Victor) ha negli States.

Ricordi

Qui la storia la fa da padrona: è l’etichetta nata da Casa Ricordi, gli editori di Verdi e Puccini. In questi 30 anni penso abbia avuto la più romantica delle visioni discografiche. Quella di rimanere nei canoni di grandezza dei compositori sopra citati ma non a livello di genere o sonorità: quella grandezza che ha reso proprio Verdi e Puccini così vicini alle storie dei Popoli e, per questo amati. La Ricordi lancia, per fare un esempio, la coppia Battisti e Mogol rivoluzionando per sempre la storia della musica d’autore italiana. E da lì colpisce nel segno firmando Franco Battiato, Fabrizio De André e Luigi Tenco.

Compagnia Generale del Disco (CGD) e Fonit/Cetra

Un paragrafo per questi due giganti: il primo, la CDG, fondato da Teddy Reno nel 1948. Lancia, tra gli altri, Caterina Caselli e Adriano Celentano. Verrà acquisita nel 1988 da Warner Music. La Fonit/Cetra, invece, raggruppa le due label espresse nel suo nome stesso e presenta un catalogo colto e popolare; bisogna tener conto che è la fusione tra un’etichetta privata (la fonit) e una statale con catalogo di proprietà della RAI (la cetra).

Gli effetti della proliferazione di queste etichette nel dopoguerra

Le grandi storie che abbiamo solamente accennato qui sopra portano il mercato discografico a due effetti immediati: il primo è sicuramente il fenomeno di globalizzazione perché le grandi etichette aprono sedi locali nei principali mercati. Nascono sistemi distributivi integrati: magazzini, camion, grossisti, promoter. Le etichette iniziano a usare anche la TV e la radio come veicolo di distribuzione indiretta (spot, varietà, videoclip).

Ma, soprattutto, quello che credo sia davvero interessante è che l’artista non è più solo interprete: è un prodotto. Le major creano una macchina promozionale attorno all’artista: grafica, videoclip, tour. Distribuire dischi significa distribuire immaginari ( vedi i già citati Elvis, Beatles, Mina).

In conclusione possiamo dire che Il trentennio 1950–1980 vede:

  • la nascita delle major internazionali;
  • la formazione di un mercato musicale globale;
  • la costruzione di reti di distribuzione che anticipano il modello odierno;
  • l’affermazione dell’artista come icona commerciale.

Nel prossimo capitolo della nostra serie vedremo come queste major si evolvono, si fondono, e danno vita alle “Big Six” e poi alle attuali “Big Three”.

Storie di dischi

La distribuzione discografica e la storia delle sue origini (1877-1950) Le Major discografiche dal 1980 al 2000: da sei a tre l’Olimpo è troppo stretto per tutti

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