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Le Major discografiche dal 1980 al 2000: da sei a tre l’Olimpo è troppo stretto per tutti

Continua la storia dell'evoluzione delle major discografiche. In questo capitolo cerchiamo di capire come sono passate da 6 a 3 nei mitici anni '80

This entry is parte 4 di 5 in the series Storie di dischi

Le major discografiche nel 1980

I magici anni ’80 sono stati una vera e propria età dell’oro per tutta l’industria del disco. Assistiamo infatti alla nascita e sviluppo del compact disc (CD) e le generazioni dei più giovani passano i pomeriggi davanti alla TV, sintonizzati sul canale televisivo MTV (oggi TV8). Il canale diventa un vero e proprio fenomeno di moda e tendenza lanciando tormentoni e artisti che, altrimenti, sarebbero rimasti all’interno dei confini nazionali. In Italia, in particolare, è proprio il programma TRL (in diretta da del Duomo a Milano) a presentare al nostro Paese delle vere icone e star internazionali.

Parallelamente a questi processi assistiamo a un enorme consolidamento dell’industria che ruota attorno alla musica e ai dischi. Le maggiori major discografiche mondiali, forti dei grandi guadagni che stanno avendo, inizieranno una serie di fusioni e annessioni che porteranno a quelle che oggi definiamo le ‘Big Six‘. Questi sei colossi riusciranno in pochissimo tempo a spartirsi circa l’80% dell’intero mercato musicale mondiale.

La storia delle big six

warner music group major discografiche storia
Didascalia a scopo informativo. Fonte: wikipedia

Nata come parte del colosso Warner Bros, l’etichetta discografica nel 1972 acquista Elektra, Atlantic, Reprise. Stiamo parlando di tre brand che hanno lanciato dischi del calibro dei The Doors (la Elektra), i Led Zepelin o gli AC/DC (la Atlantic) e Nihil Young o (volendo guardare molto avanti) i Green Day (Reprise).

La Emi

L’avevamo già citata nell’articolo precedente di questa serie; negli anni ’80 il consolidamento del colosso britannico è testimoniato dal catalogo che sviluppa, producendo artisti come i Radiohead, i Blur, i Queen o la regina Tina Turner. La Major è ancora forte della grandissima influenza che ha nella distribuzione in Europa e, soprattutto, nel Commonwealth.

Sony Music Entertainment

La mia opinione personale è che sia stata la vera dominatrice del mercato negli anni ’80. Questo sicuramente grazie all’impatto culturale che ha avuto il walkman, sua invenzione. In poco tempo il piccolo elettrodomestico tascabile che permetteva di ascoltare tramite le cuffie la musica riprodotta dal ‘corpo macchina’ e contenuta nelle audiocassette spopolò in tutto il mondo. Da quel fortunato 1979 (anno del lancio del primo walkman) la Sony arriva ad acquistare nel 1988 niente meno che la CBS recods (Columbia Broadcast System). Lancia e produce artisti come Michael Jackson e Bruce Springsteen, giusto per dirne due a caso.

musicassetta storia major discografiche
Musicassetta da registrare (l’opzione rec apre ad un’altra rivoluzione culturale della quale parleremo sicuramente in un prossimo articolo)

BMG (Bertelsmann Music Group)

È stata una divisione della multinazionale tedesca Bertelsmann nata dalla fusione tra Airola e RCA Victor. Lancia in questo periodo artisti come Whitney Huston, avendo a disposizione uno storico catalogo dal valore inestimabile. È inoltre fortissima nelle vendite fisiche e, ovviamente, sul mercato consolidato della Germania.

Polygram

Un’etichetta tutta europea, almeno per le origini, fondata nel 1970 da Philips (olandese) e Siemens (tedesca). Ha il controllo su etichette leggendarie come la Mercury, la Island Records, la Motown, la Verve e la A&M. Con un catalogo così vi lascio immaginare il roster di artisti che lancia. Per citarne alcuni: gli ABBA, gli U”, Bob Marley, Bon Jovi e i The Police. Ha una fortissima presenza in Europa e nel Sud America.

MCA Records

Le origini di questa etichetta sono, come nel caso della Warner, dal mondo del cinema (ramo della Universal Pictures). Solo alla fine degli anni ’90 verrà assorbita da Universal Music Group ma, nel frattempo, fa conoscere al grande pubblico artisti come Elton John, i Nirvana, Tom Petty.

Le prime due fusioni significative

Negli anni ’90 e 2000 assistiamo a due importantissime acquisizioni che soddisferanno la crescente necessità di accedere ai nuovi mercati. Il crescente bisogno di grandi capitali per affrontare nuove campagne di promozione e, successivamente, il progressivo aumento di una nuova digitalizzazione renderanno necessario snellire il podio. La prima grande mossa delle due è l’acquisizione della PolyGram da parte di Seagram che già possedeva la MCA/Universal. Nasce così nel 1999 la Universal Music Group che è la più grande major discografica mondiale.

Nel 2004 il cerchio si chiude quando la Sony e la già citata BMG fondono le loro attività musicali. Rimarranno unite nel marchio Sony BMG fino al 2008 quando la Sony acquisterà tutte le quote della società diventando Sony Music Entertainment. Alla fine degli anni 2000 il panorama globale si stabilizza con tre grandi gruppi: Universal Music Group (UMG), Sony Music Entertainment e Warner Music Group.

Le conseguenze

Con questo consolidamento quello che va sempre di più a indebolirsi è il mercato delle etichette indipendenti. Le grandi label infatti detengono il mercato fisico, il settore dei live, le partnership editoriali con radio e tv. Un artista firmato da loro avrà in partenza molte più probabilità di raggiungere il massimo target del suo potenziale pubblico ma, di contro, ha sempre una minor libertà artistica. Gli anni ’80 e ’90 hanno trasformato l’industria discografica in una potenza finanziaria globale. Le aziende si fondono, si internazionalizzano, si diversificano. La distribuzione diventa logistica, commerciale, contrattuale. Le tre major che esistono oggi sono il risultato diretto di questa trasformazione.

Storie di dischi

L’era delle Major discografiche e il boom del primo dopoguerra (1950-1980) La Columbia Records e l’incredibile parabola dell’etichetta discografica più antica al mondo

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