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L’enciclopedia personale di Adelphi: quando un’universale non basta

La Nuova Enciclopedia di Savinio è tutto ciò che non ti aspetti da un'enciclopedia

L’enciclopedia che inizia con la A di “abat-jour”

La Nuova Enciclopedia di Alberto Savinio è un’opera pubblicata per Adelphi, la numero 70 della Biblioteca, nel 1977. A quest’opera l’autore ci ha lavorato negli anni Quaranta, un tempo inferiore, meno di un decennio, rispetto a quello dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alambert – 21 anni, dal 1751 al 1772 – nonostante l’antenato precursore di stampo illuministico abbia coadiuvato il lavoro di oltre 150 intellettuali. Savinio era da solo. Anche perché altrimenti non poteva essere:

Sono così scontento delle enciclopedie, che mi sono fatto questa enciclopedia mia propria e per mio uso personale

enciclopedia adelphi savinio
fonte: Adelphi editore

Non dobbiamo immaginare la sua opera come una classica enciclopedia, come tanti illustri intellettuali prima di lui avevano fatto, da Plinio il Vecchio in poi: la sua è unica nel suo genere perché è personale ed ironica, come la definì Calasso (padre della casa editrice Adelphi) dal  “tono amabile, tra il sornione e il sardonico”. Basti pensare al fatto che la prima parola sia “abat-jour”.

Non si tratta soltanto – sebbene innegabilmente lo sia anche – di un’opera eccentrica: Savinio prende il genere più oggettivo e collettivo della letteratura per antonomasia e lo capovolge di senso. Da un’anima a qualcosa che un’anima, affinché il testo venga considerato ben riuscito, credibile e autorevole, non deve avercela.

Quest’opera, infatti, non rappresenta la totalità dello scibile che la mente umana abbia appreso, ma rappresenta la totalità di Savinio, un uomo che, prendendo ancora in prestito le parole di Calasso, era troppo intelligente, al punto da essere distaccato dalla società letteraria, nel suo modo imprevedibile di affrontare ogni circostanza della vita, dalla A di “Abat-Jour” alla Z di “Zampirone”, penultima parola dell’enciclopedia.

Chi è Alberto Savinio?

Facciamo un passo indietro però: chi è Alberto Savinio? Il nome con cui ha pubblicato questa e altre opere è in realtà lo pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico; se il cognome risuona familiare è perché il fratello è il padre della corrente artistica della Metafisica, Giorgio de Chirico. Alberto ha studiato in giro per l’Europa dilettandosi in svariate espressioni artistiche: dalla scrittura alla pittura, dalla drammaturgia alla musica (era, infatti, tra le altre cose anche compositore)

enciclopedia adelphi
Ritratto Savinio, fonte: Liber liber

I libri unici di Adelphi

Considerate le premesse, solo una casa editrice come Adelphi poteva accettare quest’opera. Una casa editrice che si è sempre contraddistinta – perché era la marca che gli stessi fondatori intendevano imprimere – per una ricerca dell’insolito, del guizzo geniale, di ciò che in altre case editrici non sarebbe mai stato pubblicato. 

Non tanto – o comunque non sempre –  perché da altri editori veniva riconosciuta una mancanza di caratura letteraria delle opere, ma per l’impossibilità di incasellare quei libri in un genere. Bobi Bazlen (uno tra i critici letterari e curatori editoriali più rilevanti di tutto il Novecento) definiva i libri Adelphi libri unici, ovvero quei libri che avevano rischiato di non diventare mai libri. Quei libri in cui si riconosce che qualcosa è accaduto all’autore e quel qualcosa ha finito per depositarsi in delle pagine scritte. A pieno titolo, dunque, quest’opera – quantomeno – singolare poteva rientrare nella Biblioteca Adelphi.

Angelica, la figlia di Savinio, ha mandato l’opera (quando il padre era già morto) alla casa editrice, per cui l’autore aveva già pubblicato Maupassant e “l’Altro”; invero, il resto della sua opera restava ancora sommersa. Questo nonostante avesse scritto su moltissime riviste, conoscesse i nomi di rilievo dell’editoria italiana, fosse inserito in moltissimi ambienti, proprio in virtù del suo eclettismo artistico, che lo portò a confrontarsi e a lavorare con altri grandi dell’epoca. Che, però, forse non l’avevano capito a pieno.

Forse aveva ragione Calasso nell’affermare che a Savinio mancava quella sana ottusità che un artista deve avere? Forse, all’epoca, solo i cacciatori di libri unici potevano davvero comprenderlo? O forse un artista così eclettico e geniale, non deve essere capito, ma bisogna goderne attraverso la sua arte, entrando nella sua intimità, iniziando proprio dalle abat-jour.

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