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Edison e il rapporto di amore e odio con la discografia
Proviamo a chiudere gli occhi e immaginiamo: siamo all’interno di un bellissimo teatro, il palco è al buio, solamente un occhio di bue illumina il centro. Entra in scena una cantante e al suo fianco, su di un tavolino, è appoggiato un fonografo. Riusciremmo a capire se l’artista sul palco sta cantando dal vivo o se quel suono provenga invece da quello strano strumento a cilindro metallico?
Ebbene, nel 1915, Thomas Edison ci avrebbe convinti (in maniera diciamo oggi parecchio ardita) che la differenza non si potesse percepire! Possiamo dire con certezza che l’invenzione del fonografo del 1877 è ‘la madre della discografia’. Eppure solo 15 anni dopo, colui che venne definito il numero 1 dei 100 uomini più influenti negli ultimi 1000 anni dalla rivista Life dovette abbandonare e rinunciare al mondo dei dischi, con una parabola discendente tanto spietata quanto dura da accettare: non sempre si può vincere.I motivi del fallimento discografico di Thomas Edison? Scopriamoli insieme con ‘Storie di Dischi’.

Genesi e funzionamento dell’invenzione dello statunitense
L’inventore annuncia il fonografo il 21 novembre 1877. Pensate che anticipa di soli 10 anni l’invenzione del più celebre grammofono da parte di Berliner (ne parleremo in un altro episodio) e di 18 quella della radio da parte del nostro Guglielmo Marconi. L’inventore americano lo pensa come strumento per l’insegnamento ai non vedenti, o come intrattenimento ludico nei luna park. Egli non riesce a cogliere fin da subito il potenziale della sua invenzione per la musica e, probabilmente, è già questa miopia iniziale il sintomo che porta a una strategia imprenditoriale sbagliata e ritardataria, sempre all’inseguimento.
Ma in che cosa consiste il fonografo?
L’americano dirà che l’intuizione gli venne mentre stava sperimentando un ripetitore telegrafico. Notò infatti che il disco in movimento e la puntina emettevano vibrazioni che gli ricordavano la voce umana. Così realizzò un dispositivo a cilindro rotante avvolto in un foglio di stagno su cui una puntina incideva una traccia a spirale mentre il suono veniva parlato nel cornetto. Sollevando la puntina e riportando il cilindro al punto di partenza il fonografo poteva riprodurre la voce precedentemente registrata.
Durante una prova pubblica fu proprio l’inventore a registrare la propria voce sul nuovo apparecchio. E cosa disse? Pare abbia recitato la celebre filastrocca americana per bambini ‘’Mary aveva un agnellino’’. L’idea era talmente geniale che, seppur inizialmente Thomas non ne coglie a pieno il potenziale, sarà l’inglese autore di operette Sir. Arthur Ollivans a dire profeticamente ‘
’tremo all’idea di quanta buona, ma anche pessima musica sarà registrata d’ora in poi per sempre’’.

Il grande limite
L’invenzione, sebbene frutto di un’intuizione geniale, come tante sono state quelle dello statunitense, ha avuto un aspetto che solamente oggi, poco meno di 200 anni dopo, riusciamo a capire nel profondo. Il mondo non aveva ancora percepito il potenziale del supporto che veniva stampato. Ma lo avrebbe fatto molto a breve. Solo 10 anni dopo arriverà il grammofono e con lui il primo vero supporto iconico nella storia della discografia: il disco in vinile.
Ma che cosa fece, finché durò, Thomas con la sua invenzione?
In maniera decisamente romantica egli tentò di commercializzare cilindri per le sue macchine ma, come abbiamo precedentemente detto, iniziarono dopo breve tempo a circolare ‘’dischi’’ e così, nel 1912 entrò nel mercato della discografia. Lo fece fondando la Edison Disc. La scelta fu notevolmente dettata dall’interesse economico, vista la grande ascesa di marchi come Victor Talking Machine (ne parleremo in un altro episodio a parte) che produceva quelli che verranno ricordati come i ‘dischi a 78 giri’. Ovviamente creò un suo brevetto di supporto ovvero il ‘disco Edison’.
Mentre il resto del mondo (quindi la Victor) utilizzavano il tracciamento laterale dei solchi come metodo di incisione, in un disco Edison il solco veniva impresso dall’alto verso il basso (proprio come nella puntina di un fonografo). Il risultato era che questi apparecchi non potevano riprodurre supporti Victor e viceversa. Pensate che la convinzione di Thomas nel suo brevetto fu tale che sui suoi dischi (per il rischio di avere altri apparecchi in grado di poterli riprodurre) fece apporre la scritta:
‘’Questa registrazione non deve essere riprodotta su altri strumenti che non siano il fonografo di Edison, e declina ogni responsabilità per eventuali danni che possono verificarsi nell’ipotesi in cui questo avvertimento venga ignorato.”
La Edison Disc vide un periodo di successo commerciale fra la metà degli anni ‘10 del secolo scorso agli inizi degli anni ‘20. Possiamo dire oggi che, all’epoca, i dischi Edison avevano una maggiore fedeltà nell’ascolto ma la semplicità e la maggiore replicabilità fecero vincere il resto del Mondo. A questo va segnalata l’ultima scelta sbagliata perpetuata dal ‘metodo Thomas’: si tratta della miopia dell’etichetta nel riconoscere la svolta nella filiera con l’avvento della registrazione elettrica.
Edison Disc sarà, infatti, una delle ultime etichette a riconoscere e utilizzare questo metodo. Il mercato delle vendite reggerà, negli ultimi anni, solo grazie alla rete di distribuzione capillare presso i concessionari. La società uscì dal business discografico a fine ottobre del 1929. Ci troviamo nel momento di picco massimo dell’industria discografica statunitense, da lì a breve sarebbe arrivata la grande depressione tante industrie fonografiche avrebbero chiuso i battenti.
Quella della etichetta dell’inventore statunitense è la prima delle grandi ‘Storie di dischi’ che voglio raccontarvi ed è emblematico che, anche a livello cronologico, è stata probabilmente il primo grande step da poter studiare per addentrarci nella storia della discografia e delle sue etichette. Come ho precedentemente detto la trovo particolarmente romantica

