Osicran o dell’Antinarciso di Saverio Bafaro: indagine sulla frammentarietà

Osicran o dell’Antinarciso di Saverio Bafaro: indagine sulla frammentarietà

Tracciare un sentiero poetico per accettare la mutevolezza del quotidiano

La poetica dell’impermanenza in Saverio Bafaro

“Invano cerco le tue mani fotografiche / o i tuoi piedi scolpiti nella pietra, / invano la tua voce incisa nell’aria […]”

“La mente si sbrana da sé, ingoia tutti i bocconi, si intoppa. Poi rincuccia e trema.” Questo breve componimento di Mariangela Gualtieri contenuto nella raccolta Fuoco centrale e altre poesie per il teatro (Einaudi, 2003) approfondisce la conflittualità che investe la psiche in seguito, si deduce, all’avvertimento lirico della duplice composizione del reale, dettata da un modulo espressivo in cui coesistono distorsione e impermanenza. L’incomprensibile è il frumento del quotidiano e ciò nega il più delle volte, l’instaurarsi di un rapporto sano con la mutevolezza dell’esistenza.

La ricerca di un dō (termine giapponese traducibile come “via fisica e spirituale”) nel tentativo di tracciare un allineamento con questa vita è abilmente espressa nella silloge di Saverio Bafaro (Cosenza, 1982) intitolata Osicran o dell’Antinarciso edita da Il Convivio Editore (2024). Il poeta, riuscendo a scalfire la spessa parete delle apparenze, dispiega lo schema del funzionamento del mondo così per come lo sperimentiamo, proponendo un’azione unificatrice atta a debellare il senso di perdizione che ogni sua dinamica causa alla nostra persona.

Saverio Bafaro

Saverio Bafaro (foto di Dino Ignani)

Le componenti del reale in Osicran o dell’Antinarciso

“[…] goccia a ritroso / sparizione / dell’apparizione / impermanenza / dell’apparenza.”

Saverio Bafaro, mediante i suoi versi, scoperchia la falsa credenza di una realtà solidamente unitaria, congiungendosi a quanto affermato dal poeta austriaco Raoul Schrott nel testo L’arte di non credere a nulla (2015). Secondo il concetto espresso da quest’ultimo, l’impermanenza è sì un’opportuna etichetta con cui bollare l’attualità, in quanto dotata di casualità e apparente insensatezza; ma essa, indirettamente, concede anche gli strumenti intellettuali per comprendere in che modo ricollegare gli eventi che la compongono, affinché sia possibile maturare una profonda consapevolezza basata sull’empirismo.

Percezione dello spazio interiore ed esteriore

“Qualche angelo mi suggerisce / di allungare il dito / nella sera delle non-parole / sfiorare, temere, scappare / sdoppiarmi e perdermi […]”

Lo statuto cangiante della realtà si dispiega attraverso una doppia ramificazione mediata da un atto epifanico inerente alla percezione umana dello spazio interiore ed esteriore. La prima si manifesta all’interno della silloge tramite l’esaltazione dello specchio, oggetto che permette di tratteggiare un’auto-indagine atta a ridefinire la sagoma scissa del sé, convergendo verso la proposta psicologica presente nella teoria del narratore “uno e bino”, formulata dal critico letterario Stefano Brugnolo all’interno del saggio Dalla parte di Proust (Carocci editore, 2022).

Il professore ipotizzava che, attraverso il mezzo letterario (nello specifico riferendosi all’opera principale dello scrittore francese), ci fosse l’opportunità dello svelamento della falsa coscienza, cioè il discorso fittizio che ciascuno conduce dentro di sé, nel tentativo fallimentare di nascondere alla propria persona le reali motivazioni dietro un certo agire, uno specifico disagio o una determinata avversione.

Saverio Bafaro analizza poi il complesso panorama esteriore in cui l’io lirico è immerso, scoprendone l’ulteriore frattura: per il poeta, infatti, la natura è un luogo abitato da una supplementare dimensione tanto invisibile quanto influente, costituita dal binomio passato-immaginazione. Questo è il territorio dell’evidente influsso del concetto di durata espresso dal filosofo e Nobel per la letteratura Henri-Louis Bergson, all’interno dell’opera Durata e simultaneità (1922) in cui il presente viene descritto come un prolungamento inscindibile dell’attimo già trascorso.

L’accettazione come unica strada

“Provare infine un forte coraggio / – simile a un fabbro atto a fondere – / di accogliere e riplasmare insieme […]”

In conclusione, l’autore calabrese dispiega poeticamente l’unico modo per fondare un principio di convivenza con l’irregolare flusso esistenziale: confermata l’impossibilità d’opposizione ad esso, l’accettazione sincera viene dipinta come fondamentale veicolo per apprezzare e impiegare a fini conoscitivi l’impermanenza. L’accezione con cui tale concetto è scolpito ricorda il simbolismo orientale legato al mudra gasshō, metafora della ritrovata unità tra elementi opposti e dissonanti, che definisce un atteggiamento di pace indirizzato verso la non-dualità.

Osicran o dell’Antinarciso come “lente” per comprendere la realtà

“Quante vite albergano in me / alcune sono naufragate / scivolando al largo […]”

Osicran o dell’Antinarciso di Saverio Bafaro si attesta come un solido e raro strumento poetico-demistificatorio del quotidiano e delle sue incongruenze.

Tratto da “Osicran o dell’Antinarciso” (Il Convivio editore, 2024) – Saverio Bafaro

Desiderio infinito

verso ciò che si nasconde

nell’acqua e in ogni oltre

desiderio infinito

verso il me che sfugge

Osicran o dell'Antinarciso

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