Lucio Corsi verso l’Eurovision
L’avventura di Lucio Corsi a Sanremo 2025, arrivato secondo dietro un Olly che ha fatto storcere il naso a molti, sembra suggerire una dinamica particolare. Ovvio che i risultati della finale di un Sanremo qualsiasi vengano sempre contestati, in un modo o nell’altro. Ma questa volta pare proprio di trovarsi davanti a un caso più unico che raro. Ecco un esempio che forse può chiarire il tutto.
Vi ricordate i Maneskin a X Factor? Era il 2017, la loro fama era già cresciuta enormemente prima della fatidica finale. Tuttavia arrivarono clamorosamente secondi dietro un, ad oggi, difficilmente rintracciabile Lorenzo Licitra. In quell’edizione, eccezionalmente, gli sconfitti fecero più notizia del vincitore, come ha dichiarato recentemente lo stesso frontman della band Damiano David intervistato a BSMT, podcast molto in voga sul web.
Il cantautore, grossetano classe ’93, è stato infatti travolto da un nuvolo di fama mai visto prima: il suo profilo Spotify ha riscontrato un incremento degli stream totali del 1400%. Un evento senza precedenti per la musica italiana. Gli altri suoi profili social hanno beneficiato del medesimo effetto. A questo, recentemente, si è aggiunta anche la conferma della sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2025, al posto del forfettario Olly. Ma chi è, per l’esattezza, Lucio Corsi? Da dove è saltato fuori?
Lucio Corsi, i Blues Brothers e la Toscana, quando la musica ti entra nel sangue
Si sa, quello che si guarda da bambini spesso può segnare un’infanzia e, di conseguenza una vita. Ne è un esempio proprio Lucio Corsi, che da bambino, grazie a suo padre, scoprì i Blues Brothers, commedia degli anni ’80 ricca di canzoni e di artisti eccezionali, considerata un vero e proprio cult. Da lì come racconta a Tintoria, podcast molto ironico condotto dai due stand up comedians Stefano Rapone e Daniele Tinti, nacque la passione per la musica, vedendo proprio i due “fratelli del blues”, interpretati da Dan Aykroyd e John Belushi, raffigurati come supereroi. E la musica sarà sempre il punto fermo di tutta la sua vita, affiancata solo dalla passione per le motociclette.
Nato e cresciuto nella Maremma intorno a Grosseto, per Corsi la Toscana è da sempre stata un porto sicuro. Gli immensi campi, la semplicità della vita e gli ulivi “alberi dell’ombra e non pali della luce”, come ripete più volte in diverse interviste, hanno reso per Corsi molto difficile abbandonare il suo “Far west”, come lo chiama lui, per andare a registrare il nuovo album a Milano. Il richiamo della Toscana è per lui tutt’ora molto forte, e del resto, anche la sua carriera musicale deve molto a quella terra.
Ne è un esempio il primo album pubblicato Bestiario musicale, consistente in una raccolta di otto brani, ciascuno dedicato a un animale tipico della Maremma, come La lepre o Il cinghiale. Anche la conoscenza, poi trasformatasi in amicizia, di Francesco Bianconi, storico cantante del gruppo toscano Baustelle, si è rilevata utile per la carriera di Corsi. Quest’ultimo ha infatti aperto, per qualche tempo, i concerti del cantautore di Montepulciano, instaurando un ottimo rapporto di stima reciproca.
L’amico Tommaso e le chitarre Wandrè
Tutti abbiamo poi notato che Lucio Corsi, nelle sue apparizioni pubbliche, è quasi sempre accompagnato da un altro ragazzo, dalla singolare capigliatura: si tratta di Tommaso Ottomano, amico di lunga data di Corsi, chitarrista, seconda voce, co-autore proprio di Volevo essere un duro e abile regista (suoi alcuni videoclip di Jovanotti e dei Maneskin). I due sono stati quasi sempre assieme durante il Festival, anche durante le conferenze stampa che, spesso noiose, sono state ravvivate proprio dalla loro musica. Corsi e Ottomano si sono infatti esibiti, davanti ai giornalisti presenti, cantando un brano inedito, contenuto nell’album in uscita il prossimo 21 marzo.
Qualcuno avrà anche adocchiato la particolare chitarra utilizzata da Lucio Corsi durante l’ultima serata del festival. Dalla forma e dal design, particolarmente futuristici, sembrava essere stata trasportata sul palco dell’Ariston direttamente da un’altra epoca. Si tratta di una chitarra quasi leggendaria: una chitarra Wandrè, una Rock Oval per essere precisi. Disegnate dal liutaio Antonio Vandrè Pioli, conosciuto con lo pseudonimo di Wandrè, queste chitarre segnarono un’epoca tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Salutate come “pericolose” e “rivoluzionarie” da Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori del panorama musicale italiano, sono tornate a godersi le luci della ribalta, portando anche parecchio bene allo stesso Corsi.

