Realtà alternative: perché film e serie TV distopiche ci piacciono così tanto?

Da The Walking Dead a The Boys, cosa ci affascina degli altri mondi?

Il fascino della catastrofe: le serie TV e i film che hanno fatto la storia

Alieni, asteroidi, zombie, dinosauri, supercattivi: di lungometraggi e serie TV che raffigurano un mondo fittizio ce ne sono moltissime. Vi ricordate The Walking Dead? Al tempo è stata una serie evento, che ha tenuto le persone incollate al divano a fissare il piccolo schermo. E che dire di The Boys? Una produzione più recente, targata Amazon, che ha rovesciato tutti i dettami delle serie TV convenzionali.

Per non parlare poi di quando la distopia arriva sul grande schermo. 2012, ad esempio, pellicola del 2009 diretta dal regista tedesco Roland Emmerich, autentico esperto nel settore “catastrofi”, mette in scena una fine del mondo come non si era mai vista, grazie anche all’ampio uso di CGI. Menzione d’onore per Matrix, che ha stupito un’intera generazione sin dal primo film. Ma la domanda è: perché tutte queste opere, assieme a molte altre, hanno riscosso tutto questo successo? Perché siamo così affascinati dalle catastrofi, dalle realtà alternative, dall’estinzione?

L’ingrediente segreto

Prendiamo un esempio che ha fatto la storia del cinema odierno: Avatar, film del 2009 diretto da James Cameron. Ambientato nel 2154, il film narra di un mondo in preda a una crisi energetica senza precedenti, ma che riesce a trovare una nuova, possibile, speranza su Pandora, un pianeta rigoglioso di vita e di risorse. Qui il protagonista, Jake Sully (Sam Worthington) affronterà terribili animali, una natura del tutto ignota e soprattutto il clan Na’vi degli Omaticaya, una specie di umanoidi molto alti e dalla carnagione blu.

Oltre ai meravigliosi paesaggi creati ad arte al computer e agli animali partoriti da una mente fervida di immaginazione, c’è qualcos’altro, di più nascosto, che ha reso il film un colossal senza precedenti. Cosa?

Un elemento che parrebbe attrarre particolarmente il pubblico sembrerebbe essere la tecnologia futuristica. Molti studi hanno sottolineato come l’essere umano sia particolarmente attratto da qualsiasi estensione del suo corpo, come le armi (estensioni di mani e denti) e le macchine (estensioni di braccia e gambe). Quando un film del genere mette in scena tutto questo, quando vengono ritratti esoscheletri avveniristici e robot alti come una casa a due piani, il fascino degli spettatori, sotto forma di primordiale bramosia di potere, si spiega da sé.

Paura della fine

Molti di questi film e serie TV poi, hanno al centro una tematica tragica come la fine del mondo, e nonostante ciò hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico (non sempre di critica). Si pensi alla già citata The Walking Dead, dove, in una terra devastata dagli zombie, un manipolo di umani deve cercare di sopravvivere per portare avanti la specie. Come non citare, poi, la più recente Fallout, serie TV ispirata all’omonimo videogioco, ambientata in un futuro postnucleare, che raffigura un mondo totalmente desolato dalle radiazioni.

Perché opere del genere catturano la nostra attenzione? Perché la gente vuole vedere “come va a finire”? Una risposta potrebbe essere proprio la paura della fine: la morte, il famigerato “dopo”, hanno sempre affascinato e terrorizzato l’essere umano, che poco può fare se non immaginarsi una sua fine, un suo “dopo”, proprio per esorcizzare quella paura intrinseca a ognuno di noi, renderla più sua, più reale, e quindi meno angosciosa.

Hollywood docet: il problema della frontiera americana

Una cosa che hanno in comune molti di questi film e serie TV è il fatto di essere prodotte in USA. Circa l’80% delle opere (letterarie, cinematografiche, ecc.) a tema catastrofico. Ma come mai questa fissazione per la fine del mondo, per la distruzione, per i disastri in generale, sia che si parli di terremoti che di alieni? Non si tratta di un caso, né di una maggiore disponibilità di immaginazione e denaro. O almeno non solo.

Ciò è dovuto anche e soprattutto a causa di un immaginario largamente diffuso sin dall’epoca dei coloni: gli americani hanno sempre creduto di avere la possibilità di realizzare i loro sogni e le loro utopie senza troppa fatica, e questa convinzione era data essenzialmente dalla frontiera, dal fatto che ci fossero enormi spazi incontaminati che permettevano che ogni americano avesse il suo proprio territorio e potesse realizzare i suoi desideri.

Il problema è sorto quando tale convinzione si è scontrata con la fine della frontiera: spazi terminati, nessuna possibilità di andare oltre, troppi sogni, troppe utopie, poco spazio per realizzarle. Lo spazio fungeva da mediatore per i conflitti: ogni americano aveva il suo pezzo di terra e ci faceva ciò che voleva, e nessuno poteva dirgli nulla.

Nel momento in cui tale spazio non è stato più garantito, il rischio di conflitti è aumentato sensibilmente. In quest’ottica, la catastrofe non viene narrata dagli americani per sensibilizzare sulle responsabilità dell’uomo e sulla sua arroganza (temi che hanno invece caratterizzato molte altre opere legate allo stesso argomento), ma per obbligare gli americani stessi a figurare nuovi spazi, nuove società, nuove forme di vita.

WMH consiglia: la serie TV che non conosci

Si sa, ormai di questi tempi, scegliere che cosa guardare è diventato arduo, e ogni sera si perde più tempo a leggere decine e decine di titoli piuttosto che a guardare davvero qualcosa. Se volete ovviare, per un po’, a questo problema, e se vi piace il genere, eccovi un consiglio: Terra Nova. Si tratta di una serie TV prodotta da uno Steven Spielberg particolarmente ispirato, e che racchiude in sé molti classici della fantascienza e della “catastrofe”.

Ambientata nel 2149, in un pianeta Terra messo in ginocchio dalla sovrappopolazione, Terra Nova si incentra sulle vicende della famiglia Shannon, che, in cerca di salvezza, partirà insieme a molti altri per un viaggio indietro nel tempo. Il tentativo è quello di ricreare la civiltà partendo da zero…80 milioni di anni fa.

Dentro c’è tutto Spielberg: dinosauri, viaggi nel tempo, fine del mondo. Datele una chance!

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