Letteratura straniera in fumetti: Sudamericani o Asiatici?

Culture distanti, continenti diversi, sensi di lettura diametralmente opposti

di Barbara Ercoli

Letteratura straniera, analisi dei fumetti

Tra letteratura sudamericana e letteratura asiatica probabilmente l’unico punto in comune si trova nella parola letteratura. Stili molto diversi tra loro, per i soliti motivi per cui i generi letterari spesso si differenziano, nulla di estremamente atipico. Quella che analizzeremo sarà solamente una piccola ma signficativa parte di questo bagaglio infinito che la letteratura porta con sè – il fumetto, il libro dei ragazzi, per eccellenza.

Una premessa va però fatta, almeno per quanto riguarda i rispettivi esordi, sintetica e concisa, senza farci troppo del male.

MANGA

“Immagini derisorie”, questa la definizione letterale del termine manga, inizialmente usato alla fine in alcune pubblicazioni come il libro d’illustrazioni Shiji no yukikai di Santō Kyōden, e il Manga hyakujo di Aikawa Minwa, entrambi del 1798.

Nel 1814 Hokusai, famoso artista giapponese, lo utilizzò nel suo ”Hokusai manga” ma il termine non entrò nell’uso comune fino al XX secolo.

Impaginazione e struttura della pagina

La prima peculiarità del manga è sicuramente la sua impaginazione – si legge al contrario rispetto al fumetto occidentale, cioè partendo da quella che per gli occidentali è l’ultima pagina, con la rilegatura alla destra; le vignette si leggono da destra verso sinistra ma sempre comunque dall’alto verso il basso.

Resta una scelta dell’editore se attenersi all’originale o renderlo più ‘affabile’ al lettore occidentale stampandolo al contrario, per così dire. Ecco perché sarà sicuramente capitato di leggerne qualcuno da sinistra verso destra. O magari avete iniziato a leggerne uno dalla fine – in questo caso ve ne sareste accorti solo quando il demone evocato si sarebbe seduto sulle vostre gambe.

I Manga in Italia

Ma quand’è che esattamente abbiamo iniziato ad abbracciare la cultura manga in Italia? Non lo sapete? Vi do un indizio – Barbapapà vi dice niente?

Esatto, la prima apparizione in TV fu proprio in casa RAI, nel 1976 e sì, era un cartone animato, infatti i manga giapponesi arrivano dapprima attraverso gli anime, cioè la loro versione cartoon. La differenza tra manga e anime sta proprio in questo: i primi sono fumetti giapponesi pubblicati su riviste famose e poi raccolti in volume (tankōbon), i secondi sono opere di animazione – anime è infatti l’abbreviazione di animeshon アニメション, traslitterazione giapponese dell’inglese animation.

Se per i più giovani la parola Barbapapà non ha scosso nessun brivido, magari posso continuare l’elenco con due nomi che, aldilà dell’età anagrafica, non possono certo non farci venire una lacrimuccia – Heidi, di Takahata Isao e Miyazaki Hayao, e Lady Oscar di Riyoko Ikeda, anch’essi manga trasformati in anime.

AKIRA

Copertina del manga Akira letteratura straniera

Tra i tanti manga, Akira di Katsuhiro Ōtomo merita senz’altro un paragrafo a parte, non solo perché si è meritato un film di animazione che la rivista Empire ha collocato al 51° posto tra i migliori di sempre ma anche, e soprattutto, perché è grazie a lui che finalmente l’Occidente da la giusta importanza a questa magnifica, eccellente arte nipponica.

Akira è ambientato nel 2019, trent’anni dopo lo scoppio della Terza guerra mondiale. Neo-Tokyo, la nuova città edificata dopo la distruzione di Tokyo, è una megalopoli distopica sull’orlo del collasso e in preda a gang di motociclistici. Manca un anno all’apertura dei Giochi Olimpici, il cui stadio è una copertura per gli esperimenti condotti su Akira e gli altri esper, esseri dotati di poter extrasensoriali. È il 1988 quando gli schermi occidentali proieteranno l’apocalittica storia di Akira.

Per i più interessati all’argomento, da marzo 2021 è disponibile la nuova ristampa di Akira, per la prima volta in Italia con senso di lettura alla giapponese…occhio ai demoni!

Historietas

il fumetto in Argentina nasce all’interno di riviste di satira politica e su riviste popolari di grande circolazione come Cara y Caretas, Don Goyo, Don Quijote. agli inizi del 1900, periodo di vita decisamente intenso. Nasce come mezzo di comunicazione autonomo, senza troppe influenze da parte delle creazioni made in USA.

Il significato del termine ‘historietas’ ha poche altre accezioni aldilà di quella di ‘storielle’ e, successivamente ‘Fumetti’, a onore del fatto che la definizione di un fumetto nel dizionario spagnolo è una favola, una breve storia o una breve relazione di avventura o evento minore.

Impaginazione

Bè, che dire…tutto in regola, nessun formato particolare, verso di lettura classico, storie autoconclusive di 8-16 pagine massimo e solitamente prodotte in serie – a pubblicare le prime historietas sarà ‘La Nacion’ anche se inizialmente si tratterà di adattamenti ‘argentinizzati’ di storie seriali americane.

L’Italia nelle historietas

È nei primi anni 50 che arriva la ‘svolta’ per il fumetto argentino, proprio quando moltissimi autori italiani iniziano ad approdare in Argentina. Tra i più significativi Hugo Pratt, all’anagrafe Ugo Eugenio Prat, che debutterà con “Il  sergente Kirk” (1952) con testi di  Oesterheld, mente scenografica dei migliori disegnatori del momento. Se leggendo il nome Hugo Pratt non avete fatto un sussulto sulla sedia è perché, probabilmente, siete ancora in fase di svezzamento e non l’avete collegato a Corto Maltese.

Mafalda

Copertina Mafalda letteratura straniera

Chi è Mafalda? È la tenerissima protagonista dell’omonima striscia a fumetti realizzata dall’argentino Joaquín Lavado, in arte Quino, pubblicata dal 1964 al 1973 e famosa in tutto il mondo, protagonista di due serie di cortometraggi d’animazione, nonché, ovviamente, oggetto di un vasto merchandising.

Mafalda è una bambina dallo spirito ribelle, pone a sé e ai suoi genitori domande tanto candide quanto disarmanti a cui è difficile rispondere. Sono domande che mostrano le contraddizioni e le difficoltà del mondo degli adulti, nel quale Mafalda rifiuta di integrarsi, e come darle torto.

Differenze o punti in comune?

Arrivati fin qui vi starete chiedendo quali siano le differenze e quali le somiglianze tra questi fumetti geograficamente distanti, anche perché il sottotitolo era chiaro – LETTERATURA SUDAMERICANA E LETTERATURA ASIATICA: PUNTI IN COMUNE E DIFFERENZE. Mi starete anche odiando per aver spudoratamente mentito, con gli esordi ci siamo fatti malissimo e non c’è stato nulla di conciso ma se siete arrivati fin qui significa che la storia del fumetto vi interessa eccome.

Potete però tirare un sospiro di sollievo, non manca molto alla fine ed effettivamente il capitolo che porta il nome del titolo sarà molto breve, tanto da lasciarvi il tempo di riflettere su quanto il dono della sintesi sia fondamentale in alcuni momenti della nostra vita.

Tornando a noi, per quanto riguarda le differenze, una, la più lampante, è la sua impaginazione con tanto di senso di lettura, l’altra, forse meno meritevole, è che se da un lato la parola manga porta con sé il senso di ‘immagine derisoria’ ma poi è capace di trattare argomenti apocalittici e a volte poco felici, dall’altro l’historieta ci preannuncia subito che quel che leggeremo sarà una storia breve, senza altri indizi, senza illuderci troppo sul fatto che i temi trattati potranno alleggerirci o meno le menti. Se da un lato il Giappone gioca a confonderci con la terminologia, l’Argentina tira dritta in rete.

Per i punti in comune la storia si fa più seria e volendo usare la tecnica del Giappone, provo a confondervi raccontandovene un’altra.

La storia è quella di Valentina, un personaggio immaginario protagonista dell’omonima serie a fumetti, creata da Guido Crepax nel 1965. La serie ha un taglio cinematografico ed è ricco di citazioni che spaziano dalla storia, all’arte, al fumetto stesso. Nelle trame, reale e immaginario spesso si fondono e la loro distinzione non è quasi mai nitida. Contenuti decisamente più ‘maturi’, eppure anche in questo caso il vero successo tra il pubblico, adulto e non, arriva in seguito alla produzione televisiva.

Copertina fumetto Valentina letteratura straniera

La serie è stata pubblicata anche in Giappone sulla rivista Woo durante gli anni settanta e in Argentina, dove le storie di Valentina (rinominata Neutron) sono apparse su LD-Literatura Dibujada sin da novembre 1968. Il resto del successo è storia.

Vi blocco subito. Il punto in comune non è che un fumetto italiano sia stato pubblicato sia in Giappone che in Argentina e neanche che potrebbe essere stata la spinta finale affinché le pubblicazioni di Mafalda riprendessero, proprio nel ’68, oppure che un decennio più tardi a qualcuno venisse in mente di scrivere del progetto Akira.

La caratteristica comune, e allo stesso tempo dolceamara, è che tutti e 3 abbiano goduto almeno della metà del riconoscimento che si meritavano solo ed esclusivamente dopo la loro animazione televisiva. Perché leggere un fumetto simboleggia la lettura di roba da ragazzini, fatta per ragazzini, che tratta temi di ragazzini, mentre guardare un’animazione, tratta proprio dallo stesso fumetto, è socialmente più accettato, meno bambinesco.

Dall’altra parte, quella più dolce, forse è giusto che il fumetto resti così, nella cesta dei giochi, dalla parte di chi non ha ancora la mente sporca e da quella di una piccola nicchia che non teme di sentirsi troppo nerd o semplicemente sfigata, poco colta, infantile, per aver sfoggiato seduto in treno l’ultimo fumetto acquistato anziché il megalibro dell’autore del secolo, e che poi magari, alla fine della fiera, quell’autore poteva anche essere un banalissimo Bukowski.

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