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Vasco Rossi sanremo

Vasco Rossi a Sanremo ’82 e ’83: la verità sull’ultimo posto

Una leggenda metropolitana dura a morire

Leggende metropolitane

Ci sono leggende metropolitane più dure a morire delle altre. Come quella che racconta di Einstein bocciato in matematica. Falsi miti ormai sedimentati nella memoria collettiva, che vengono citati in continuazione come verità. Nella musica nostrana uno di questi è inarrivabile e non per niente mette insieme l’istituzione più granitica che ci sia nel panorama musicale del Bel Paese ed uno dei suoi esponenti più inarrivabili, per l’appunto. Ma è l’ora di fare un po’ di fact checking storico-musicale e dirlo chiaramente: Vasco a Sanremo non è mai arrivato ultimo.

Vasco Rossi è già Vasco

Saliamo sulla macchina del tempo. L’anno è il 1982. Vasco ha già alle spalle quattro album che hanno avuto crescente successo. Quello d’esordio …Ma cosa vuoi che sia una canzone è del 1978. Lo stampo è ancora cantautoriale, anche se affiorano quelli che potremmo chiamare primi vagiti rock. E comunque: canzoni come Silvia o Jenny è pazza sono destinate a una fortuna pluridecennale.

Nel 1979 esce Non siamo mica gli americani!; un album che contiene Fegato, fegato spappolato, (per quello che ho da fare) faccio il militare, Albachiara. Non c’è bisogno di dire altro, vero? Con l’album del 1980 Vasco conferma la sua evoluzione musicale; dalla title track Colpa d’Alfredo – che porta con sé varie leggende sulla sua genesi – a Non l’hai mica capito e Anima fragile, per concludere con Asilo Republic il disco è un concentrato del sangue musicale del rocker di Zocca, che mescola rock e melodia, romanticismo e dannatismo, sentimenti e dissacrazione.

1982: che ci va a fare Vasco a Sanremo?

Quella dei fan di Vasco è ormai una grande tribù, che gli riconosce un primato non solo musicale: le parole del Blasco sono quelle di una generazione che si riconosce in lui e canta a squarciagola Siamo solo noi. A questo punto, la domanda è lecita: ma cosa ci è andato a fare Vasco a Sanremo?

La kermesse sanremese è, allora come oggi, una gigantesca cassa di risonanza. Un passaggio quasi obbligato anche per chi già spopola nell’indie, per farsi conoscere oltre i confini dei propri fan senza diventare mainstream. O meglio: senza diventarlo per forza, anche se lo scotto da pagare potrebbe essere un posizionamento in classifica tutt’altro che glorioso. Vasco, manco a dirlo, sceglie di andare a Sanremo e di farlo a modo suo. Ed è lì che inizia la leggenda che siamo qui a smentire: Vasco a Sanremo non è mai arrivato ultimo.

Sul palco dell’Ariston Vasco porta un pezzo praticamente perfetto – a suo modo, ovviamente – per l’occasione. Vado al massimo è un manifesto della sua vita sregolata, ma presentato con la gioia e la spensieratezza di chi si fa beffe delle critiche dei benpensanti. Come quelle di Nantas Salvalaggio, che lo aveva definito zombie, alcolizzato, drogato “fatto”.” Il “tale che scrive sul giornale” della canzone sanremese è proprio lui.

Vado al massimo: la rivoluzione è servita

In modo abbastanza incredibile il pezzo ha superato lo scoglio della selezione e la tagliola della censura. Il ribelle, spericolato, pericoloso Vasco a Sanremo; al Festival della canzone italiana, la trasmissione televisiva più seguita d’Italia, è una realtà. E ci dà la misura di quanto già il successo di Vasco fosse vasto e inarrestabile. Ravera, che il Festival lo organizzava e che al secolo faceva Lenin di nome, era un rivoluzionario, a suo modo, e l’aveva capito.

Vasco a Sanremo ci va convinto. I suoi collaboratori lo sono molto meno, ma lui sa che quel passaggio in televisione gli aprirà un varco verso il cuore di un pubblico più vasto, che aspetta – senza ancora conoscerlo – le sue canzoni.

Vasco a Sanremo

Ci andai perché Ravera in persona (il factotum del festival allora) mi offriva la platea nazionale della televisione garantendomi soprattutto la libertà di di fare quello che volevo. Geniale Ravera, aveva capito che la musica nell’aria stava cambiando e che io rappresentavo il nuovo. Per questo accettai l’invito e ci andai.

A modo suo

Voglio veder come va a finire
Andando al massimo senza frenare
Voglio vedere se davvero poi
Si va a finir male
Meglio rischiare, che diventare
Come quel tale, quel tale
Che scrive sul giornale

Vasco a Sanremo ci va a modo suo. Un po’ per gioco, un po’ per dispetto, canta fuori sincrono. Il Festival dell’epoca non aveva orchestra, si andava avanti in playback e a un puro come lui la cosa non piace. Giubbotto di pelle. Capelli lunghi e disordinati. Quando esce sul palco qualcuno urla “bravo”. Qualcuno fischia. Vasco sorride. Gigioneggia. Gesticola e si guarda intorno. Vasco a Sanremo sembra un marziano, ma – allo stesso tempo – sembra perfettamente a suo agio: gioca, provoca, se la gode.

Quindi, al momento di concludere, si infila il microfono nella tasca della giacca, con l’intento di consegnarlo al cantante successivo. Peccato che il cavo sia troppo corto e, mentre si avvia verso le quinte, il microfono cada in terra provocando un boato che rimbomba nelle orecchie di tutti i presenti.

L’esibizione di Vasco a Sanremo 1982

E quindi Vasco a Sanremo 1982 è arrivato ultimo?

Le polemiche si sprecheranno. L’ha fatto apposta, dicono. Ha voluto mancare di rispetto al Festival. Incredibilmente, nonostante tutto, la canzone supera la ghigliottina delle prime eliminazioni e partecipa anche alla serata finale, di cui vengono svelate solo le prime sei posizioni. Quindi, possiamo ben dirlo: Vasco non è mai arrivato ultimo a Sanremo.

Tra i classificati “altri” gli fanno compagnia anche un altro esordiente, un certo Zucchero Sugar Fornaciari, e Mia Martini, con una canzone scritta da Fossati così bella – E non finisce mica il cielo – che dovranno affrettarsi a istituire il “premio della critica” per rimediare.

Per concludere, a un soffio dal trionfo arrivano Al Bano e Romina con la celeberrima Felicità: esiste qualcuno in Italia che non la conosce? Ma Sanremo è così: il successo dei perdenti sarà travolgente; Vado al massimo e Felicità sono campioni di vendite e, quarant’anni dopo, parte del patrimonio musicale italiano. Qualcuno di voi, invece, saprebbe canticchiare Storie di tutti i giorni, la canzone di Riccardo Fogli vincitrice del Festival ’82?

1983: ritorno sul luogo del delitto

Ma non è finita qua. Un falso mito così ben radicato ha bisogno di qualcosa di più. Qualcosa che sia veramente così simile a quanto accaduto veramente da sovrapporglisi nella mente delle persone. Ad esempio: un penultimo posto. Perché la realtà è questa: Vasco a Sanremo non è mai arrivato ultimo, ma penultimo sì.

Non si sono ancora sopite le polemiche dell’anno precedente che il Blasco torna sul luogo del delitto. L’Italia ha vinto i Mondiali qualche mese prima; il campionato di Serie A, come spesso accade negli anni successivi ai grandi tornei delle nazionali, riserva un sorprendente testa a testa. Protagoniste la Roma – che vincerà – e il Verona.

Al governo c’è, per la quinta volta nella sua interminabile carriera politica, Amintore Fanfani. Il suo governo a guida DC è però in affanno: la maggioranza è percorsa da attriti e fibrillazioni; si sta preparando il ribaltone che porterà al governo il nuovo cavallo di razza della politica italiana: Bettino Craxi. Ma in Italia, si sa, Sanremo è Sanremo e quando inizia il Festival tutte le attenzioni della stampa, della televisione e dunque della gente sono concentrate su quel palcoscenico fiorito.

Osservato speciale

Attenzioni che varcano i confini nazionali. In quegli anni il Festival è trasmesso anche dalla televisione di Stato dell’Unione Sovietica, dando il via a quel culto della musica pop italiana che ancora oggi si riverbera nei gusti musicali dei russi. Più Al Bano che Vasco, a dire il vero. Ma insomma, al di là dei gusti, sono tantissimi i riflettori puntati su Sanremo.

Tra tutte le attenzioni, parecchie sono rivolte proprio a lui: Vasco Rossi da Zocca. Cosa combinerà questa volta? Non è più un esordiente, avrà capito come ci si comporta? Saranno riusciti a inculcargli un po’ del formale bon ton sanremese? La risposta sta già nel titolo della canzone che presenta: Vita spericolata. Vasco sa di avere in mano una canzone memorabile. In un intervista di qualche tempo dopo, in una puntata di Superclassifica Show, intervistato da Maurizio Seymandi, Vasco dirà di essersi emozionato cantandola la prima e serata. E aggiungerà:

Quando dovevo andare a Sanremo, la prima frase che dovevo dire, davanti a quel pubblico lì cioè, era: voglio una vita maleducata! Così capivano subito, capito?

Un pezzo di storia della televisione italiana: spericolato e memorabile!

Un’esibizione spericolata

Stavolta la tagliola della prima serata non lo riguarda: Vasco a Sanremo ci va come “big” certificato – nella logica sanremese, non dal successo che ormai lo accompagna, ma dalla sua partecipazione all’edizione precedente. Quindi sa già che parteciperà alla serata finale e, per l’occasione, ha in serbo una mossa alla Vasco.

Oramai è chiaro: a uno puro come lui questa storia del playback proprio non va giù. Non lo nasconde, in polemica con gli organizzatori. Sa benissimo, con ogni probabilità, che le attenzioni della giuria e dell’eminenze grigie del Festival sono rivolte molto di più al suo comportamento che alla sua canzone.

Vasco Rossi a Sanremo
Vasco a Sanremo nel 1983

Vita spericolata, d’altronde, non ha bisogno di imprimatur da parte di nessuno: bastano poche note, pochi ascolti, una manciata di passaggi in radio per capire che siamo di fronte a un pezzo indimenticabile, destinato a diventare uno dei pochi veri e conclamati inni generazionali. Definizione abusata, ma quanto mai opportuna per questa canzone.

Della classifica non gliene importa niente. Vasco a Sanremo ci è tornato per riconoscenza nei confronti di Ravera che l’hanno prima gli ha regalato la tanto desiderata platea nazionale e per continuare a stupire.

Vasco vs. playback

E così, il buon Blasco, riserva per la serata finale un coûpe de theatre dei suoi. Mentre il brano ancora non è finito, Vasco abbandona il palco, inciampando appena sullo scalino. Se ne va, lasciando che la canzone prosegua da sola, in playback. La regia stacca sul pubblico: le facce perplesse, qualcuno fischia. La registrazione sfuma mentre ancora si sente la voce di Vasco che canta “e poi ci troveremo come le star…”

Il re è nudo e l’ha spogliato Vasco. Inutile dire che la classifica finale non lo premierà. A dire il vero, non premierà nemmeno pezzi più ortodossi del suo. Vacanze romane dei Matia Bazar si fermerà al quinto posto, mentre Toto Cutugno e la sua L’italiano si fermeranno al sesto. A trionfare sarà Tiziana Rivali, con Sarà quel che sarà. L’avete presente? No? Nemmeno noi!

Insomma: Vasco a Sanremo non è mai arrivato ultimo!

Ma, casomai non lo aveste ancora capito, Vasco a Sanremo non si è mai classificato ultimo. Con Vita spericolata ci andò vicinissimo ed ecco servita la leggenda metropolitana. Arrivò penultimo e per un soffio. Un solo voto, 1932 contro 1931, lo separava dall’ultima piazza. Che, quella volta, toccò a un altro che, negli anni, si è rifatto col successo di pubblico. Il pezzo era Cieli azzurri, dedicato, a suo dire, al trionfo mondiale degli Azzurri. Che nella memoria è rimasto impresso un po’ di più di quella non indimenticabile canzone!

Un mundial che fa parte della nostra memoria collettiva proprio come Vita spericolata, che arrivò penultima al Festival di Sanremo del 1983. Perché Vasco a Sanremo non è mai arrivato ultimo!

Una leggenda, tante leggende…

D’altra parte, le leggende intorno a un artista come Vasco non possono mancare. Quella su Vasco a Sanremo ultimo classificato è una delle tante. Ce ne sono altre, all’apparenza ben più assurde, che però sono molto più vere di questa! Ad esempio, quella che racconta di Vasco e della messa di Natale

E voi lo sapevate che Vasco a Sanremo non è mai arrivato ultimo? Se siete dei veri fan del Komandante e volete mettervi alla prova, qui c’è il quiz che fa per voi!

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