Sanremo Torino Amadeus festival

Sanremo 2026: e se Roma o Torino ospitassero il primo rivale del Festival?

L'indiscrezione sul possibile doppio Festival

This entry is parte 1 di 6 in the series Sanremo 2026

Sanremo 2026 e tv pubblica, addio imminente?

Il Festival si è concluso da poco meno di un mese, e si è discusso molto sul vincitore e su chi invece avrebbe dovuto vincere. Ma sembra che stiano per arrivare importanti novità riguardo la prossima edizione.

Una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) della Liguria ha infatti stabilito che il Comune di Sanremo, effettivo proprietario del cosiddetto “Festival della Canzone Italiana”, avrebbe dovuto istituire un bando aperto a tutti, per l’affidamento dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival stesso. Così facendo, la trasmissione dell’evento sarebbe andata al miglior offerente, e non automaticamente alla Rai, che invece ne gestisce la messa in onda dal 1955.

A partire dal prossimo anno, dunque, le cose potrebbero cambiare, con il Comune ligure che dovrebbe indire una gara d’appalto a tutti gli effetti. Ma da dove nasce questa sentenza?

Il Tar della Liguria si è infatti espresso in tal senso in relazione a un ricorso presentato da Sergio Cerruti, CEO dell’etichetta discografica Just Entertainment (JE) e presidente dell’Associazione Fonografici Italiani (AFI) fino all’anno scorso. Cerruti, nel 2023, aveva manifestato interesse per l’acquisizione dei diritti di sfruttamento economico del Festival, con l’intenzione di curare essenzialmente l’organizzazione dell’intero evento. Il Comune della Città dei fiori gli aveva negato tale richiesta, concedendo lo sfruttamento del marchio alla Rai ma causando, di fatto, la scelta di intraprendere le vie legali da parte dello stesso Cerruti.

Una distinzione fondamentale e le risposte della Rai da Viale Mazzini

Il Tar ha però chiarito come in realtà esistano due elementi distinti e separati in questa vicenda: da un lato il marchio (Festival della Canzone Italiana), di proprietà del Comune di Sanremo; dall’altro il format, di proprietà, almeno fino ad oggi, della TV di Stato con sede in Viale Mazzini. Per il Tribunale Amministrativo si tratta di due elementi non per forza combacianti, poiché la Rai ha effettivamente organizzato il Festival solo a partire dal 1991, variando anche il format e le modalità di voto. Questo, in particolare, potrebbe essere un punto-chiave nella vicenda.

La Rai, che ha già presentato ricorso presso il Consiglio di Stato (che si esprimerà in merito il 22 maggio), sostiene di essere il solo titolare del format, e che sarebbe impossibile, al contrario di ciò che dice il Tar, scindere il format stesso dal marchio. Inoltre JE, la società che ha presentato ricorso, non dovrebbe poter competere con la televisione pubblica, poiché non si tratta di un vero e proprio operatore televisivo. A questo i giudici hanno ribattuto ricordando che, come detto sopra, fino al ’91 ad organizzare il Festival era l’omonimo Comune, che di certo non ricopriva il ruolo di operatore televisivo.

Lo scenario del doppio Festival con Roma e Torino come rivali più quotate

Proprio il Comune in questione, qualche giorno fa, ha già indetto un bando per assegnare la trasmissione in chiaro delle edizioni del Festival fino al 2028. Tra le varie contendenti andrebbe però depennata Mediaset, il cui AD, Piersilvio Berlusconi, si augura anzi che il Festival rimanga un prodotto del servizio pubblico. A contendersi i diritti della gara canora ci sarebbero dunque, oltre alla TV pubblica italiana, anche La7, Sky, e Warner Bros. Discovery. Le richieste del Comune, inoltre, parrebbero essere abbastanza elevate (non si scenderebbe sotto i 6,5 milioni di euro).

Per questo motivo la Rai, dal canto suo, sta già valutando dove poter organizzare un festival alternativo di sua proprietà (che continuerebbe in ogni caso a nominare il cantante italiano in gara per il successivo Eurovision). Se mai dovesse accadere ciò, il nuovo format dovrebbe cambiare anche nome. L’ipotesi principale sarebbe Festival della Musica Italiana. In quest’ottica, la scelta del “nuovo Ariston” potrebbe ricadere sull’Inalpi Arena di Torino, che, con una capienza di quasi 16.000 posti, ha già ospitato l’Eurovision del 2022.

torino festival 2026

Un’altra località che è emersa in questi giorni, grazie a un’indiscrezione de Il Fatto Quotidiano, è Roma, in particolare il Teatro 5 di Cinecittà, dove dettava legge Federico Fellini e che adesso potrebbe tornare alla ribalta. Tra l’altro il Festival e la Capitale si erano già incontrati in passato, nel 1961, quando proprio Cinecittà ospitò le prove generali della gara canora, poi tenutasi nel famoso casinò sanremese.

Quale futuro per il Festival dunque? Sanremo sarà sempre Sanremo? O saranno due?

Sanremo 2026

Giorgia è la prima della lista nella co-conduzione di Sanremo 2026

Riproduzione Riservata ®

Altri articoli in
Aiutaci a crescere!
Aiutaci a crescere!
Aiutaci a crescere!
Aiutaci a crescere!
TELEGRAM
@where_magic_happens
RICEVI TUTTI GLI ARTICOLI IN TEMPO REALE!
Canale Telegram Ufficiale