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Sanremo 2026 qual buon vento ti porta
Dopo un inizio d’anno tempestoso, in un clima mondiale incerto, la fiacca olimpica che porta la tregua, passa la staffetta al Festival di Sanremo, almeno per il Bel paese che in questa settimana sarà distratto e allietato dalla musica. Il diplomatico Carlo Conti si è guardato bene dall’innescare qualsiasi tipo di polemica (preferendo la comfort zone della noia da divano, ma tanto per lui è l’ultimo anno e se lo può permettere).
E così, in assenza di cantanti che abbandonano il palco, spettatori che irrompono sulla scena, baci inaspettati, il protagonista assoluto sembra incredibilmente essere la musica. Dopo le annate radiofoniche di Amadeus, questo Sanremo 2026 risulta essere tradizionalista ma non troppo. La quota dance c’è ma non sfonda il quorum. Il portatore sano Dargen D’Amico ci riprova per la terza volta ma risulta essere troppo per il pubblico sanremese. Un accanimento terapeutico che lo porterà ai gradini più bassi della classifica. Speriamo si rifaccia con un’altra ammenda da Mara Venier.

La sezione Disney è invece capitanata da Arisa, con un pezzo degno dei più bei capolavori di Walt che però non convincerà i fruitori dell’industria (musicale). Anche la collega Elettra prova a calcare nuovamente la strada da buona fatina arrivata sulla terra per rallegrare i piccoli fan, ma neanche scomodare la Carrà le farà raggiungere il suo intento.
Cartellino rosso per Mara Sattei, Francesco Renga, Patty Pravo, Enrico Nigiotti, Luché. Non infierire.
Ma passiamo al bello. Come il brutto anatroccolo che si presenta al ballo studentesco sotto nuove vesti, Aka7seven e Lda mi hanno fatto ricordare la mia reazione davanti al test di gravidanza positivo: incredibile. Nessun bookmaker avrebbe scommesso su di loro, eppure sbaragliano tutti piazzandosi tra i primi cinque della classifica con un pezzo super fresh. Ovviamente data di scadenza Settembre 2026, ma per la regola del “qui e ora” funziona.
Menzionerei nel girone delle rivelazioni Nayt e Sayf. Il primo porta un sound underground capibile da tutti, il secondo sarebbe un probabile vincitore se non si chiamasse Sayf.

Mossa strategica per Federico Lucia, che chiama a rapporto uno dei poeti contemporanei più sottovalutati della musica per riabilitarlo al grande pubblico. Immagino Masini dire a Fedez “Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost”. Emozionante nel testo, nella musica e nell’interpretazione. Chapeau.
Bene Ermal Meta, che con un ritmo gitano firmato Dardust (e chi altrimenti?) convince radio, critica, pubblico. Asso piglia tutto.
Di Tommaso Paradiso stiamo ancora capendo che direzione ha preso dopo i Giornalisti, e forse anche lui. Ma si piazza tra i primi cinque perché è pur sempre quello che ci manda un vocale di dieci minuti.
Serena Brancale dopo una carriera avviata a suon di pizzica mostra le due indiscusse doti vocali con una ballad nostalgica che emoziona. Ma la ascolteremo in radio? Se penso di stare ferma al semaforo con il tizio che sbuffa dietro perché il verde non scatta ne dubito.
Per la scuola romana quella indie che però bazzica a Prati troviamo Fulminacci. Rispolverato nel look e più adulto del 2021, porta un brano da Fulminacci. Prevedibile carriera in ascesa.
E per concludere…Napoli. Tenendo fede alla premessa iniziale di un Festival tradizionalista, lo scettro del sound partenopeo ritorna al neomelodico. Sal Da Vinci ha il solo scopo di finire in tutte le playlist matrimonio 2026, 2027, 28, 29…di essere il jiungle indiscusso di tutti i programmi “d’amore” che potrebbero trasmettere Real time, Discovery channel, e se fosse ancora in onda Stranamore su Rete4. Bravo Salvatore, per te per sempre sì.

