Il Canada vieta ai Kneecap l’ingresso nel Paese, accusando la band nordirlandese di appoggiare Hamas e Hezbollah, che il Canada considera gruppi terroristici. Il 19 settembre il parlamentare liberale Gasparro ha pubblicato sui suoi account social un video in cui definiva il gruppo “inelegible” ad entrare nel Paese, ovvero non idonei, in quanto istigatori alla pubblica violenza e sostenitori di gruppi dichiaratamente terroristici. Il politico ha affermato di aver parlato a nome del governo e che, pertanto, i Kneecap non sarebbero stati accolti nel Canada.
Il trio rap, che aveva in programma alcune date del suo tour internazionale proprio in Canada, risponde alle accuse dicendo che faranno ricorso, negando di sostenere Hamas e Hezbollah. Il partito di opposizione ha chiesto chiarimenti: la veridicità delle parole di Gasparro è messa in discussione dopo che i funzionari si sono rifiuti di dare informazioni precise circa le loro accuse. “O ha mentito o non ha idea di come funzioni. E trovo difficile credere che non abbia idea di come funzioni”, ha detto all’emittente televisiva Global News la vice leader del partito d’opposizione, Melissa Lantsman, riferendosi a Gasparro.
I Kneecap hanno più volte sostenuto la Palestina, portando sul palco attivisti come Ben Jamal e artisti che si schierano per la causa come i Massive Attack. Uno dei membri, in arte Mo Chara, è stato prosciolto dal processo nel Regno Unito a suo carico per aver gridato durante un concerto lo scorso giugno “Viva Hamas, viva Hezbollah” e per aver esposto la bandiera del gruppo politico libanese, cosa illegale nello stato. Gli avvocati hanno richiesto e ottenuto l’archiviazione del caso perché il rapper era stato rinviato a giudizio oltre i limiti imposti dalla legge. Anche l’ingresso in Ungheria è stato loro negato proprio per le critiche mosse dalla band ad Israele, considerate di origine anti-semita.
Chi sono i Kneecap?
Condannati sin dal loro esordio dai politici – chi per l’uso del gaelico, chi per il modo in cui il gaelico veniva usato, chi per posizioni politiche troppo radicali – i Kneecap, attivi dal 2017 e partiti da un pub di Belfast, hanno attualmente 1,5 milioni di ascoltatori mensili solo su Spotify e continuano a schierarsi in modo netto su diverse questioni politiche.

Quella dei Kneecap è la storia – raccontata in un biopic scritto e diretto da Rich Peppiatt, uscito il 28 agosto nelle sale italiane – di Liam Óg Ó hAnnaidh e Naoise Ó Cairealláin, in arte Mo Chara e Móglaí Bap, che scrivono testi in gaelico e un professore di musica, J. J. Ó Dochartaigh, conosciuto come DJ Próvaí, che fa da interprete ad uno dei due durante un interrogatorio con la polizia e che decide, dopo aver letto i testi, di comporre le basi per i pezzi hip hop dei due ragazzi.
Rinchiusi in un garage polveroso, nascosti anche dalla compagna di DJ Próvaí, spesso sotto effetto di droghe, i tre danno voce ad una lingua, il gaelico irlandese, che solo nel 2022 ha ricevuto pieno riconoscimento istituzionale.
Il film, tratto dalla storia vera, è interpretato non da attori, ma dagli stessi componenti della band, che solo otto anni prima erano alle prese con i loro primi concerti e con il tentativo di portare avanti una battaglia non tanto ideologica, quanto identitaria. Come tutti i nati alla fine degli anni ’90 nell’Irlanda del Nord, Mo Chara e Móglaí Bap sono definiti ceasefire baby, i quali non hanno vissuto i Troubles – ovvero la guerra durata trent’anni tra indipendentisti e unionisti nordirlandesi -, ne hanno tuttavia assorbito la cultura, in un clima di violenza che non ha trovato la sua fine con gli accordi del Venerdì Santo del 1998.

Móglaí Bap e Mo Chara, amici fin da bambini, crescono sapendo che “ogni parola in gaelico è un proiettile per la libertà irlandese”, insegnamento del padre di Móglaí Bap, Arlo (nel film interpretato da Michael Fassbender), che si finge morto perché ricercato dalla polizia, in quanto appartenente all’IRA. Alle parole di Arlo fanno eco i testi dei Kneecap, schierati in maniera netta: non attraverso messaggi edificanti da ricercare nelle canzoni, ma soltanto attraverso l’uso della loro lingua madre, il gaelico.
DJ Próvaí, che lavorava in una scuola come professore di musica, non può inizialmente mostrare il suo volto ed è costretto ad indossare il passamontagna con cui oggi lo conosciamo proprio perché i testi sono espliciti e insolenti, non vogliono insegnare niente, se non manifestare l’appropriazione dell’identità culturale in un racconto libero, utilizzando una lingua scelta e non imposta, la propria.
Senza tentare mai di scendere a compromessi per ottenere più ascolto e visibilità, non provando a rendersi più facili da digerire, i Kneecap, contestati sin dal loro esordio, continuano a fare quello che riesce loro meglio: comporre musica, portando sul palco le cause in cui credono.

