L’antitesi per il 2023 è come la manovra: lacrime e sangue

Anno nuovo...sassolini vecchi.

di Melpot Cosmos

Il 2023 è stato un anno lungo

Lunghissimo.
Ricco di uscite, e soprattutto ricco di cose di cui ho già parlato.
Perlopiù, male.
Mi sento quindi di stillare un piccola lista di consigli su cosa ascoltare per recuperarne il meglio in queste prime settimane di gennaio.
E perché no, togliere anche qualche sassolino dalla scarpa che non mi sono ancora tolto.
Così, per rimediare di non essere stati più bloccati da nessuno.

Possiamo dire finito il 2023! felicitazioni!
Possiamo dire finito il 2023! felicitazioni!

To Cry in a Rolls Royce di Rollzrois

Dall’ormai chiuso progetto di Gionni Gioielli “Make Rap Great Again” le stelle che ne sono emerse sono innumerevoli, ma Rollzrois brilla particolarmente.
Componente del duo ‘Santa Sede’ con Less Torrance, ha fatto uscire quest’anno “To cry in a Rolls Royce”, un manifesto di rap e produzioni pesanti, fatte come si deve, che di voglie popolari non ne ha.
Una rappata lenta, sporche alla Griselda, beat che ricordano l’MRGA e l’America, ma senza fare i nostalgici.
Un suono nuovo, che non viene dagli anni 90 ma da oggi, dalla provincia, dallo spaccio e dalla realness.
Un bello spaccato del suo mondo viene lasciato da RollsRoilz in questo disco del 2023, che entra di diritto tra i miei preferiti.

Identità di Nerissima Serpe

Il king slime di Milano torna con il suo secondo album ufficiale: Identità.
Banger mischiati a brani introspettivi mentre Fri2 esplora ogni possibilità vocale di Nerissima Serpe.
Il sound si allarga, si amplia in ogni direzione possibile e convoglia una serie di generi e sperimentazioni in un enorme calderone ribollente di nera pece.
L’identità di Nerissima Serpe si delinea quindi in tutte le tracce attraverso una direzione artistica unita, precisa, che rende tutto coperto da una spessa pelle di cobra nera.

Cristi e Diavoli della LoveGang126

Un disco tra amici, che suona bene, che scorre senza pretese.
Un progetto che trasmette tutta l’unione tra i vari membri della LoveGang126, nel quale non si sente mai l’esclusione di nessuno.
Un progetto tutti assieme come alle origini ma dopo anni di esperienza passati in tutte le maggiori realtà italiane della musica moderna: suono fresco, freschissimo.
Divertente, sentito, che trasuda tutto ciò che la 126 ha vissuto e vive.

Cuore, Sangue e Sentimento che tramite parole e produzioni di Franco, Ketama, Asp, Ugo Borghetti, Pretty Solero, Drone e Nino Brown ci arrivano direttamente nei nostri timpani.
Francamente, dai loro brani, sembra di essere proiettati all’interno delle serate che vengono descritte. Semplicemente fantastico!
Una felicità che sa di malinconia nel passato, come in ogni miglior racconto di una nottata brava.

Divina Commedia di Tedua

Finalmente, dopo tante belle parole, torniamo all’Antitesi.
La Divina Commedia di Tedua poteva essere più interessante.
Non credo sia un disastro di disco come ci si è apprestati a dire, ma è, soprattutto, molto lontano dal capolavoro che dovrebbe essere.
L’hype per il disco è stato coltivato tantissimo nel tempo e forse, dopo anni di promo e leak, ritrovarsi un buon prodotto tra le mani a molti non è bastato.
C’è chi pretendeva di più, chi invece è stato profondamente colpito dal progetto di Tedua, tanto da giudicarlo fin da subito i disco dell’anno e il migliore dell’artista.

E credo che entrambe queste reazioni siano dovute a un disco di cui si è parlato tanto prima dell’uscita quanto dopo.
Non poteva essere un disco qualsiasi, lo dovevi amare o odiare già prima del suo rilascio, e così è stato.
Un disco avvelenato dalla pubblicità e da un mondo che sempre di più cerca il culto, a prescindere dalla quantità di tempo passata.
Si cerca un capolavoro, si cerca una pietra miliare, tanto da volerla prima ancora di averla ascoltata.
E per lo stesso motivo decidiamo che qualcosa non ci piace prima ancora di averla analizzata nel profondo.

E mi auguro, per il 2024, che queste conseguenze di mercato vengano sempre meno.

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