Grande autore, grandi attori, metacinema
Il film racconta la storia di un making movie; Nanni Moretti si trova alle prese con la realizzazione di una pellicola ambientata nella Roma comunista del ’56 e finanziata da un ricco mecenate (a metà film verrà arrestato dal fisco, mandando a rotoli la produzione che verrà acquistata da dei coreani).

Emerge ne ‘Il sol dell’avvenire‘, oltre che una tragicomica concezione pessimista dell’esistenza e della politica, la vita privata del regista, Giovanni, continuamente bisognoso di conferme registiche da sua moglie (interpretata da Margherita Buy) e, per la prima volta, in aperta confidenza con sua figlia (“Non sapevo prendessi gli antidepressivi”, e lui: “Da una vita intera”).
Gli attori del film (Silvio Orlando, Barbora Bobuľová) lo indispongono rielaborando in maniera personale battute e scene decise ad hoc; Giovanni appare dilaniato da una perturbante ossessione per la morte, infastidito dai sabot, sovraeccitato da mille idee per film a venire, idee che poi, fellinianamente, confluiranno ne ‘Il sol dell’avvenire‘. E intanto non realizza che sua moglie lo sta per lasciare.

Cit. La produttrice coreana
“Questo film parla di morte. Morte di amore. Morte di politica. Morte di tutto”
La riflessione sulla violenza
A un certo punto delle riprese, Giovanni interrompe tutto per domandarsi se la scena finale, che prevedeva un’esecuzione con arma da fuoco, fosse degna di essere rappresentata. Chiamerà sul set Corrado Augias che smentirà l’originalità dell’inquadratura e un’esperta matematica, sempre chiamata sul set, confermerà la banalità del sottotesto gerarchico a partire dall’analisi della diagonale dello sparo. Telefonerà a un importante architetto e critico cinematografico domandandogli un parere personale sulla diffusione della violenza nei film e, dulcis in fundo, lascerà un messaggio sulla segreteria telefonica di Martin Scorsese.
Dal suicidio alla danza dei dervisci rotanti
Ho trovato questo momento particolarmente interessante, come interessante è il cambio del finale; dal suicidio del protagonista previsto da copione, si passa a una danza di dervisci rotanti di tutto il set sulle note di Battiato. E il film sulla Roma comunista del ’56 termina in maniera esaltante con una felicissima utopia realizzata che vede sfilare un corteo-cameo allegrissimo di randomiche celebrità.
‘Il sol dell’avvenire‘ è una dichiarazione di intenti: il regista si propone qui di abbandonare una pesantezza ossessiva e intellettualistica fino all’eccesso, per abbracciare una levità danzante tutta nuova. Il realismo paradossale e dannatamente vero del film mi ha ricordato il lontano ‘Ecce Bombo‘. Moretti non si smentisce, ma danza un po’ di più.

