Emily in Paris

‘Emily in Paris’, 10 motivi per amarlo (ma anche odiarlo)

Il cringe, l’aria da sogno e Parigi: non è abbastanza. E ci piace tanto!

di Emanuela La Mela

L’hate-watching che ci fa amare ‘Emily in Paris

‘Emily in Paris’ è tra le 10 serie tv Netflix più guardate, malgrado il continuo odi et amo che l’affligge, sin dal suo debutto nel 2020.

Emily in Paris
Emily Cooper

La 28enne Emily Cooper (Lily Collins) è una marketing director di Chicago trasferitasi a Parigi per seguire l’agenzia ‘Savoir’, incaricata dall’azienda per la quale lavora, la ‘Gilbert Group’. Le vicende amorose e lavorative di Emily sono tra le cose più grottesche e ridondanti che abbiamo mai visto. ‘Emily in Paris’ rientra appieno tra le serie tv categoria hate-watch.

I suoi dialoghi e gli outfit di dubbio gusto, le scene fin troppo dream pop sono soltanto alcuni degli elementi che le hanno conferito l’appellativo di serie tv tra le più odiate. Eppure, questi elementi sono gli stessi che ci fanno rimanere incollati al piccolo schermo a guardare ‘Emily in Paris’.

È uscita la terza stagione, ma la querelle rimane ancora aperta. ‘Emily in Paris’: o la ami o la odi. E le ragioni sono le medesime, malgrado i sentimenti siano opposti. Scopriamo perché.

Le ragioni per amare ‘Emily in Paris’

1. Indubbiamente, Parigi

2. La spensieratezza e il carattere sciocco

3. Lo stile dream pop

4. Gli outfit improponibili di Emily Cooper

5. L’esagerazione americana

6. Lo snobismo francese e l’idiosincrasia di Sylvie Grateau (Philippine Leroy-Beaulieu)

7. I cliché sugli americani e sui francesi

8. Nessuno dei personaggi soffre, poi, così tanto

9. I dialoghi in doppia lingua

10. Il troppo entusiasmo

Le ragioni per odiare ‘Emily in Paris’

  1. Parigi un po’ americanizzata
  2. La spensieratezza e il carattere sciocco
  3. Gli outfit improponibili di Emily Cooper
  4. Lo snobismo francese
  5. I cliché sugli americani e sui francesi
  6. Nessuno dei personaggi soffre, poi, così tanto
  7. I dialoghi in doppia lingua
  8. Il troppo entusiasmo
  9. Il profilo Instagram sognante e, al contempo, cringe di Emily Cooper
  10. L’idiosincrasia di Sylvie Grateau

Continuiamo così, facciamoci del male.

Cambia l’ordine degli addendi ma non il risultato. ‘Emily in Paris’ ci piace perché non ci piace, e viceversa.

Luc emily in paris
Bruno Gouery (Luc)

La serie tv Netflix si presenta intrisa di leggiadria, un carattere fin troppo sognante e luoghi comuni su Stati Uniti e Francia. Ciò che mal sopporta qualche spettatore è il fatto che, in ‘Emily in Paris’, tutti i piccoli problemi di cuore si risolvono nel più felice e facile dei modi, sempre e in ogni caso. Un plauso va, indubbiamente, all’eleganza di Bruno Gouery, che interpreta il personaggio di Luc e manda avanti tutta la baracca, insieme a Parigi, Sylvie e ad alcune tips di marketing e moda.

Parigi, trama easy e haute couture: niente di meglio per calarci in un’atmosfera che ci fa evadere dalla realtà. Eppure non la digeriamo, la poca aderenza alla realtà di ‘Emily in Paris’ ci fa venire i nervi a fior di pelle. E anche il paragone, azzardato da qualcuno, tra ‘Sex and the city‘ ed ‘Emily in Paris’ ha fatto storcere il naso ai fedeli di Carrie Bradshaw.

‘Emily in Paris’ è stata, infine, definita “snervante”, “soporifera”, “troppo allegra” e il personaggio di Emily Cooper smodatamente “buffo”, “sciocco” o “imbarazzante”. Dinanzi a tali sensazioni, c’è chi ha premuto il tasto off del telecomando della tv (o ha chiuso il pc) e chi ha continuato a guardarla in loop, desiderando che ci sia ancora una nuova stagione. E c’è chi mente, fingendo di non aver proseguito la visione di ‘Emily in Paris’.

Un romantic drama condito con stile fortemente parisienne e ratatouille, ma à l’americana. Vedremo di sopravvivere anche alla quarta stagione, tanto la guarderemo comunque, ça va sans dire.

E voi, cosa avete amato e cosa avete odiato di più in ‘Emily in Paris’?

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