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Rats

I Rats si raccontano: Il rock amarcord

Intervista a Wilko sul presente, passato e futuro del rock

E’ stata una delle rock band più apprezzate e rivoluzionarie degli anni ’90. Oggi festeggiano il trentennale del loro Album ‘Indiani Padani’ con una reunion al ‘Vox’, storico locale modenese. Abbiamo incontrato Wilko, frontman del gruppo, che si è raccontato in un’intervista ripercorrendo le tappe fondamentali del movimento musicale, tra nostalgie del passato e speranze per il futuro.

Come nasce l’idea della reunion dei Rats?

Sono passati 30 anni da ‘Indiani Padani’, ognuno di noi ha intrapreso strade diverse ma il fuoco della musica non si è mai spento, quindi abbiamo deciso di riunirci e di celebrare questa ricorrenza sul palco, il nostro obiettivo è far sì che le persone si divertano e che sia una festa per tutti, poi non so se seguiranno dei progetti a quest’evento, diciamo che è tutto un work in progress.

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Quello che vi ha sempre caratterizzato è stata un’identità specifica. Credi che oggi questo manchi? E che tutto sia standardizzato?

Assolutamente sì, perché è la vita ad essere stata standardizzata. E’ tutto più omologato, anche le nostre attività quotidiane lo sono, e per tutte le fasce d’età. Il tratto distintivo è una peculiarità che a noi ha sempre interessato molto.

Quanto la musica è lo specchio della società?

In maniera totale e lo è sempre stata, ma ogni forma artistica lo è. L’arte segue i flussi della società e li assorbe, quindi tutto ciò che ascoltiamo, vediamo, è il riflesso del pensiero comune.

Il Rock che funzione potrebbe assumere?

Innanzitutto deve rinascere, per ora non vedo degli orizzonti a riguardo. Tutti parlano dei Maneskin e della possibilità di questa spinta al movimento rock che loro potrebbero apportare, ma io non ho né le competenze, né l’autorevolezza per poter giudicare, il tempo ce lo dirà, ma probabilmente non è sufficiente il ‘successo’ di una sola band. E’ necessario che rinasca un movimento nel quale più gruppi possano essere inseriti.

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Il percorso che oggi porta al successo è differente rispetto a qualche tempo fa. Una volta si passava per la gavetta più classica mentre oggi si sceglie spesso la via dei talent. Questo secondo te è un bene o un male?

Se fossi un discografico ti direi che è un bene perché potrei avere delle novità continue e degli introiti costanti, ricordiamo che oggi il mondo della musica va a braccetto con quello del marketing, si dà meno spazio ai contenuti e meno interesse alla critica, alla stampa, alle radio; c’è invece una connessione tra la discografia e le operazione di marketing. Io credo che una volta la musica aveva un mercato, adesso è il mercato. Il Rock non è più di moda, ed è probabilmente questo il motivo per il quale è stato accantonato, ricordiamo che nasce come movimento di rottura e per essere voce fuori dal coro, oggi tutto questo non è concepibile.

Credi che il Rap possa aver preso il posto del Rock?

Forse all’inizio degli anni 2000 sì, è anch’esso un genere musicale nato come movimento di protesta, ma oggi no. Gli artisti contemporanei nascono perché c’è qualcosa dietro che ha bisogno di appoggiarsi a loro per veicolare un messaggio, una volta il messaggio lo creavano loro. E’ in direzione opposta a quello che succede adesso, un tempo bisognava andare contro il mercato e costruire qualcosa di diverso, oggi bisogna rappresentare un qualcosa che sia rassicurante per indurre il pubblico al mercato.

La musica ha quindi contribuito all’appiattimento del pensiero?

Sì, e questo è pericoloso, ma io non sono preoccupato perché sono un assertore della ciclicità della storia. E’ un processo naturale che è sempre avvenuto prima di ogni sana rivoluzione. Le rivoluzioni nascono quando c’è il rifiuto dell’appiattimento del pensiero, quindi penso che il futuro sarà differente.

Se tu avessi la possibilità di riformare il Rock cosa faresti?

Innanzitutto dovrei avere 30 anni in meno, perché credo che sia legato alla gioventù. E’ una forma musicale strettamente correlata a un’urgenza comunicativa, a una forma espressiva tipica dell’età giovanile. A noi ha dato grandi soddisfazione ma in quel periodo della nostra vita, oggi non avrebbe più senso.

I saluti dal collega amico Ligabue

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