Lo strumento lirico per Ivano Ferrari
“Tu lì dentro che fai? / Continuo a morire / come fanno tutti.”
“[…] quando mi chiedono cosa sei dice il ragazzo la mia mente va dritta alla parola poeta perché non faccio mai la scelta più ovvia faccio la scelta profonda e voglio rivendicare il titolo di poeta poeta ah ah […]”. È questa l’affermazione di un personaggio di Alla Gola, sperimentale testo del 2023 scritto da Henry Hoke, in cui, giunti alla fine del mondo, i più tetri e puri istinti umani sono analizzati da un puma, protagonista del racconto, il quale, nel tentativo di comprenderli, li rende materia di trattazione filosofico-morale.
Il ruolo del poeta, delle liriche, dell’imitazione comportamentale e dello studio sull’intrinseco marciume umano sono elementi costitutivi anche della silloge Transitori e risorti di Ivano Ferrari (1948, Mantova – 2022, Mantova) edita da Crocetti Editore (2026) a cura di Antonio Moresco. Gli inediti raggruppati postumi in questo volume sono in grado non solo di restituire un’immagine del loro creatore come fine indagatore della società capitalistica contemporanea, ma anche come brutale cantore dell’incontrollabile abominio emotivo contenuto nelle viscere di ciascun individuo.

Ivano Ferrari (foto di Atelier Poesia)
Una poetica spietata
“La poesia racconta? / Certo che racconta / tutto l’abbandono […]”
L’aulicità è un concetto flebile nella poetica di Ivano Ferrari. Essa, infatti, viene soppiantata da un lirismo conformabile ai tratti di un portale metrico per il grottesco e l’animalico. Legandosi particolarmente alla poesia antiborghese baudelairiana, ogni componimento trascina con sé l’intento tipico del movimento simbolista francese, con il chiaro compito di rappresentare in maniera cruda il male, al fine di palesare l’ipocrisia perseguita dalle masse.
L’autore lombardo, per disegnare anche in termini stilistici questa traiettoria tematica, attinge da un bacino sintattico viscerale e macabro, permettendo contrapposizioni argomentali alquanto disturbanti, come accade con il topos religioso. La spiritualità, palpabile esclusivamente in quanto costrutto artificiale, è accompagnata da una poetica blasfema, impiegata come veicolo conoscitivo della realtà quotidiana. Proprio per questo l’azione metrica, per Ivano Ferrari, è superiore alla verità: grazie all’immediatezza dell’immagine, la lirica non si contamina con la materialità del mondo.
Lo studio della scelleratezza umana in Transitori e risorti
“Ho scelto di abitare un luogo arredato con la fine del mondo e, senza ammiccamenti da naufrago, scrivere l’impuro che porta anche il mio nome.”
Il mestiere poetico è perfettamente in asse con quanto espresso da Arthur Rimbaud nelle due opere del 1871 Lettera del veggente e Il battello ebbro. In esse è stipulata una sorta di deontologia del poeta contemporaneo, in cui si traccia il raggio d’azione del nuovo modus operandi metrico: occuparsi della calibrazione dell’oscurità, dei paradossi dell’inconscio (anticipando la dinamica surrealista novecentesca) e dell’approfondimento riguardo all’illogicità degli atti umani. La creazione lirica deve seguire una rotta istintiva, irrazionale, sequenziale, affinché ogni singolo vocabolo possa risuonare e riflettere l’irragionevolezza dei giorni, trascendendo la verità.
L’automazione del male
“Vivi tu / io odio il respiro / delle forme innocenti / gli abitacoli che danno vigore.”
Ivano Ferrari dispiega una visione del mondo completamente disincantata, attraverso una duplice accezione che lo vede contemporaneamente associato al fenomeno dell’automazione del male (perpetrazione acritica della malignità da parte degli uomini) e ascrivibile all’immagine della grande gabbia, descritta da Bernardo Zannoni in 25 (Sellerio Editore, 2023): “Viviamo in una grande gabbia […] E tutto quello che ci rende felici, invece di liberarci, è restringerla ancora di più”.
La condivisione dell’automatismo, deresponsabilizzandoci, annienta l’individualità e l’insorgere delle perplessità etico-morali, consegnandoci a una schiavitù votata alla persecuzione di un gelido obiettivo consumisticamente imposto. L’ideale del poeta, in questo senso, si rifà a quanto espresso dal sociologo francese Pierre Bourdieu negli anni ’70, nella spiegazione della teoria della violenza simbolica: essa consiste in un’obbligazione e una condivisione silente di una precisa visione del mondo, basata sul concetto di habitus sociologico (assimilazione e riproduzione a livello culturale di specifici comportamenti, da passare alle prossime generazioni senza filtrarli).
Il superamento della verità
“Ci saranno speranze / per il bambino che è in noi / alibi del boia.”
Transitori e risorti di Ivano Ferrari scava nella dissoluzione del mondo, ambendo alla scoperta della dimensione poetica, intesa come luogo libero dai condizionamenti propri dell’automazione del male. Accedendo a questa isola mistica, l’individuo non solo può dirsi padrone delle proprie scelte, ma concretamente fratello del senso ultimo della vita.
Tratto da “Transitori e risorti” (Crocetti Editore, 2026) – Ivano Ferrari, a cura di Antonio Moresco
L’alfabeto delle carezze
stremate e chiuse nell’armadio
stracci di questo freddo d’ombra
mi aggiro non so tra quali spoglie
tu stai pettinando i fiori.
come sono contento di vederti.


