corpo contro daniela pericone

Corpo contro di Daniela Pericone: convivenza con l’inaccadere

Una poetica curativa contro le prigioni del nostro tempo

L’ombra incancellabile del passato in Corpo contro

“[…] ogni vita è zattera / e naufragio […]”

“Che resta di ciò che ero allora? […] il tempo è la scuola in cui studiamo, / Il tempo è il fuoco in cui ci consumiamo”. Questi sono i versi conclusivi del componimento Con calma descriviamo questo giorno d’aprile del 1938, di Delmore Schwartz, in cui è ritratta la nociva connessione tra un passato le cui angosce tramortiscono implacabilmente e il corrispettivo presente sotto scacco a causa dei traumi generati da sfioriture inattese. Nulla, in effetti, è più tragico e sterile di un avvenire deturpato dall’ombra di vicende non più tangibili alla memoria, ma penetrate con spietata violenza nella nostra psiche.

L’ultima silloge poetica di Daniela Pericone (1961, Reggio Calabria) dal titolo Corpo contro, edita da Passigli Editori (2024), si pone come manufatto intermediario tra le fila di questa guerra di logoramento che imperversa nell’attualità di ciascun essere umano, sondando l’origine del ciclo dolorifico, i risultati di un mancato salvataggio da quest’ultimo e l’orizzonte di pace a cui è possibile approdare.

Fede e condanna come naturale decorso

“Immobile attendere / il colpo […] / per una sorta di onnipotenza / rinunciare a chiedere […]”

Daniela Pericone avvia la sua trattazione delineando l’anatomia di un peculiare comportamento che, a un’analisi preliminare, risulta del tutto illogico: la permanenza intenzionale in un contesto che ci drena lentamente sangue e spirito. In questo panorama arido di abitanti e geografie, però, una speranza in grado di sovrastare le tempere smorte di cui è costituito l’ambiente circostante, giace nel seminterrato della nostra essenza. Forgiamo dal masochismo più sfrenato una fede inevitabile, ideale spirituale espresso dalla poetessa Blu Temperini all’interno del volume Nel principio infondato (Crocetti Editore, 2025), in cui essa viene definita non solo necessaria ma addirittura salvifica.

Scrutando la fisica che governa quest’arco vitale, è inevitabile confermare una schiacciante colpevolezza: noi stessi abbiamo scelto le dimensioni brutali della cella in cui siamo incarcerati. L’autrice individua l’epicentro di quest’azione punitiva, nell’ossimorica copresenza di ragione e sentimento nella vita, distico a cui cediamo il governo del nostro direzionamento esistenziale. Difficilmente prendiamo scelte equilibrate, designandoci allo stesso tempo sia come bersagli di profonde emozioni che di riflessioni interminabili.

Daniela Pericone Corpo contro

Daniela Pericone

La costituzione del circolo dolorifico

“Ognuno preserva la traccia / la roccia sfiorata, la rotta indecisa / nel nubifragio”

Daniela Pericone prosegue la sua analisi filosofico-letteraria declinando il tema precedente rispetto al paradigma amoroso: rammenta infatti la difficoltà di lasciare andare definitivamente una persona. Per quanto si provi a scacciare il dolore che il ricordo causa, esso non va mai via, poiché, in un modo o nell’altro, ha scolpito la statua in marmo dalle nostre sembianze in cui abitiamo: senza di questo, vestiremmo solo i panni di fantocci senza storia.

Accettarlo trasmette un senso di fiacchezza, per cui la pluralità della gente, giunta al capolinea di una relazione, cade nel rimuginio interiore: i silenzi infiammano le perplessità, portando a galla situazioni analizzate già sotto ogni minuscolo punto di vista. Sono proprio queste crepe a permettere al dubbio dell’inutilità di insinuarsi nei pensieri.

Così la nostra vita si depone sul fondo dell’oceano dell’inadeguatezza: “Quello che davvero minaccia le nostre vite non sono gli eventi, i pericoli, le catastrofi […] ma l’inaccadere […]” scrive nel suo romanzo d’esordio La vita nascosta (Il ramo e la foglia Edizioni, 2023), il professore di Letteratura Contemporanea Raffaele Donnarumma. La nostra esistenza è un accadere perpetuo, suggerisce l’autrice, e non dovremmo per nulla al mondo bloccarne il regolare flusso.

Il lirismo dell’overthinking

“[…] eppure ti trascini a fatica / la testa tra le mani / è un temporale / che non arriva.”

Figlio delle premesse precedentemente espresse è l’approfondimento sull’overthinking, sviscerato tramite un bivio ideologico: da una parte mediante la sua poetizzazione, dall’altra attraverso una scomposizione che ne consente una visione globale ed empatica.

Le fondamenta su cui Daniela Pericone installa l’analisi di questa dinamica psicologica estremamente comune, riflettono le orme della Letteratura e del Teatro dell’Assurdo. Nella silloge echeggia la materia tipica di testi come Aspettando Godot di Samuel Beckett o Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, nei quali le questioni attinenti all’annientamento dell’interiorità umana e dell’eterna attesa di una tempesta solo teorizzata, rendono palese l’assurda solitudine dell’uomo contemporaneo. Per l’autrice, l’anomala irrequietezza di cui egli è ostaggio, giunge dal rapporto che intrattiene con devastanti suggestioni che, per loro natura, non accadono e non potrà, dunque, mai sperimentare davvero.

La ricalibrazione del ricordo

“[…] meglio dimenticare giorno dopo giorno / in modo che non si ritorcano contro […]”

Definite le peggiori condanne a cui una persona può consegnarsi nel corso della sua esistenza, Daniela Pericone suggerisce una duplice risoluzione. La prima, affatto scontata, si concretizza nell’abbandono all’attitudine a guardarsi costantemente indietro. In linea con una riflessione psicologica già maturata nel 1984 da Terence R. Mitchell e Leigh Thompson nella pubblicazione A theory of temporal adjustments of the evaluation of events: Rosy Prospection & Rosy Retrospection, l’autrice illustra poeticamente la tendenza umana alla rivalutazione sconnessa di eventi dolorosi.

Secondo i due ricercatori, tale comportamento s’incarna nel cosiddetto triplice processo retrospettivo: Smorzamento (tendenza a minimizzare il piacere di eventi che si stanno vivendo nel presente), Retrospettiva Rosea (rievocazione degli eventi più affettuosa rispetto a come essi sono stati valutati in prima battuta) e Prospettiva Rosea (valutazione positiva e anticipata di certi eventi rispetto a come essi verranno effettivamente valutati in futuro). Ciò non permette di vivere nell’effettivo qui e ora, e la matrice temporale viene distorta per un illusorio benessere psichico. La poetica che permea il volume sottolinea con forza questo assunto.

Una guarigione orientale

“[…] confonditi nel battito che innalza / sgretola e ripara […]”

Esplicitata l’impossibilità di certe persone a vivere nel presente, sbalzate tristemente nell’odissea di un passato stagnante e di un futuro fin troppo malleabile, Daniela Pericone conduce il lettore presso la seconda soluzione contro la ciclicità del male. Ricalcando i concetti filosofico-orientali dello zen, alcuni componimenti della raccolta si immergono perfettamente nei resoconti del filosofo tedesco Eugen Herrigel esposti nel saggio Lo Zen e il Tiro con l’arco (1948), in cui espone, da diffidente occidentale, il suo rapporto con la concezione giapponese di arte utile a perseguire la pace interiore.

Si legge infatti nel suo testo: “Se tutto dipende dal sapersi inserire nell’accadimento con perfetto abbandono di sé e di ogni intenzione, il compimento esterno dovrà prodursi da solo, senza che la riflessione lo guidi o lo controlli […]”. Parlando nello specifico di insegnamenti utili per affinare la tecnica del Kyudo (tiro con l’arco tradizionale giapponese), è evidente comprende come gli accadimenti più straordinari avvengono quando non si è soggiogati da alcun evento esterno o interno. Solo in questo modo è davvero possibile vivere appieno la propria attualità.

La poetica della cura

“Nel silenzio ascoltare è il solo talento.”

Corpo contro di Daniela Pericone è una silloge poetica dal sentore orientale, non solo per via del suo dichiarato impianto filosofico, ma soprattutto per lo studio della sua applicazione sulla mappa corporea e animica di ogni singolo individuo che affronta una condizione di vacillamento esistenziale. L’autrice è in grado non solo di proporre un’efficace analisi della genesi dei supplizi che ci affliggono, ma anche di offrirne una possibile visione curativa.

Tratto da “Corpo contro” (Passigli Editori, 2024) – Daniela Pericone

Tornare è una congiura

duplice, straniera –

il sole sfibra le pietre, strappa

la superficie dell’acqua –

la strada è una corsa

contromano.

Corpo contro

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