I biglietti di anno in anno diventano sempre più costosi, talmente tanto che molti per poter guardare e ascoltare il proprio idolo dal vivo devono racimolare denaro per mesi.
Questo è ciò che è accaduto ai fan degli Oasis, che hanno visto cambiare in pochi secondi il prezzo (circa 200/250 sterline in più) di un biglietto per i concerti che sanciscono la reunion del gruppo nel 2025.
Così come è accaduto per i biglietti dell’Eras tour di Taylor Swift, il cui costo era per la maggior parte tra i 100 e i 200 euro, arrivando anche ad 800 per uno dei pacchetti VIP disponibili.
Lo stesso discorso vale per altri miti internazionali della musica, come Billie Eilish, Beyoncé, i Coldplay, Madonna, solamente per citarne alcuni, e per artisti di calibro nazionale, sebbene i loro concerti abbiano prezzi più ragionevoli.

Differenze di prezzo rispetto al passato e l’evidente rincaro
Si calcola che dal 1981 al 2012 il prezzo medio di un biglietto per un concerto sia aumentato del 400%.
Dunque, se negli anni ‘80 andare ad un concerto costava circa 20 euro, ora, realizzare il sogno di ascoltare il proprio idolo dal vivo richiede almeno 100 euro.
Per fare un esempio più recente e del tour di un cantante molto apprezzato a livello nazionale, un biglietto per un concerto di Jovanotti nel 2013 costava minimo 28 euro, oggi, nel 2025, il biglietto meno costoso per una data del PALAJOVA ha un prezzo non inferiore a 49,45 euro.
Un’evidenza che sbalordisce e che fa riflettere su un sistema economico che continua a migliorare i ricavi delle grandi aziende e piattaforme di vendita e schiaccia i giovani consumatori.
Da cosa dipende l’aumento del costo dei biglietti per un concerto?
Ragione principale dell’aumento dei costi dei biglietti è il dynamic pricing, grazie al quale i prezzi variano in tempo reale a seconda di diverse variabili.
Tuttavia, l’aumento dei prezzi dei biglietti è, banalmente, una diretta conseguenza della crescita del costo della vita e, quindi, in generale dei beni e dei servizi di cui si usufruisce. Dunque, una delle cause è l’inflazione.
Inoltre, soprattutto tra la Gen Z, ossia coloro che sono nati tra la metà degli anni ‘90 e il 2010 circa, è molto diffusa la FOMO, Fear of Missing Out, ossia la paura di perdersi l’opportunità di vivere una bella esperienza. Questo e altri motivi simili fanno sì che pur se i prezzi aumentano le persone continuano ad acquistare biglietti per concerti.
Che cos’è il dynamic pricing?
Il dynamic pricing è una strategia di vendita che utilizza algoritmi per modificare i prezzi in tempo reale a seconda di alcuni fattori, come la domanda.
Se un prodotto o un servizio viene richiesto maggiormente, infatti, il prezzo aumenta, viceversa, se la domanda per tale bene o servizio decresce anche il suo costo diminuisce.
Tuttavia, la domanda non è l’unica variabile da cui dipendono i prezzi: il quando,ossia il momento in cui si effettua la ricerca, la geolocalizzazione (dove viene effettuata la ricerca), il tipo di dispositivo e l’offerta possono modificare il costo del bene o del servizio.
Questa strategia di vendita riguarda più settori: l’ambito alberghiero, quello dei trasporti (biglietti di aerei e treni), gli eventi dal vivo, spettacoli teatrali e concerti appunto, e tanti altri.
Il vantaggio per le società che gestiscono la vendita dei biglietti
A cosa, o meglio a chi, serve il dynamic pricing? Ovviamente alle aziende che gestiscono la vendita dei biglietti per i concerti e altri eventi dal vivo attraverso le proprie piattaforme. Tali società, potendo controllare le oscillazioni della domanda rispetto al prodotto o al servizio che offrono, possono permettersi di adeguare la loro offerta in tempo reale in modo da ottimizzare i propri ricavi.
Il dynamic pricing sussiste grazie ai diversi metodi di tracciamento esistenti, come i cookies di terze parti. Attraverso questi, infatti, il sistema è in grado di stimare l’importo che l’utente è disposto a pagare in base alle sue esperienze di acquisto precedenti.

Ma tutto ciò è legale?
Sì, a quanto pare!
In molti paesi tale strategia di vendita è legale. Smette di esserla quando il costo del biglietto, ad esempio, aumenta dopo che è stato inserito nel carrello, quindi quando varia mentre lo si sta per acquistare.
In alcuni Stati (ad esempio nel Regno Unito) alcune autorità si sono interrogate sulla legittimità del dynamic pricing, ponendo l’attenzione sugli svantaggi per i consumatori e sull’inflazione dei prezzi che tale pratica produce.
Considerazioni
La musica, si sa, è parte integrante delle nostre giornate: quotidianamente ascoltiamo canzoni di generi, lingue e artisti diversi. Attraverso di essa cerchiamo una fuga dalla realtà, un rifugio in cui sentirci capiti o semplicemente leggeri. Chi scrive e canta i testi che ci frullano in testa durante i momenti più disparati diventa un amico, una persona che sentiamo vicina e che vogliamo andare a conoscere, ascoltare e guardare dal vivo.
Andare a un concerto significa sentirsi parte di qualcosa di bello, di una comunità di migliaia di persone unite da una passione, con le quali condividere qualche ora della propria esistenza cantando e ballando l’arte. Alla fine non è proprio questo a renderci esseri umani?
Per tale ragione, un concerto non dovrebbe essere qualcosa di lussuoso a cui aspirare, ma un bene a cui tutti potrebbero accedere, non svalutando il suo costo certamente, ma neanche valutandolo senza tenere conto della disponibilità media di un giovane consumatore.

