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10 film da recuperare su Amazon Prime Video (Maggio 2023)

Voglia di cinema? Eccoti accontentato.

di Davide Bellanca

Film Amazon Prime venite a me

Quanto è frustrante aprire la home della vostra piattaforma di fiducia (o di quella che state scroccando a qualcuno) e perdersi nel marasma interminabile di titoli proposti? Insopportabile, vi capisco benissimo. Sono uno di quelli che passava le ore nei videonoleggi a scorrere i film senza decidersi mai, figuratevi adesso che ogni servizio di streaming ha in sé i titoli di cinquanta videoteche.

Dunque, se vi trovate qui, probabilmente il vostro spacciatore di film oggi non risponde. Nessun problema, ci sono io per voi. Con questo articolo vorrei inaugurare una serie di consigli cinematografici e seriali relativi alle piattaforme OTT. Se la rubrica andrà bene, in futuro conto di proporre anche consigli legati a specifici generi cinematografici.

Pensavo di cominciare con dei consigli generici, suggerendo alcuni film da recuperare su Amazon Prime Video; un servizio, devo dire, che può vantare una libreria molto ricca e variegata. Forse proprio per questo, orientarsi al suo interno risulta complicato. Tra un’indicizzazione dei titoli che lascia molto a desiderare e i soliti consigli dell’algoritmo che non ci capisce, la confusione è all’ordine del giorno.

Alla luce di ciò, vi consiglierò dieci pellicole di vario genere e provenienza geografica, per accontentare un po’ tutti i gusti, cercando di selezionare dei titoli che potreste non conoscere. Certo, quello che vi chiedo è un atto di fede, fidatevi quindi. Scegliete il film che vi intriga di più e, se il mio fiuto cinematografico non vi deluderà, tornate qui e recuperatene un altro.

Senza ulteriori indugi, cominciamo.

Frances Ha (Frances Ha, Noah Baumbach, 2012)

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Saltellare da un appartamento all’altro, da un lavoretto all’altro, da una sbronza all’altra; l’affitto da pagare, un sogno nel cassetto, un ragazzo carino, un’amica lontana e tutto il mondo attorno che corre e cambia senza mai fermarsi. In una New York in bianco e nero, che sembra fondere in sé la Nouvelle Vague e le sitcom americane di fine anni Novanta, Frances, una ballerina in bolletta, si barcamena tra le mille difficoltà della vita post-universitaria. Una danza frenetica che sembra interminabile, che a volte entusiasma, a volte sfinisce. Poche volte mi sono sentito così compreso.

Frances Ha è il racconto di una generazione, scritto da Dio, interpretato da un Greta Gerwig meravigliosa (che ci fa innamorare tutti dopo il primo goffo sorriso), brillante, commovente, divertente. Insomma, avete voglia di una commedia che vi faccia ridere ma anche emozionare? Siete in crisi perché i trenta si avvicinano, non avete ancora nulla in mano e volete sentirvi meno soli? Fatevi un favore e guardate Frances Ha.

Il collezionista di carte (The Card Counter, Paul Schrader, 2021)

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William Tell è un uomo molto curioso. Ha l’aria spenta, lo sguardo fermo, l’aspetto curato. Non sta mai fermo nello stesso posto: viaggia in giro per il Paese, passa da un albergo all’altro. Ogni volta che entra in una nuova camera impacchetta con lenzuola bianche ogni mobile: lampade, scrivanie, sedie, letti. Poi esce dalla camera e si reca al casinò più vicino. Tell gioca a poker, conta le carte, vince dei soldi e poi sparisce. È meticoloso, metodico, ordinato, silenzioso. Un uomo così non può avere un amore, un amico, un passato… o forse sì?

Il collezionista di carte è senza dubbio uno dei thriller più tesi dei recenti anni. Una storia che ha dentro tutto: azione, mistero, amore, dramma; scritta e diretta da uno dei registi più talentuosi della sua generazione. Oscar Isaac porta in scena un personaggio magnetico, che si muove nella scena come un serpente pronto a scattare da un momento all’alto; eppure è così calmo, così posato.

William Tell nasconde qualcosa, ne sei certo fin da subito, come i tanti tatuaggi che cela sotto i suoi vestiti eleganti. Non ti resta che scoprire cosa.

Sing Street (Sing Street, John Carney, 2016)

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Dublino, anni Ottanta. Conor ha quindici anni quando i suoi genitori decidono di separarsi. Nuova scuola, litigi turbolenti in casa, la sua vita va in pezzi e si ricostruisce ogni giorno. Di fronte ai cancelli del suo liceo, una ragazza bellissima, Raphina. Lei vuole fare la modella, lui vuole fare colpo. Il preside, un prete, lo vorrebbe uno studente modello, per tutta risposta Connor diventa una rockstar. Arruola tre ragazzi: metteranno in piedi una band. Lui sarà il frontman, Cosmo, lei la groupie. Insieme faranno successo e fuggiranno via da Dublino, via dai problemi, verso i loro sogni. Tutto ciò, tra le note di Cure, Duran Duran, Hall & Oats…

Questo film è davvero una perla. Lo dico senza paura, Sing street è il coming-of-age più bello degli anni Duemila. La purezza e la verità che emerge dalla storia investe lo spettatore come uno tsunami, lo fa tornare giovane, gli fa sentire di nuovo quei sentimenti incandescenti che solo l’adolescenza può regalare. Le canzoni originali sono splendide, i personaggi sono vivi, coinvolgenti, e alla fine anche noi che li guardiamo agire siamo con loro, parte della band, e crediamo davvero che tutto sarà possibile, anche le cose più impensabili.

Le streghe son tornate (Las brujas de Zugarramurdi, Alex de la Iglesia, 2013)

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Spagna. Sta per compiersi una rapina. Un uomo vestito da Gesù entra in una gioielleria imbracciando un fucile a pompa. A fargli da palo: Minnie, Spongebob, l’uomo invisibile e un soldatino di piombo. Ad aiutarlo a riempire le borse di gioielli c’è suo figlio di dieci anni; lo tiene solo il martedì e due week end al mese, non vuole perdersi neanche un momento con lui. Credereste che questo è un film sulle streghe? Se avete presente chi è Alex de la Iglesia, probabilmente sì.

Le streghe son tornate è una commedia in pieno stile latino che condensa mille generi in un’unica storia folle. I dialoghi fanno invidia a Tarantino, le gag sono esilaranti, i personaggi sono tutti incredibili, la trama tiene incollati alla sedia e sfocia in uno dei finali più assurdi che mi sia mai capitato di vedere. La solita maldestra traduzione italiana del titolo potrebbe avervi tenuto lontani da questo piccolo capolavoro, è ora di rimediare. Sangue, azione, magia, orrore, sesso, risate, la mano di un maestro alla regia e un cast meraviglioso; con questo film non potete sbagliare.

Il sospetto (Jagten, Thomas Vinterberg, 2012)

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Una piccola comunità, un luogo di benessere, dove tutto scorre nella placida e cordiale calma tipica dei paesi nordici. Una bambina. Una bugia. Un sospetto. La vita di uno stimato membro della comunità comincia a sgretolarsi. Gli amici diventano nemici, i luoghi sicuri minacce, le ore e i giorni pesano sul corpo come incudini, lasciano segni, aprono ferite. Ferite che, forse, non si chiuderanno mai.

Il sospetto racconta il calvario di un uomo accerchiato dal giudizio spietato della classe media, vittima della rabbia ferina che si cela dentro le case signorili dei quartieri bene. I membri della comunità sono bestie fameliche e giudici feroci; dall’alto dei loro privilegi e dello loro vite perfette emettono il loro spietato verdetto; il sospetto della colpa sembra sufficiente a giustificare un giudizio senza perdono. Un incubo borghese che si manifesta in tutta la sua brutalità.

Questa visione per me è stata una folgorazione. Probabilmente una delle indagini più lucide sulla violenza umana e sulla povertà d’animo delle classi privilegiate mai portata sullo schermo. Vogliamo dire uno dei film più belli degli ultimi vent’anni? Beh, io sicuramente lo direi.

L’ulitmo yakuza – First Love (Hatsukoi, Takashi Miike, 2019)

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Un poliziotto corrotto viene ingaggiato da uno yakuza doppiogiochista per compiere un affare pericoloso. Un giovane pugile riceve una tragica notizia, poco dopo salva una squillo in preda alle allucinazioni coinvolta in uno scambio di droga. In tutto ciò, la mafia cinese ha dei conti in sospeso a Tokio e decide che è ora di chiuderli. Direi che gli ingredienti per un action movie di tutto rispetto ci sono tutti, no? Ma in questo film c’è molto altro: la commedia, il dramma, il poliziesco, il pulp, il romantico.

Ne volete ancora?

Personaggi folli, comicità grottesca, una storia di bruciante amore giovanile, un ritmo e una regia esaltanti. Le sequenze d’azione sono uno spettacolo… le scene iconiche non si contano. Non basta? Teste che saltano, combattimenti all’ultimo sangue a colpi di katana, inseguimenti incredibili con macchine che volano, un finale commovente…  Ci metto anche dentro una bici con cambio Shimano e una batteria di pentole? Mi sembra che ne abbiamo abbastanza, no?

Paterson (Paterson, Jim Jarmush, 2016)

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Paterson è un autista di autobus. Vive in una casa, dorme con una donna, passeggia il suo cane, beve al solito bar. Mentre guida pensa a tante cose: ai suoi fiammiferi, marca Ohio Blue Tips; alle spazzole del tergicristallo, che cominciano a scricchiolare; al fatto che mentre percorre le strade della sua cittadina passa attraverso a trilioni di molecole. Mentre pensa, scrive poesie.

In questo film Jarmusch compie un piccolo miracolo, riuscendo a raccontare il mistero di un mente sensibile. Paterson ci porta immediatamente dentro la sua testa facendoci percepire tutta la poesia del suo sguardo. La semplicità della sua quotidianità assume un significato luminoso, la ciclicità dei suoi giorni non sembra vuota e banale, ma piena e significativa. La realtà cambia completamente di segno e rivela le rime che si celano tra le maglie di una vita comune.

Paterson è un film fatto di sfumature, di differenza e ripetizione, di stasi e di movimento, di senso e insensatezza. Un’opera sospesa che riesce a esprimere l’inesprimibile con l’unico linguaggio possibile, quello dei poeti.

L’imbalsamatore (Matteo Garrone, 2002)

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Peppino imbalsama animali. Li scuoia, li svuota, poi li riempie e li ricuce. Attraversa la solitudine in compagnia di quelle bestie docili, ferme e addomesticate. Peppino è affetto da nanismo. È gentile, dicono, e ama la bella vita, al quale spesso si abbandona.

Valerio è un giovane affascinante e in cerca di fortuna. Quando incontra Peppino, lui lo nota subito; d’altronde ama la bella vita e Valerio è bello eccome. Lo prende sotto la sua ala: gli apre la sua casa, gli insegna il mestiere e condivide con lui i piaceri che si concede. Lo vuole suo allievo, suo amico e lo vorrebbe anche suo amante. Insomma, lo vuole suo: addomesticato, docile, come gli animali che trasforma ogni giorno in statue. C’è anche una donna, Deborah. A lei Peppino non piace affatto.

L’imbalsamatore, unico titolo italiano di questa lista, è la storia di questo triangolo fatale; un noir mediterraneo che rappresenta, per me, la migliore espressione del cinema di Garrone. Le rive fatiscenti di Castel Volturno diventano il palcoscenico di una realtà decadente, di vite decadenti, che lottano e amano, vittime e carnefici, per vincere la malinconia di un’esistenza infame.

Nota a margine: la colonna sonora trip-hop della Banda Osiris è una bomba.

Voglio mangiare il tuo pancreas (Kimi no Suizō o Tabeta, Shin’ichirô Ushijima, 2018)

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Cosa vuoi fare prima di morire? Mangiare al tuo ristorante preferito? Leggere il tuo romanzo preferito? Guardare ancora i fuochi d’artificio? Innamorarti?

Haruki è uno studente delle superiori. Trascorre timidamente una vita in disparte: per lui le giornate sono vuote, inconsistenti, ferme. Poi un incontro, una vacanza, un amore che dura il tempo della primavera. Sakura insegna ad Haruki a non aver paura, lui le regala la felicità. Il racconto di un bellissimo appuntamento romantico tra la vita e la morte. Un film struggente, semplice, inaspettato. La storia di due persone che entrano l’una nell’altra e di un regalo eterno, che descrive il valore della vita senza buonismi di sorta. 

Per gli amanti dell’animazione giapponese, quella che ti fa cuocere il cuore e piangere a dirotto; insomma, per i cuor di panna come me: non potete perdere quest’ incredibile storia d’amore.

Un poliziotto da happy hour (The Guard, John Michael McDonagh, 2011)

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Irlanda. È mattina. Un auto sfreccia per le strade di campagna; dentro, un gruppo di ragazzi che ha appena fatto serata. A cento metri, una volante della polizia appostata. L’auto dei ragazzi prende una scaffa e si ribalta. Un poliziotto esce dalla volante, controlla se i ragazzi sono vivi (non lo sono), poi gli fruga le tasche e trova un cartone di LSD. Lo mangia, guarda l’orizzonte: “What a beautiful fucking day!”. È bastata solo questa prima scena per farmi innamorare di uno dei personaggi più memorabili del cinema dei recenti anni.

Gerry Boyle fa il poliziotto in un piccolo paesino del Connemara. Di solito non succede niente e lui può farsi comodamente i fatti suoi: droga, prostitute, poi, perché no, una visita all’anziana madre, che ci sta sempre. Un giorno, però, un omicidio. Poi un altro. Quindi l’FBI che indaga su un giro di droga. Gerry, l’avrete capito, di queste cose ne sa, anche più del professionista venuto dall’America che mettono a capo delle indagini. Però, ha i suoi metodi. Non convenzionali, certo, ma chi se ne frega? Lui no, sicuramente.

Un poliziotto da happy hour è probabilmente il peggior titolicidio della storia della distribuzione italiana. Può sembrarvi la peggio commedia della storia e invece è un poliziesco che è una bomba a mano. Il cast è azzeccatissimo, la scrittura vola, si ride, ci si commuove anche… Gerry è un personaggio leggendario… Che altro posso dire? Questo film non può non piacere. È impossibile.

Finisce così…

Con quest’ultima pellicola terminano i miei consigli. Spero davvero di potervi regalare delle visioni significative, che non passino inosservate tra un pomeriggio in casa e una serata di noia. Certo, non sono gli unici film da vere su Prime, ho dovuto fare una cernita e – tralasciando i super-cult che immagino sarebbe anche inutile citare – ho lasciato indietro molti altri titoli. Magari farò una “parte due”, non si sa mai.

In barba ai “consigliati per te” delle piattaforme, ci vediamo al prossimo articolo.

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