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‘The Last Of Us’: La stagione 1 ha centrato l’obiettivo

Grazie a un casting azzeccato e a un comparto tecnico di spessore, la serie HBO rappresenta una delle migliori trasposizioni degli ultimi anni.

di Davide Bellanca

Un adattamento convincente della saga videoludica

Conclusa la messa in onda delle nove puntate di questa sorprendente prima stagione, è il caso di spendere due parole in merito a quella che, già ora, potrebbe serenamente posizionarsi tra le serie tv più interessanti di questo 2023. The Last Of Us è una serie HBO tratta dall’omonima saga di videogiochi targata Naughty Dog (due volte vincitrice del premio Game of the year), distribuita in Italia da Sky Atlantic.

Il team di scrittura vede coinvolti Neil Druckmann, già autore della sceneggiatura del videogame, e Craig Mazin, autore dell’acclamata serie tv Chernobyl (oltre che di numerosi film di successo), in un lavoro di adattamento tra i più raffinati e ispirati degli ultimi anni. Il risultato è una trasposizione convincente, che non ha paura di prendersi delle licenze sulla storia originale o di dilatare, restringere e selezionare le parti di trama in funzione di una migliore fruizione filmica.


La storia di un fungo che ha messo in ginocchio la terra

La storia prende il via ad Austine, nel Texas. Un operaio edile, Joel (Pedro Pascal), si trova a fare i conti con le prime avvisaglie di un’enorme infezione cerebrale provocata da un fungo, il Cordyceps, in grado di parassitare gli esseri umani e trasformarli in un tremendo strumento di diffusione dal carattere omicida. In breve tempo Joel si ritrova solo con la figlia e costretto a fuggire dalla città.

I due vengono braccati dai militari, ma solo l’uomo riesce a sopravvivere alla fuga. Vent’anni dopo, l’infezione ha messo in ginocchio la terra. Joel, ormai disilluso e arido, tira a campare svolgendo alcune attività di contrabbando con la compagna Tess (Anna Torv), nascosto in una Boston in rovina, in mano al nuovo governo militare.

Joel vorrebbe raggiungere il fratello Tommy (Gabriel Luna) in Wyoming e stringe un accordo con le Luci, un gruppo di ribelli che si oppone al nuovo governo: scortare Ellie (Bella Ramsey), una quindicenne dal carattere esuberante, fino al Palazzo del Governo, in cambio dei mezzi che gli servono. Non tutto va come previsto e i due intraprendono un pericoloso viaggio lungo il Paese, minacciati da infetti e banditi, e portatori di un segreto in grado di ribaltare le sorti dell’umanità.

Il legame che Joel stringe con Ellie, pian piano, risveglia il suo lato paterno ormai mutilato e con esso i sentimenti d’innocenza che ha lasciato alle spalle. Allo stesso modo, questi nuovi sentimenti e queste nuove speranze lo riempiono di nuove responsabilità e riaprono vecchie ferite.

La coppia Ramsey/Pascal tiene alta l’asticella

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The last of us

Il punto di forza di The Last Of Us è senza dubbio uno dei casting più azzeccati degli ultimi anni. Pedro Pascal regala al pubblico un Joel cupo, tormentato e misurato, che suggerisce da subito l’idea di un uomo svuotato quasi del tutto della propria umanità. Nei brevi momenti in cui questa emerge, Pascal da prova di un’interpretazione consapevole e matura, in grado di raccontare limpidamente l’evoluzione di un protagonista rassegnato al silenzio emotivo che emerge a fatica dall’abisso dell’apatia. Joel è un personaggio che rischiava, sulla carta, di appiattirsi dietro una maschera di pietra, di non riuscire a restituire al pubblico la sua complessità. Un rischio che Pascal ha scongiurato a pieno.

La vera sorpresa, però, è la Ellie di Bella Ramsay. La giovane attrice riesce nell’impresa di interpretare con carattere e credibilità una storia di maturazione che passa per l’esperienza gelida di un viaggio nell’apocalisse. Ramsay porta sullo schermo un personaggio carismatico e ricco di sfumature, che conquista subito lo spettatore grazie alla sua naturalezza espressiva e a una grande capacità di modulare le emozioni.  Insieme a loro molti altri interpreti di livello arricchiscono il mosaico (Nick Offerman e Murray Bartlett, tra i tanti), ma, parliamoci chiaro, questa serie è soprattutto un” two men show”. Sono Joel e Ellie a reggere tutta la storia.

Un comparto visivo che riporta all’immerisività del videogioco

Fin dai primi episodi, una delle caratteristiche visive che salta all’occhio in ‘The last of us‘ è il tentativo di riprodurre l’esperienza immersiva del videogioco di riferimento tramite alcune scelte registiche mirate, in particolare nelle sequenze d’azione. Il focus della vicenda, però, è soprattutto orientato sulle dinamiche relazionali.

La regia si sofferma volentieri sull’espressività dei volti, esaltando a pieno i risvolti emotivi dei personaggi. Il tutto è condito da una scenografia che racconta una società costretta a tornare indietro nei suoi passi: le città vengono invase dalla vegetazione e le poche comunità che sopravvivono vengono ridimensionate entro una dimensione quasi rurale, in cui la caccia, il lavoro manuale e il rapporto con l’ecosistema rappresentano la base della sopravvivenza. Un sorta di ritorno allo stato di natura  che costringe gli uomini a confrontarsi col proprio lato animale.

Le scelte dei personaggi e l’indagine sulla natura umana

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The Last Of Us ha dalla sua il pregio di non incartarsi entro una trama complicata. Le dinamiche narrative sono semplici e lineari e fanno si che le tematiche tirate in ballo emergano con naturalezza. Il contesto post-apocalittico di ‘The last of us’ mette in luce le contraddizioni di un’umanità che ha tentato di porsi al di sopra della propria natura, e i suoi personaggi rivelano che – come vale per tutti i mammiferi – sono i gruppi familiari, gli affetti, il branco i valori primigeni dell’essere umano.

Attraverso le scelte dei protagonisti la serie racconta l’opposizione tra individualità e coscienza di specie, tra uomo e umanità. A cosa saremmo disposti a rinunciare in nome di un bene più grande? Sacrificheremmo la nostra vita o quella dei nostri cari per inseguire un fine più alto?

Infine, nonostante un’ambientazione selvaggia e avventurosa, la serie riesce a coinvolgere lo spettatore senza pestare troppo l’acceleratore sul lato action della storia. Gli infetti e la lotta sociale restano sullo sfondo, mentre spesso i meravigliosi dialoghi, i tempi lenti e cadenzati della marcia dei due protagonisti e le emozioni che emergono dalle loro relazioni, rappresentano i momenti più intensi della visione.

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