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Rivoluzione green per 2 miliardi di videogiocatori

Per 2 miliardi di videogiocatori arriva la rivoluzione green

Da Minecraft alla foresta virtuale di Wildeverse: messaggi eco-friendly ai videogiocatori del pianeta

Sensibilizzazione ambientalista per 2,4 miliardi di videogiocatori

Alzi la mano chi, almeno una volta nella sua vita, non si è mai sentito dire “Spegni la PlayStation ed esci fuori all’aria aperta, che ti fa bene!”. Ebbene: mentre una volta ci toccava salvare, spegnere la consolle e scendere in cortile, cercando (non mentite), almeno 5 occasioni su 10, di far finta che fosse avvincente uguale, adesso i videogiocatori di oggi potranno ribattere “Sto facendo del bene, sto salvando il pianeta”.

E lo stanno facendo sul serio. Playing for Planet Alliance è un’organizzazione che riunisce sotto la bandiera green 30 tra le più grandi case di produzione videoludica e si proprone di diffondere la cultura della salvaguardia del pianeta attraverso un vecchio trucco: messaggi sensibilizzanti attraverso i media del momento e sì, la platea, è semplicemente sterminata. W.M.H è andata a curiosare.

I dati di un mercato mastodontico

Videogiocatori green
Un mercato immenso

Per contestualizzare l’immensità del campo in cui si muove Playing for Planet Alliance, ecco alcuni dati che descrivono un mercato in crescita continua attorno al quale orbitano cifre da capogiro. I videogiocatori assidui sul pianeta Terra sono, secondo l’UN Environment e GRID-Arendal, appunto, 2,4 miliardi (più di un quarto della popolazione totale, in pratica circa 6 conoscenti ogni 20). E il comparto videoludico fattura in media 140 miliardi di dollari all’anno. Un oceano di soldi che supera Hollywood, Bollywood e l’industria discografica sommati insieme.

Un pubblico vasto e per lo più giovanissimo. I destinatari ideali di “messaggi progresso”, veicolati in un destino che accomuna qualsiasi media e forma d’arte nella storia, costruendo solidi ponti tra il mittente e l’usufruitore finale.

Insomma: “Impariamo divertendoci” funziona, lo sappiamo: è accattivante vedere come questo mantra si inserisca di volta in volta nei veicoli più seguiti e sfruttati.

Dalla riforestazione alla propaganda green

Nello specifico, di cosa di occupa Playing for Planet Alliance? Ci sono due macro categorie di azione: la prima, rigaurda, forse più banalmente, un vasto progetto che si propone di impiegare una fetta del faraonico fatturato dell’industria videoludica in programmi di riforestazione nelle aree del globo più colpite dalla mano dell’uomo (in primis l’ormai ex polmone verde della Foresta Amazzonica, nel cuore dell’America Meridionale). E come secondo obiettivo, si propone di raccogliere e catalogare – con report annuali – le azioni che supportano comportamenti green, supportandole.

A caccia di Pokèmon per la terra

Pokemon Go videogiocatori green
Il colosso Nintendo all’Earth Day 2019

Nel mirino dell’Alleanza, ad esempio, è finito il videogioco Pokèmon Go, di Nintendo e Niantic, scaricatissimo e giocatissimo episodio in VR del brand nipponico. I giocatori – in seguito all’Earth Day del 2019-, impegnati nella caccia ai mostri più amati del pianeta nelle vie della loro città possono seguire una checklist di comportamenti virtuosi e ripulire il loro quartiere. Documentando il tutto sui social con hastagh dedicati, possono riscuotere la loro ricompensa “in game” .

La foresta virtuale di Internet of Elephants

Nel report di Planet for Playing Alliance c’è spazio anche per i “cuccioli”. È il caso della segnalata Internet of Elephants di Nairobi, piccola casa di produzione kenyota, che dedica i suoi lavori alla conservazione dell’ecosistema africano e di tutto il pianeta. Come nel caso dell’ultima fatica di Internet for Elephants, l’app Wildeverse, che dalla sua immissione sul mercato, nell’aprile 2020 ha collezionato

Videogiocatori Wildeverse
La foresta virtuale di Wildeverse

migliaia di download. Wildeverse, in augmented reality, trasforma le nostre città in foreste pluviali virtuali, nelle quali gli utenti sono chiamati a interagire con i primati in minacciati dall’azione dell’uomo, dai gorilla agli oràngutan. Nello specifico, seguendo le loro tracce, scovandoli negli angoli delle città, imparando le loro abitudini e completando “missinioni” per la loro conservazione.

Benvenuti a Climate Hope City

Climate Hope City videogiocatori
Una città a chilometro zero

Tra le iniziative ambientaliste nel mondo dei videogames non si può evitare di citare Climate Hope City, una gigantesca mappa comparsa nel colosso sandbox – acquistato da Microsoft per milioni di dollari – Minecraft. In collaborazione con The Guardian, gli utenti hanno ricreato Climate Hope City, una metropoli ad impatto zero, che ospita tutte le tecnologie presenti (e future) che potrebbero portare le nostre città a diventare parte attiva nella salvezza del clima, del pianeta e dunque della nostra specie. Si va dai marciapiedi che convertono i passi in energia elettrica, allee fattorie verticali, ai campi costruiti sui tetti dei palazzi alle auto elettriche senza conducente. Un paradiso eco-friendly destinato a far riflettere milioni di videogiocatori sul pianeta.

Salvare la Terra un livello alla volta

È confortante: miliardi di giovanissimi videogiocatori diventano piccoli e preziosi ingranaggi nel processo per evitare di spingere una specie intera oltre il baratro, oltre l’orizzonte degli eventi, perché si sa, non c’è poi così tanto tempo per invertire la rotta e evitare il disastro ambientale definitivo. La nostra casa è di tutti, dall’Homo Sapiens Sapiens ai licheni della tundra: “Nessun uomo è un’isola” , diceva John Donne, poeta della terra d’Albione nel sedicesimo secolo. Ogni piccola azione, ogni secondo dedicato alla comunità, diventa la goccia di un oceano smisurato.

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo. Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia. Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

Mahatma Gandhi
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