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Editoriali
google vs. A$

A4 vs. fogli Google: per fare il Drive ci vuole un fiore?

Una di quelle domande esistenziali da divano e copertina dalla risposta tutt'altro che scontata.

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google drive

La Genesi di Google Drive:

Lanciato dal colosso web il 24 aprile 2012, è un servizio web di memorizzazione e sincronizzazione di file su piattaforma online. Nel suo pacchetto (estendibile in abbonamento fino ad un massimo di 30 TB in totale) sono compresi il file hosting, il file sharing e la modifica collaborativa di documenti. Ha quindi una funzione di archiviazione dei file che possiamo caricare da tutti i nostri dispositivi connessi all’account Google corrispondente. Una vera e propria rivoluzione, in open source come tantissime altre avvenute in casa Google (accompagnate da enormi polemiche, come quella contenuta in “Il codice da 2 miliardi di dollari”, serie tv popolare su Netflix).

Oltre alle funzioni sopra elencate, Google ha inserito dei veri e propri tools creativi che, per chi come me è della generazione Microsoft Office, è stata un’altra piccola rivoluzione nella rivoluzione. Il colosso della Sylicon Valley ha adottato, come in tanti altri settori, la strategia che io definisco come l‘universalizzazione del modello di lavoro.

Spiegato in parole povere: “creo un sistema di lavoro universale, funzionale, all’interno del quale l’utente ha dei tools di creazione testo, slideshow, foglio di calcolo elettronico” (che è come dire Word, Publisher, Power Point).
E tutto è gratis!

Davvero?

Ehm, si; per lo meno non ha un costo monetario per l’utente (a meno che non intenda estendere a 30 TB il suo piano, che Dio solo sa a cosa gli servano 30 TB di spazio di archiviazione) fatta eccezione per quella piccola postilla che permette al colosso americano del web di avere a disposizione vita, morte, miracoli, tracciamento geolocalizzato, gusti, ambizioni, sogni e chi più ne ha più ne metta, di ogni singolo essere umano di quello che definiamo il Mondo Civilizzato (mi viene male solo a scriverla sta cosa).

I Google Data Center: punto di contatto tra terra e cloud

google data center

Se vi siete chiesti, almeno una volta nella vita, come possa funzionare l’internet, per quanto concerne il mondo Google, la magia avviene nei Data Center. Questo è uno di quegli argomenti che potete iniziare a conoscere (comodamente sdraiati sul divano con la vostra copertina) direttamente dal loro sito che vi allego QUI.

Capirete come funziona nel dettaglio la macchina Google attraverso i centri nei quali sono alloggiati i server che contengono parte di tutto il mondo virtuale ad ora conosciuto. Intuirete il potenziale strategico e geopolitico che questo colosso ha assunto nel corso di un ventennio fatto di successi, scoperte e parecchie centinaia di miliardi di dollari, dal modo in vengono gestiti e protetti questi veri e propri fortini inaccessibili. Almeno 7 livelli di sicurezza fatti, tra le altre cose, di scansioni della retina, porte intelligenti, sensori ovunque, come nei migliori film di 007.

E, finalmente, dopo aver fatto questo percorso (di circa un paio di ore) tra quello che dice Google e quello che afferma il resto del mondo, eccoci arrivati alla mia di domanda. Anche questa è nata una di quelle sere: quando sei sul tuo bel divano al caldo, in sottofondo hai una serie tv e ti balza per la testa, mentre guardi il tuo drive ed hai amici a casa, una domanda:

Ma davvero il foglio A4 inquina più di un foglio Drive?

Domande da divano e copertina

La risposta è tutt’altro che scontata! Intanto statisticamente una famiglia italiana consuma mediamente 2 alberi l’anno (che non è per nulla poco). Se pensiamo alla vecchia editoria, la carta necessaria per stampare una copia di un quotidiano (peraltro riciclata in larghissima percentuale) inquina meno di una ricerca di 30 minuti circa su Google. Ovviamente per mantenere e rifornire di energia i mega server alloggiati nei Data Centers si produce una quantità di energia enorme: pari a circa 260 milioni di Watts. I centri di Google, quindi, necessitano di 1/4 dell’energia prodotta da una centrale nucleare. Ovviamente il calcolo è in tendenza di crescita poiché il flusso con cui vengono caricati sui server nuovi contenuti è costante ed esponenziale.

L’impegno dell’azienda statunitense per il futuro

Nei piani di sviluppo futuri Google sta già pensando da tempo (in realtà ha iniziato a farlo in maniera operativa) di affiancare ai Data Center delle vere e proprie aree che generino parte dell’energia necessaria al mantenimento delle sue strutture in maniera ecologica (fotovoltaico ed eolico). È un obiettivo verso il quale l’azienda si dice attivamente impegnata, cosciente della grande responsabilità che ha nei confronti dell’intero pianeta.

Perché la vita vera, almeno per ora, è ancora su questa terra ed in nessun cloud.

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