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Mixtape
Tha-Superme---Coez

‘Wu Tang’ e ‘Blu’, 2 singoli, 3 parole: flussi di coscienza

Interessanti analogie sconosciute tra Coez e yungest Moonstar

Tra repulsione stanca e flussi di coscienza

Coez
Coez

Sono due le uscite musicali più interessanti delle ultime settimane. La più recente è il nuovo singolo di Coez, uscito questo giovedì, 23 settembre. S’intitola ‘Wu Tang’ ed è la conferma che Coez stia attraversando un periodo musicale nel quale la sua ispirazione si realizza principalmente a partire dalle radici artistiche che gli appartengono. Un ritorno al passato che omaggia i Wu Tang Clan e riscalda una penna che Coez aveva riposto nel cassetto da qualche tempo. ‘Wu Tang’ è un flusso di coscienza che ammicca all’hardcore, la sensibilità di Coez esplora suoni e parole che danno vita ad una canzone ‘fuori di testa’, come ammette lui stesso nel brano.

L’altra novità degna di nota nel panorama musicale italiano è l’ultimo singolo di yungest Moonstar. S’intitola ‘Blu‘, è stato droppato a sorpresa ed è un flusso di coscienza più melodico e mesto, ma che trova nella follia artistica un’analogia interessante con ‘Wu Tang‘. Il singolo di Coez risulta più sovversivo rispetto alla spensieratezza malinconica di ‘Blu’, i due brani si estendono però comunque lungo una linea tematica stanca, espressione di un approccio apparentemente superficiale e menefreghista nei confronti della vita, che nasconde una delicatezza emotiva pronta ad esplodere, liberando sensazioni repulsive e pensieri fascinosamente appesantiti.

Il conflitto interiore di un cantautore storico

Wu Tang
Wu Tang Clan

Prima di ‘Wu Tang‘, Coez ci aveva avvertiti sulla sua volontà di ritornare alle origini con ‘Sembra un film’, seconda traccia nell’album ‘Beat Coin’ di Dj Gengis. E se quelle rime erano un sussurro di cultura musicale, ‘Wu Tang‘ è un omaggio hardcore alla storia dell’hip hop. Il ritornello della canzone parla chiaro: Coez ascolta spesso i Wu Tang, e quando lo fa si sente ‘fuori di testa’. A sostegno di questa sua affermazione, bisogna ammettere che la musica dei Wu Tang Clun farebbe venir fuori l’underground che si nasconde anche dentro l’anima di… Sergio Mattarella.

Insomma, per scrivere e registrare Wu Tang, Coez si è lasciato ispirare dall’omonimo collettivo musicale, riportando sulla sua musica le sensazioni che quei monumentali pezzi hip hop destano in lui. Un’esplosione sovversiva di suoni e parole, lo specchio di un’attitudine hardcore che mette da parte i sentimentalismi per lasciare spazio agli impulsi rabbiosi. Eppure il testo, per quanto certamente meno romantico rispetto al Coez degli ultimi anni, nasconde una profondità che contribuisce a renderlo innovativo.

Burattini, vi vedo muovere e non vedo i fili
Sento parlare ma non sento il feeling

E si può odiare per vari motivi senza essere cattivi
E si può urlare per vari motivi, tipo sentirsi vivi
Ti vogliono tutti bene, basta che sorridi

Wu Tang, Coez

Non è il solito grido di strada al quale, ormai, siamo abituati. Sembra più lo sfogo di un cantautore che, partito proprio da quella realtà di strada e passato successivamente per circostanze musicali da Radio e da hit estive, si ritrova adesso in un momento necessariamente riflessivo.

Rock, hip hop, metal… rabbia trattenuta a stento

L’hardcore di Wu Tang è il risultato di una somma matematica, i cui addendi sono identificabili con la voce di Coez e la strumentale di Sine e Ford. È inevitabile, non appena si schiaccia play su Wu Tang, si viene immediatamente catapultati in una realtà underground, rapiti dal riff di un basso che ti teletrasporta direttamente su una strada di periferia. Mi guardo intorno con stizza, il cappuccio sugli occhi nasconde un’espressione che mischia una stanchezza estrema con una rabbia trattenuta a stento.

L’entrata di Coez non fa altro che accentuare questa mia illusione, creando un setting caratterizzato da tumulti interiori, ‘nuotate in mezzo agli squali’ e ‘canzoni in testa che fanno ra-ta-ta-ta’. Il basso continua a suonare, generando scariche viscerali di adrenalina, e dopo la prima quartina arriva a sostegno la classica batteria incalzante, maestra nel fornire ritmo e ciclicità.

Ecco che, con lei, Wu Tang inizia a caricare esponenzialmente l’animo di chi la ascolta. Coez continua a poggiare parole di ferro su questi suoni, sciogliendo le catene del buon senso e ribaltando l’idea che si ha di paradiso, inferno e morte. Il nervosismo caotico s’insinua in questo rock hip hop e Wu Tang assume le sembianze di un pezzo heavy metal, per la mole di istinti sovversivi e la rabbia potenzialmente esplosiva che racchiude.

Blu come il mare intorno all’isola di Prospero

Blu
Artwork di ‘Blu’

Evidentemente, come afferma nei versi di ‘Wu Tang’, Coez ‘ne aveva pieni i coglioni di tutto questo cuore e questo amore’, forse la relazione che tanto lo ispirava fino a qualche anno fa non è finita tanto bene? Chi lo sa, come sempre del gossip ce ne frega il giusto. L’amore va e viene, così come la rabbia, la tristezza, la felicità. La skill di un cantautore è proprio quella di sapersi destreggiare tra tutti questi sentimenti. In ‘Wu Tang’ Coez ha riversato tutta la sua repulsione sociale, regalando 2 minuti e mezzo di follia musicale a chiunque ne avesse bisogno.

Io ero tra questi, ma devo ammettere che, finita la canzone, avrei una voglia furiosa di ascoltare questo pezzo dal vivo, magari saltando con foga sotto cassa, e non seduto su una seggiolina come se sul palco ci fosse Prospero!

Dopo ‘Wu Tang’ è il momento di ‘Blu‘, il nuovo singolo di yungest Moonstar. Lo switch di ambientazione, rispetto a Wu Tang, è evidente sin dai primi istanti della canzone. Qui, un suono bizzarro di chitarra, m’introduce in una realtà mistica e nostalgica, difficilmente affiancabile ad un luogo già presente nella mia memoria visiva (anemoia). E il titolo ‘Blu‘ si dimostra fin da subito perfetto per descrivere le diverse sfaccettature emotive che questa canzone può assumere.

Tutto d’un tratto, Peter Pan non vola più

Peter Pan
Peter Pan e Trilli

Il blu, se ci pensate, è un colore particolarmente intenso dal punto di vista sentimentale. A partire dalle colorazioni più chiare e distese, fino ad arrivare a quelle più scure e dense, il blu rappresenta perfettamente l’essenza magica di un flusso di coscienza. La magia è un concetto molto astratto, e per quanto determinati individui provino a concretizzarla attraverso esperimenti e trucchi che non mi hanno mai lasciato nulla di radicalmente profondo, essa si trova, nella pura essenza di sé, soltanto dentro l’anima di ognuno di noi. Io credo che il blu razionalizzi, almeno in parte, le correnti fluviali di magia che scorrono nella nostra anima.

Tutti quanti fanno cose ma non me la piglio
Se io guardo il cielo, è verde, trovo un appiglio
Ma qui tutti boss, io per il resto sto
Rivisitando tutto ma non mi ripiglio

Blu, yungest Moonstar

Come lo specchio di viaggi mentali, che soltanto chi si ferma a contemplare lo stupore può intraprendere, yungest Moonstar, in questa canzone, ha voluto raccontare le sensazioni che si provano quando ‘il cielo non è più blu’. Cosa succederebbe se, improvvisamente, dopo aver contemplato l’orizzonte sul mare, il sole che sparisce dietro una vetta o i propri pensieri che fluttuano con dolcezza e ritmicità, la realtà tornasse di prepotenza a mostrare i denti affilati, costringendoci ad abbandonare di colpo la magia, ritrovandosi a terra come Peter Pan senza Trilli?

Blu, rosso, verde, i colori delle emozioni

Il ritornello, forse, ce lo spiega. O meglio, ci spiega cosa succede quando yungest Moonstar non si trova più nel blu. Le ‘storie’ quotidiane, che oggi assumono un doppio significato se affiancate ai social network, fanno ‘prendere male’ yungest Moonstar che si ritrova sommerso da una lava (il rosso eccessivamente caldo, forse affiancabile alla rabbia e alla disperazione) pronta a ‘divorarlo’. Nel momento del bisogno si ritrova da solo, a contemplare una realtà che non sembra soddisfarlo più di tanto. Non gli resta che ‘spiccare nuovamente il volo’ verso il blu, dove nessuno sa come si sente.

Inizia dunque una strofa nella quale yungest Moonstar esterna, ancor di più, le sensazioni che prova ad osservare la realtà dal suo angolo artistico. Entra in gioco, qui, un altro colore, il verde, grazie al quale yungest Moonstar sembra ‘trovare un appiglio’. Una colorazione che può assumere svariati significati anche se, il primo pensiero, va sempre al verde della natura. Il colore della realtà non intaccata dalla mano umana, un vuoto di civiltà che, di riflesso, colma e razionalizza un vuoto interiore altrimenti difficilmente esplorabile. ‘Tutti boss’, tutti si atteggiano da boss, ma alla fine cosa rimane?

Una redditizia crisi d’identità

Tha Supreme
Tha Supreme aka yungest Moonstar

Pensandoci su, yungest Moonstar non ‘si ripiglia’. Il blu si sfuma, scivolando rapidamente verso una colorazione eccessivamente chiara o eccessivamente scura, tramutando a volte in bianco, altre in nero. E le persone intorno a lui gli chiedono: “Fra, giornata storta?”, ma lui risponde, senza tanti fronzoli, ‘che sia la gente ad essere storta’, riportando la nostra attenzione sulla limpidità sentimentale del blu, una magia intrinseca alla nostra anima ma troppo spesso spezzata dalla realtà circostante.

Ma chi si nasconde dietro ‘Blu’? E soprattutto, qual è il segreto per fare una musica così coinvolgente? Forse in pochi lo sapranno ma yungest Moonstar non è altro che Davide Mattei, in arte Tha Supreme.

L’artista classe 2001 ha deciso di creare questa seconda ‘entità digitale’, un secondo alter ego della sua persona che gli permette di pubblicare musica con due diversi pseudonimi, giostrando le pubblicazioni a suo piacimento. Quest’ambivalenza artistica potrebbe anche essere un richiamo alla natura puramente home made delle sue canzoni. Già perché, per chi non lo sapesse, Tha Supreme (o yungest Moonstar) è sia un produttore musicale che un cantante. I suoi pezzi sono interamente prodotti, suonati e cantanti da lui, e questo ovviamente contribuisce a rendere il prodotto finale particolarmente fluido e completo.

Giovani promesse, presto su Fifa

Un’ultima curiosità su blu: la canzone risale al 2016, yungest Moonstar l’ha pubblicata soltanto adesso ma la scrisse ben 5 anni fa. Giusto per informazione, nel 2016 aveva 15 anni! Ora, non che la portata artistica di un pezzo si misuri in base all’età di chi lo abbia prodotto, ma bisogna riconoscere che per un talento conti molto la proiezione futura dei suoi successi. E visto cosa ha fatto Tha Supreme (o yungest Moonstar) fino ad oggi, non smetterò mai di sostenere che, l’appena ventenne musicista, sia uno dei più promettenti sul panorama mondiale.

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