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Pop Filter
Lorde

Lorde e la sua scommessa cantautorale

Un cambio completo di sound rimanendo comunque se stessa

L’apripista di una scuola di successo…

Il terzo disco di Lorde esce in un momento storico strano, in cui vediamo le classifiche mondiale dominate da cantanti che potrebbero essere anagraficamente le sue cuginette, e artisticamente le sue figlie. Olivia Rodrigo e Billie Eilish ad oggi occupano insieme 6 posizioni della top 50 globale, mentre la cantante neozelandese ad ora stenta ad entrare nell’ambita classifica che ormai comanda i flussi della musica pop internazionale.

Eppure le due artiste americane sono assolutamente debitrici a Lorde e al suo rivoluzionare la figura della popstar femminile, tirandola fuori dalla nicchia upbeat e sensuale in cui era limitata da anni; Lorde che usciva nel 2013 con ‘Royals’ era una ragazza ancora minorenne che non ballava, non rispondeva agli strettissimi canoni estetici delle celebrità femminili dei primi anni 2000 e scriveva musica introspettiva e ricercata, proprio come tante altre cantanti che avrebbero conosciuto dopo di lei un successo prima impensabile.

…che decide di andare in controtendenza

E proprio quando il sound elettropop scuro e riflessivo che lei ha reso popolare si fa strada nel mainstream in un mondo che diventa anch’esso sempre meno allegro, Lorde pubblica un disco sicuramente non festaiolo ma che prova comunque ad essere luminoso, a partire dalla copertina in piena luce del giorno e dall’abito giallo associato al video e alle performance live. Da sempre sinestetica (associazione inconscia di suoni e colori) dichiara in un’intervista:

Melodrama era di colore violetto, mentre questo per me è assolutamente giallo/dorato, come il sole al massimo dello splendore. Per me è un specie di inno alla natura

-Lorde nella sua intervista ad ‘Hot Ones’
Lorde
Lorde durante una performance live del singolo ‘Solar Power’

Lorde in versione chitarristica

Il principale cambiamento nel sound della cantautrice neozelandese è nella strumentazione che fa da spina dorsale alle tracce di ‘Solar Power’: a differenza del suo esordio ‘Pure Heroine’ e del suo seguito ‘Melodrama’ che erano dischi profondamente ed intrinsecamente elettronici e anni 2000, basati su batterie elettroniche, sintetizzatori e tastiere.

Nel suo terzo album la cantante retrocede (o avanza) ad un sound basato quasi esclusivamente su parti chitarristiche, sempre sottotono e mai esplosive, ma comunque onnipresenti e dominanti, che immergono il disco in un’atmosfera che a tratti ricorda classiconi come Beatles e Rolling Stones, e a volte rimanda all’indie folk-rock contemporaneo; è molto significativa in questo senso la presenza dell’attuale reginetta del genere, Phoebe Bridgers, come corista nella title track.

Possiamo speculare a lungo su a cosa sia dovuta questa scelta sonora: forse questa dimensione solare di inno alla natura si esprime meglio con strumenti organici? Lorde aveva bisogno di cambiare sound dopo due album relativamente coerenti tra di loro? Le chitarre e gli strumenti suonati stanno lentamente tornando ad avere un ruolo nel mainstream e nelle mode del momento, come suggerisce anche l’inspiegabile successo della rockband di bandiera italiana? In ogni caso la scelta è a mio parere felice, e a modo suo rende il disco contemporaneamente moderno e senza tempo.

La maturità che lentamente arriva per tutti

A livello tematico il disco parla in tanti termini di crescita e di maturità, altro elemento che la distingue dalle più giovani colleghe teenager. Lorde, classe ’96, dall’alto dei suoi 24 anni riflette anche sul difficile rapporto che ha avuto con i media, spesso sparendo dai radar del pubblico per anni tra un’apparizione e l’altra; altrove si parla di bei momenti passati e gioventù perduta, ma non con la stessa drammaticità e senso tragico degli album precedenti.

Non ho idea di come questo articolo sia diventata una mia sessione di psicanalisi, ma ‘Solar Power’ è una crisi dei 25 anni vissuta bene e con serenità, dove si è pieni di incertezze ma non così tante come cinque o dieci anni prima e, forse, speriamo, si è anche imparato ad affrontarle meglio.

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