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Sogni d'Oro
Anima e sogni

La sede dell’anima? La sostanza di cui sono fatti i sogni

Il ruolo della ghiandola pineale nel sonno e nelle esperienze emozionali

Al centro del cervello è dove sta

Dare una spiegazione scientifica agli argomenti più astratti e inspiegabili può apparire cinico e asettico. Invece è l’esatto contrario: capire da cosa derivano alcuni aspetti ed alcune parti della nostra vita avalla ancora di più la convinzione che non siamo solo fatti di organi, nervi, ossa, sangue ma soprattutto di energia, di spirito, di anima.

Non c’è nulla di religioso in tutto questo. Eppure l’argomento, che riguarda ghiandole e metabolismo, è meravigliosamente legato al mondo dei sogni che, lo sappiamo, di concreto non ha nulla anche se, nei fatti, i sogni fanno parte integrante della nostra vita e possono cambiarla in meglio se ben impiegati. Anima e sogni sono due parole strettamente collegate tra loro, questo perché proprio la sede della nostra anima, o perlomeno quella che i pensatori del passato ritenevano fosse la sede della nostra anima, svolge un ruolo chiave nel sonno e nei sogni.

Anima e sogni: la ghiandola pineale
Anima e sogni: la ghiandola pineale

La pineale e il suo ruolo nei sogni

Si chiama ghiandola pineale (o epifisi) ed è una ghiandola endocrina, non più grande di una nocciola, ritenuta ‘sede dell’anima’. Il nome deriva dal latino ‘pineus’, che significa a ‘forma di pigna’. Tutti ricorderete il film denso di emozioni intitolato ’21 grammi ‘ che ha rivelato quello che sarebbe il peso che si perde al momento della morte: il peso dell’anima. Ma l’anima pesa veramente così? Ed è davvero dentro la ghiandola pineale?

Non lo so, mi piace crederlo. D’altronde non lo dico io, ma lo sostengono dei medici, e lo fanno dai tempi dei tempi. Erofilo, nel terzo secolo avanti Cristo, è stato il primo medico a parlarne, quindi la pineale già si conosceva ai tempi di Alessandro Magno. Il grande filosofo francese del diciassettesimo secolo René Descartes, noto come Cartesio, è stato il primo a definirla ‘sede dell’ anima’. La pineale si trova al centro del cervello, è lì da sola, in una location completamente unica ed isolata, una zona strategica dal punto di vista percettivo, emozionale e spirituale.

Questa ghiandola è deputata alla produzione della melatonina, un neurotrasmettitore che favorisce il sonno ed ha effetti benefici sull’organismo poiché agisce sul ritmo circadiano stabilendo il periodo di veglia e quello del riposo. Può essere influenzata da alcuni fattori: i cambiamenti delle condizioni fisiche, i viaggi molto lunghi, il fuso orario. In questi casi la ghiandola pineale si adatta alle nuove condizioni ripristinando l’equilibrio. Il suo buon funzionamento è fondamentale per il benessere psicofisico. È importante non solo per dormire bene, non solo per fare sogni dettagliati, chiari, ma anche per migliorare il nostro umore, per avere una maggiore energia e per rafforzare la nostra capacità intuitiva e decisionale. La cosa interessantissima è che è visibile nel feto dalla settima settimana di gravidanza, periodo che la tradizione tibetana ritiene essere quello in cui l’anima migra nel corpo.

Pineale e terzo occhio

Il terzo occhio
Il terzo occhio

La conoscenza della ghiandola pineale e il suo collegamento con il ‘terzo occhio‘ risale a tempi antichi. Il terzo occhio è stato rappresentato in diverse culture: l’occhio di Rha degli Egizi, l’iconografia simbolica della ‘Pigna’ del Vaticano, i reperti attribuiti agli Anunnaki della mitologia sumerica e in alcune raffigurazioni del Buddha.

Il ruolo del terzo occhio è fondamentale, seppur sia sito in una zona quasi sempre inutilizzata del cervello, quando attivo ed impiegato al meglio, consente di vedere cose che gli occhi normalmente non percepiscono e di percepire le frequenze del mondo spirituale. Si tratta di una facoltà che può aumentare l’intuizione su noi stessi e sugli altri, in particolare durante la notte, attraverso i sogni durante la fase REM del sonno, momento in cui la pineale è più attiva.

Mi sono convinto che l’anima non può avere in tutto il corpo altra localizzazione all’infuori di questa ghiandola, in cui esercita immediatamente le sue funzioni, perché ho osservato che tutte le altre parti del nostro cervello sono doppie, a quel modo stesso che abbiamo due occhi, due mani, due orecchi, come, infine, sono doppi tutti gli organi dei nostri sensi esterni.

Ora, poiché abbiamo d’una cosa, in un certo momento, un solo e semplice pensiero, bisogna di necessità che ci sia qualche luogo in cui le due immagini provenienti dai due occhi, o altre duplici impressioni provenienti dallo stesso oggetto attraverso gli organi duplici degli altri sensi, si possano unificare prima di giungere all’anima, in modo che non le siano rappresentati due oggetti invece di uno: e si può agevolmente concepire che queste immagini, o altre impressioni, si riuniscano in questa ghiandola per mezzo degli spiriti che riempiono le cavità del cervello; non c’è infatti nessun altro luogo del corpo dove esse possano esser così riunite, se la riunione non è avvenuta in questa ghiandola

René Descartes

La molecola dello spirito

La ghiandola pineale produce una molecola chiamata Dmt (Dimetiltriptammina) nota anche come droga dello sciamano. Ebbene sì: il nostro corpo produce sostanze psichedeliche. E lo fa proprio lì, nella sede dell’anima. La Dimetiltriptammina è una sostanza endogena, cioè prodotta dal nostro corpo, che è presente anche in molte piante in natura. Gli effetti di questa sostanza sono altamente psichedelici: provoca modificazioni profonde della coscienza, della sensazione dell’Io e della percezione del mondo circostante.

Nell’organismo la sua durata è estremamente breve poiché viene immediatamente metabolizzata e resa inattiva da particolari enzimi denominati Mao (monoamminoossidasi). Ma perché il nostro corpo produce una sostanza altamente psichedelica e perché questo avviene nel corpo umano in particolari ed estreme situazioni? La Dmt è la più nota delle triptamine, è stata sintetizzata per la prima volta nel 1931 da Richard Manske.

A quei tempi non erano noti i suoi effetti sulla psiche e così fu dimenticata fino a circa quindici anni dopo quando hanno iniziato a destare interesse della psicofarmacologia le pozioni degli sciamani sudamericani. La prima ricerca scientifica sulla Dmt risale al 1956 per mano (e mente) di Stephen Szara. Ecco le sue conclusioni.

Quando queste esperienze, come Dio, strane creature e altra mondanità, sono apparse nei nostri studi sulla Dmt, non abbiamo filosofato su di esse ma, come psichiatri, le abbiamo semplicemente classificate come allucinazioni

Szára, 2014

Ho visto cose che voi umani…

Nel 1984 lo psichiatra e farmacologo Rick Strassman ha condotto una ricerca sperimentale, finanziata dal governo americano che ha rivelato l’esistenza di uno stato della mente in cui si perde il contatto con la realtà. Secondo la fisica quantistica ci sono diversi livelli di realtà, e per capire la mente, è necessario farla espandere in modo ‘quantico’, proprio come la Dmt riesce a fare in modo naturale.

I volontari che durante le ricerche Rick Strassman sono stati sottoposti a sperimentazione di Dmt, a dosaggio controllato, hanno raccontato di contemplare i piani dell’esistenza universale, di aver visto le anime, di aver parlato con i defunti e comunicato con gli alieni.

Allucinazioni? Sicuramente in molti di voi lo penseranno, ma quale sarebbe il senso? Ma a cosa serve una ghiandola che produce sostanze allucinatorie? Non è forse più sensato pensare che lì siano prodotte le stesse sostanze di cui sono fatti i sogni? Che imparare ad impiegarle consente di vedere ciò che normalmente non siamo in grado di vedere?

La ghiandola pineale
La ghiandola pineale

Primo ed ultimo appuntamento con la Dmt

La pineale, lo abbiamo detto, è visibile nel feto a quarantanove giorni dal concepimento, quando avviene la differenziazione del sesso del nascituro. In questo momento avviene anche la prima secrezione della DMT, il cui picco di produzione si verifica durante il parto naturale in corrispondenza della spinta del nascituro. Ma c’è un altro appuntamento che l’essere umano ha con la Dmt: l’inizio dell’ultimo viaggio, quello della morte, del passaggio.

In questo momento la ghiandola pineale continua a produrre Dmt per oltre quarantotto ore dopo il decesso generando effetti altamente psichedelici, profonde modificazioni della coscienza, della sensazione dell’Io e della percezione del mondo circostante. A che pro? Non lo so, o meglio, ho una mia chiara idea sull’argomento, ma la tengo per me. Per ora ciò che conta è che nei nostri sogni il ruolo della sede dell’anima è importantissimo.

E sapere che lì, nel nostro cervello, circondata dal sistema limbico, con tutte le sue strutture cerebrali coinvolte nell’esperienze degli stati d’ animo, c’è una piccola ghiandola non più grande di una nocciola che contiene la cosa più importante di noi stessi, l’anima, mi porta un conforto enorme.

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