ARTICOLO
Sogni d'Oro
La fase Ipnagogica

Il segreto per catturare le intuizioni dal dormiveglia

La fase ipnagogica in 4 stadi: dove sta la sede delle idee geniali

La grande potenza dei sogni

Ma avete idea di quanto siano potenti i sogni? L‘attività onirica non si limita alla sola produzione del sogno (che sarebbe già tantissimo) ma è molto più ampia. Il sonno è un’attività davvero molto complessa ed è composta da diverse tappe, tutte ugualmente importanti. Ad esempio: avete presente quello stato di dormiveglia in cui non si è né completamente svegli né completamente addormentati, quando si visualizzano delle immagini o dei pensieri che immediatamente spariscono e che sono difficilissimi da ‘catturare’?

Ecco, si tratta di una fase del sonno chiamata Fase Ipnagogica. Il nome, di origine greca, rivela la sua funzione: ‘hypnos’ che significa sonno e ‘agogos’ che vuole dire ‘porta a’. È uno stato di coscienza particolare che conduce al sonno e che, se sfruttato adeguatamente, porta anche infinite opportunità.

Il mondo in cui si vive durante il sonno è talmente diverso, che quelli che faticano a prender sonno cercano prima di tutto di uscire dal nostro

Marcel Proust

I flash dell’addormentamento

Durante lo stato di coscienza ipnagogico la mente proietta nel campo mentale immagini, chiamate appunto immagini ipnagogiche. Questi ‘flash’ dalla scienza comune sono considerati come uno stato allucinatorio. Ma recenti ricerche hanno rilevato che si tratta invece di fenomeni strettamente collegati al sonno Rem. Secondo le ultime teorie lo stato ipnagogico non è uno stato di coscienza a sé stante, ma un sonno Rem ‘in incognito’ chiamato infatti ‘RemM covert’. Una sorta di sogno semi-cosciente, o semi-lucido, che avviene in modo spontaneo.

L’off topic è d’obbligo: i sogni lucidi, di cui parleremo in uno dei prossimi articoli, sono sogni dei quali si può dirigere la trama. Riuscire a farli è estremamente difficile ed eccezionalmente utile sotto diversi punti di vista che, al momento, non vi spoilero.

Impostazione del navigatore del sogno

Catturare le immagini, i flash della fase ipnagogica è un’impresa ardua, sono lì e dopo un istante… puff scompaiono. Essere consapevoli del contenuto di questo stato di coscienza sarebbe invece molto utile, in quanto trattandosi di uno stato di transizione si rivela altamente permeabile. Paragoniamolo all’impostazione del navigatore: durante la fase ipnagogica siamo in tempo a modificare l’itinerario, a scegliere il percorso migliore o la destinazione finale.

Lo stato di semi veglia, può condurre a sogni ricchi di idee brillanti, intuizioni e comprensioni. Ma esso stesso può essere fonte di spunti, suggerimenti, idee geniali, rivelazioni. Durante il dormiveglia si possono trovare spunti preziosissimi sia per risolvere problemi quotidiani che per sviluppare la creatività. Per questo, tutti, ma in particolare chi svolge attività creative, dovrebbero imparare a sfruttare la fase ipnagogica.

Da Dickens a Dalì: le idee colte nel dormiveglia

Salvador Dalì sfruttava la fase ipnagogica per le sue opere - dormiveglia
Salvador Dalì sfruttava la fase ipnagogica per le sue opere

Ci sono infiniti esempi che attestano questa teoria. Nella storia sono tantissimi gli artisti, gli scrittori, gli scienziati e gli inventori che hanno intenzionalmente sfruttato questo stato di transizione per trovare ispirazioni e idee creative e nuove. Tra i più significativi esempi di creatività avvenuti durante la fase ipnagogica ci sono Dickens, Goethe, Brahms, Poe, Twain, Klee, Stevenson, Wagner, Edison, Dalì.

Tutti loro, e molti altri, hanno esplicitamente ed intenzionalmente impiegato l’ipnagogico per creare le loro opere. Se artisti, scienziati, scrittori, generatori di opere geniali hanno usato il sonno, o, meglio, il dormiveglia per creare, perché non possiamo usarlo noi, per lo meno per trovare la soluzione ai piccoli, banali, problemi quotidiani? Oppure per finire la nostra tesi di laurea, o, ancora, per terminare quel libro al quale stiamo lavorando da mesi?

Le palle d’acciaio di Thomas Edison

Un ottimo esempio di come possa essere utile (ma la parola ‘utile’ è veramente riduttiva) la fase ipnagogica è data da Thomas Edison. Il grande inventore è noto per aver sfruttato questa condizione. Edison dormiva pochissimo, ma faceva molti sonnellini durante l’arco della giornata. Ogni volta in cui si trovava di fronte ad un problema che non riusciva a risolvere, faceva un pisolino, tenendo vicino a sé il suo blocco degli appunti e tenendo tra le mani due palline di acciaio.

Nel momento in cui si addormentava le mani gli si aprivano, e le palle di acciaio cadevano su due piatti appositamente collocati a fianco alla sua poltrona, sotto le sue mani. Il rumore delle palle di acciaio sui piatti, svegliava Edison proprio nella transizione di fase tra la veglia e il sonno e gli consentiva di cogliere tutte le idee creative e associative dello stato ipnagogico. Molte delle sue brillanti idee sono nate proprio in questo modo, forse anche la lampadina.

Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni che si svolgono in maniera irreale o illogica. O, per meglio dire, possono essere svincolate dalla normale catena logica degli eventi reali, mostrando situazioni che, in genere, nella realtà sono impossibili a verificarsi

Salvador Dalì

Le sotto-fasi dello stato ipnagogico

La fase ipnaogica è suddivisibile in quattro distinti stadi ognuno dei quali conduce, in modo progressivo, al rilassamento fisico e mentale. Ogni stadio sfuma in quello seguente. Vediamo tutte le quattro fasi di questo stato di dormiveglia che a noi pare trascorrere in un baleno ma che, in realtà è ricco di eventi. D’altronde, ormai lo abbiamo imparato, il sonno è, sì riposante, ma anche saturo di intense attività. E così lo è anche il dormiveglia. Ecco quindi cosa accade al nostro corpo ed alla nostra mente mentre stiamo per addormentarci, mentre stiamo per sprofondare nel meraviglioso mondo dei sogni, quando ci sembra di cadere nel vuoto o di galleggiare.

Thomas Edison usava la fase ipnagogica - dormiveglia
Thomas Edison

Prima e seconda fase : i lampi di luce e cadere nel vuoto

La prima fase dell’addormentamento è quella che consente di sperimentare il fenomeno della luce ideoretinica. Si tratta di lampi di luce e di colore, di macchie indistinte che si muovono, alle quali seguono dei movimenti oculari lenti.

Una sorta di televisore non sintonizzato, di tela neutra che inizia a creare lo sfondo. Con l’aumento del rilassamento inizia ad alterarsi la percezione del proprio corpo: in questa fase si possono sentire suoni amplificati, oppure si può avere la sensazione di galleggiare o di cadere nel vuoto, si possono avvertire sensazioni tattili.

Tutti i sensi possono essere coinvolti da questa seconda fase in cui si ha un incremento dell’attività immaginativa e durante la quale alle sensazioni fisiche si associano immagini visive statiche: volti, figure, oggetti o scene particolari.

Talvolta si tratta di immagini completamente scollegate tra loro, altre volte di immagini che hanno un collegamento. Sono pronta a scommettere che in molti, nel momento in cui hanno letto che una delle sensazioni che si provano nella seconda fase è quella di cadere nel vuoto, si sono riconosciuti. In effetti si tratta della sensazione più comune. È chiamata contrazione mioclonica, ed è generata dal tronco encefalico che è la parte più primitiva del nostro cervello.

Il suo scopo è quello di rilasciare la tensione muscolare accumulata. La resistenza nei confronti di questa esperienza può condurre ad un brusco risveglio, con un improvviso scatto muscolare. Quando si ha la percezione di cadere nel vuoto, quindi, il nostro corpo sta rilasciando lo stress accumulato durante il giorno.

La terza fase: fenomeni auto-simbolici

Nella terza fase lo stato ipnagogico sfocia in uno stadio in cui il pensiero tipico della veglia fatto di razionalità, senso logico e linearità tendono ad allentarsi, e lasciare spazio a forme di pensiero più arcaiche, primitive. Il bisogno di dormire abbandona le configurazioni classiche di pensiero. Iniziano a delinearsi i fenomeni auto-simbolici formati da immagini ipnagogiche che rappresentano simbolicamente la vita della persona e che si sviluppano in modo associativo.

Ad esempio, la preoccupazione per un esame potrebbe tradursi come un’ immagine in cui ci si vede correre su un’auto senza il volante verso un posto di blocco, senza aver la possibilità né di frenare né di controllare la direzione della macchina. Se si deve, invece, dire qualcosa ad una persona e questo preoccupa, il tutto potrebbe tradursi con un’immagine nella quale si attraversa un ponte con un pacco in mano. In questa fase c’è il contatto tra il sogno e la veglia, si allentano le redini del pensiero logico razionale, e qui può emergere l’apice della creatività non lineare.

La quarta fase ipnagogica: i sogni ipnagogici

La quarta fase è quella dell’addormentamento che fa scivolare nel sonno profondo. In questo stadio emergono fenomeni molto simili al sogno: i sogni ipnagogici. Si tratta di una continuazione e di un’intensificazione dei fenomeni auto-simbolici della terza fase caratterizzati da una maggiore stabilità.

La differenza tra il sogno ipnagogico ed il sogno ordinario è che quest’ultimo è dinamico, è caratterizzato da una storia articolata, mentre il sogno ipnagogico è fatto da impressioni tendenzialmente più statiche. Un’altra importante differenza è che in questo tipo di sogno, creato in una fase di transizione di stato, è presente una certa dose di consapevolezza, che rende facilmente questo sogno simile al sogno ‘lucido’, o quantomeno ‘semi-lucido’.

Un terreno fertile per il pensiero creativo

la fase ipnagogica - dormiveglia
La fase ipanogica

Lo stato ipnagogico può quindi essere considerato una sorta di ‘palestra’ in cui allenare la capacità di sognare lucidamente, ossia di mantenere la condizione di vigilanza consapevole anche nello stato di sogno. Inoltre, nella terza e nella quarta fase, favorisce l’innovazione creativa sfruttando l’elaborazione cognitiva che, in questi due stadi, scivola in uno stato associativo e simbolico e non è più limitata dai sistemi di riferimento convenzionali. Ci si svincola dal paradigma consolidato entro il quale vengono elaborate le informazioni, ed emergono in modo spontaneo le idee più improbabili, irrazionali, innovative, pazze, magiche, geniali, quelle che piacciono a noi insomma.

Si tratta di vere e proprie innovazioni qualitative rispetto allo status convenzionale che emergono, fioriscono grazie al mix sinestetico dei diversi canali sensoriali e cognitivi. In questa fase così illogica possono venire alla luce immagini collegate ad idee, formule matematiche associate a suoni, concetti combinati con emozioni e con esperienze di pura fantasia. Seppur il principio sintetico e simbolico lo si trova anche nel sogno, nello stato di addormentamento è più semplice cogliere queste creazioni perché è presente una traccia di consapevolezza legata allo stato di veglia che si trascina nella transizione.

Come usare lo stato ipnagogico per risolvere i problemi

Anche noi comuni mortali possiamo sfruttare la fase ipnagogica per essere più creativi, per risolvere i problemi, per trovare idee e soluzioni. Forse non arriveremo ad inventare la lampadina, ma potremo fare un salto innovativo personale uscendo fuori dagli schemi di credenze causati dal ragionamento convenzionale. “Come?” direte voi. A parte copiare l’idea di Edison e quindi procurarsi piatto e palle d’acciaio, ecco qualche suggerimento per usare a nostro favore la fase di addormentamento.

Prima di addormentarsi ci si deve concentrare sul problema che si vuole risolvere. Si deve tenere accanto al letto un block-notes per fissare al volo le idee che si colgono, si deve puntare la sveglia a 20 minuti, si rilassano corpo e mente e si scivola nel sonno restando consapevoli. Nel momento in cui si arriva alla fase auto-simbolica, si colgono tutte le associazioni e le idee creative.

Quando suona la sveglia si scrivono immediatamente simboli, idee ed associazioni senza cercare di elaborarli, giudicarli o analizzarli. Poi ci si concentra sull’analisi in una fase seguente. Si riesamina ciò che si è scritto, cercando spunti creativi e innovativi. Spesso i contenuti non sembrano direttamente connessi al problema, allora si cercano le connessioni, si trovano i significati, si scava nei contenuti.

Restare consapevoli durante l’addormentamento è dunque davvero importante. Oltre alla stato di veglia, lo stato ipnagogico è il primo stato di coscienza che permette di stabilizzare la consapevolezza di sé attraverso gli stati di coscienza ossia di restare consapevoli durante i cambiamenti di stato. Nel momento in cui si riesce a farlo si possono ricavare moltissimi stimoli creativi, possono arrivare soluzioni, idee, suggerimenti, non inventeremo la lampadina, ok, ma magari troveremo delle soluzioni. Sempre meno veritiero, quindi, il detto che “chi dorme non piglia pesci“, chi dorme ha una pesca super fruttifera.

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