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Malika Chalhy o Ayane? 140mila euro, ma l’insulto è gratis

I paladini della morale impegnati (come sempre) per uno scandalo dallo sfondo nero

Quello di Malika è uno scandalo fuorviante?

Il fatto è questo: Malika Chalhy – la giovane toscana cacciata dalla famiglia perché lesbica – ha usato dei soldi ricevuti in beneficenza come meglio preferiva, acquistando una Mercedes e un bulldog da 2.500 euro. Ora, premesso che si creda o meno nella felicità ottenuta attraverso l’acquisto sfrenato di beni materiali, resta difficile comprendere il motivo per il quale mezza Italia si sia scandalizzata alla notizia di uno dei tanti acquisti all’insegna del capitalismo sfavillante.

Una news talmente tanto sconcertante che, come al solito, è diventata simil-fake. Si, perché alla maggior parte dei lettori è bastato leggere il titolo dei numerosi articoli sulla notizia, per partire alla riscossa verso un bombardamento, via social, di insulti di ogni tipo. Peccato che siano stati mossi nei confronti della persona sbagliata, ossia la cantante Malika Ayane. Insomma, una massa di cittadini repressi che si sono scagliati contro l’artista, dopo aver letto semplicemente un titolo di giornale, contenente le 4 parole chiave della vicenda: Malika, lesbica, raccolta fondi  e sperperati.

Acquisti, gossip e fake news, ma fermarsi a ragionare?

Due paradossi in uno. Il primo: perché Malika, quella vera, non avrebbe potuto fare, dei soldi ricevuti, quello che meglio preferiva? Cosa avrebbe dovuto fare con quei denari? Accumularli e adorarli ogni giorno, per il resto della sua vita? E poi il secondo: possibile che non ci si riesca ad informare a dovere prima di parlare o, addirittura, di attaccare qualcuno? È bastato un titolo per scatenare la sommossa sui social. Bah, a volte sembra che i cittadini italiani si interessino più di gossip che d’altro.

Malika ha 22 anni quando i genitori scoprono la sua omosessualità. La loro reazione si merita il primo premio di genitore dell’anno: la cacciano di casa in tempo zero, senza dargli nemmeno la possibilità di recuperare gli effetti personali. Una ragazza catapultata in strada da un giorno all’altro, in quanto colpevole, ancora una volta, di aver provato ad essere se stessa. La vicenda è diventata popolare grazie alla videointervista di Fanpage, uscita circa 2 mesi fa, all’interno della quale Malika condivide i messaggi carichi di odio che i genitori continuavano a mandarle in risposta alle sue disperate richieste di aiuto.

Violenze che si susseguono senza urgenza

Malika

Insomma, un trauma da abbandono non del tutto indifferente, che forse può aver portato Malika a cercare nel lusso una via di uscita da pensieri poco piacevoli. Un’interpretazione psicologica possibile ma del tutto sconosciuta a chi ha deciso di attaccarla come se avesse rubato i soldi a qualcuno. Attraverso il crowdfunding aperto, Malika ha ricevuto circa 140 mila euro.

Ora, senza nulla togliere a chi ha deciso di donare per aiutare la ragazza a togliersi dalla strada, noi, che da sempre ci schieriamo a favore di una tutela legale e condivisa nei confronti delle persone discriminate, non abbiamo avuto bisogno di regalare soldi a Malika per far sentire la nostra voce. Preferiamo di gran lunga prendere posizione quando ben pochi hanno la volontà di farlo continuando a condividere le storie delle numerose discriminazioni che si susseguono nel nostro Paese.

Se torni ti ammazziamo, meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica

Madre di Malika

Crediamo che i soldi servano a poco, perché se non si risolve il problema alla radice, ci sarà sempre una nuova Malika, un nuovo Seid. Qualche giorno fa, al gay pride svoltosi a Milano, sono stati pestati altri due ragazzi che, come ricordo della manifestazione per la tutela dei propri diritti, si portano dietro un trauma cranico, la faccia tumefatta e delle ossa rotte. Però tranquilli, il Ddl Zan non s’ha da approvare.

Le maschere del lusso, è sempre carnevale!

Maschere

Comunque sia, mezza Italia sembra essere sconvolta dall’acquisto di una Mercedes da 10/15 mila euro e di questo cane da 2.500 euro. È bene ricordarlo, Malika ha ricevuto una cifra che si aggira intorno ai 140 mila euro, un mucchio di soldi che le potrebbe bastare per pagarsi l’affitto di un monolocale per un bel po’ di anni, pur togliendo i soldi sperperati con l’acquisto del macchinone e del cagnolone.

Quindi, secondo l’opinione degli scandalizzati, nonostante l’attuale e gigantesca esposizione degli adolescenti al lusso e alla ricchezza, malgrado musica, moda e attività sui social espongano i ragazzi, e anche gli adulti, ad una vera e propria ultramaratona verso l’acquisto di beni di lusso, e sebbene Malika abbia vissuto una vita probabilmente colma di traumi e rifiuti da parte delle persone a lei più vicine, non è possibile che questa ragazza abbia usato i soldi di questa eccezionale raccolta fondi per comprarsi una macchina e un cane! Praticamente Malika, dopo aver ricevuto una serie di insulti e attacchi sfrontati da parte della sua famiglia, si ritrova adesso ad avere mezza Italia contro, anzi, che, a quanto pare, la vorrebbe morta.

Uno, nessuno e centomila

Non ci stancheremo mai di dirlo, la sensazione di non potersi mai togliere le maschere per mostrare la propria nudità sentimentale è come vivere in una gabbia che può essere aperta soltanto dall’esterno. Scoprire, comprendere e accettare di essere diversi, nella nostra società, comporta una conseguente crisi d’identità, e un declino esistenziale, ai livelli della storia di Vitangelo Moscarda. Noi saremmo curiosi di parlare con Malika, per capire se questi soldi, questa Mercedes e questo cane possano colmare, anche soltanto in minima parte, quel vuoto lasciato dai giudizi meschini e denigranti delle persone che le avrebbero dovuto dare tanto amore.

E saremmo altrettanto curiosi di parlare con tutte quelle persone che, cavalcando l’onda mediatica dello scandalo di Malika, gridano al complotto lgbt e alla minaccia omosessuale nel Bel paese. Forze dell’ordine che massacrano i detenuti, quarantenni che prendono a calci e pugni una coppia di minorenni omosessuali, patriottismo dilagante nell’anno 2021, gente che dopo la vittoria dell’Italia con l’Austria (e ora anche dopo quella sul Belgio) cantava a gran voce ‘Il Piave mormorava’, economia che va a rotoli, esseri umani sfruttati come bestie per farci avere un pomodoro fresco nella caprese, ma il problema è questa povera Malika, una ragazza che si è permessa di usare i soldi di sua proprietà per comprarsi quello che preferiva!

Ma è Malika Chalhy o Ayane?

Malika Ayane
Malika Ayane

E poi c’è lei, Malika Ayane, la cantante Italiana che ha partecipato 5 volte al Festival di Sanremo e che ha ottenuto numerosi riconoscimenti musicali nel corso della sua carriera (tra i quali un TRL award, quattro Wind Music Awards, un Premio Lunezia ed un Premio Roma videoclip). L’artista se ne stava probabilmente tranquilla in qualche località marittima a godersi le fiamme d’inizio luglio, quando si è vista arrivare sui social una marea di insulti provenienti da ogni parte.

Cari fulmini di guerra che mi intasate la mail e i social con insulti o espressioni di solidarietà, ho una notizia per voi: la Malika che cercate non sono io. Incredibile che nel 2021 ci siano più donne con lo stesso nome, eh?

Malika Ayane

Chissà cosa avrà pensato all’inizio. Immaginiamo il terrore di un personaggio pubblico così conosciuto, alla sola idea di aver pronunciato una frase in qualche modo fraintesa. Ma la povera Malika Ayane non aveva fatto o detto nulla che si meritasse questa sequela di parole taglienti come sciabole cavalleresche. O meglio, forse ha fatto, a suo tempo, l’errore di scegliere il suo vero nome come pseudonimo musicale. Perché, i nostri carissimi e le nostre carissime paladin* dell’integrità morale, disinformati come Giovanardi sulle droghe leggere, hanno scambiato la cantante per la Malika vera. Presi dall’irrefrenabile voglia di sfogarsi con questa sciagurata Malika, hanno scelto quella sbagliata.

Urgenze sociali travisate

Il senso di questo articolo è chiaro: porsi domande piuttosto retoriche sulle cause psicologiche che hanno portato Malika ad acquistare una Mercedes e un bulldog e sulle volontà degli scandalizzati pronti ad offenderla ed attaccarla come se avesse rapinato la zecca di Stato. I soldi non risarciscono le ferite profonde del passato, non le disinfettano nemmeno. I beni materiali non aiutano ad accettare i traumi vissuti.

Donare soldi non significa aiutare chi soffre una violenza mentale così straziante, è soltanto un modo per prendere una scorciatoia e continuare a vivere la propria vita come se nulla fosse. Discriminazioni, violenze fisiche e verbali, emarginazione sociale. Tutte questioni scottanti che meritano di essere risolte il prima possibile, e che poco c’entrano con un crowdfunding, una Mercedes e un bulldog.

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