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Mattak rap

Mattak, 14 tracce di ‘Riproduzione Vietata’: veri cimeli rap

Per chi si ostina a dire che l'hip hop sia morto, un album da ascoltare

Un regalo per l’estate dei rappusi

rappusi

Mattak ha fatto un regalo al rap italiano che vale più di ogni possibile dono materiale. Per gli amanti della cultura hip hop, un album, che è veramente una manna dal cielo. Direttamente dalla Svizzera, da anni porta suoni che, nella scena rap contemporanea, sembrano sempre più distanti. Ieri notte è uscito con il suo primo album da solista, intitolato ‘Riproduzione Vietata’. Si è dimostrato ancora una volta il ‘re degli incastri’, tra i rapper contemporanei nessuno ne chiude quanti lui, forse Madman, dal quale Mattak ammette di aver imparato tanto. Da sempre amante del boom bap, non si è mai lasciato plasmare dai trend musicali, mantenendo integra la sua identità artistica.

E se qualcuno dovesse essere particolarmente affascinato dai suoni old school, farebbe certamente bene ad ascoltarsi questo disco. Perché l’hip hop, prima di soldi e successo, è libertà di esprimere se stessi attraverso le rime. Forse chi scrive solamente di fama e droghe varie, non ha tanto di più interessante da dire ma non è questo il caso: Mattak si racconta, attraverso il rap, come farebbe un poeta con le poesie o uno scrittore con un’autobiografia, anzi, l’hip hop di Mattak è poesia e autobiografia.

Mattak in fuga dal laboratorio

Descriversi attraverso la scrittura richiede un certo lessico, pensate farlo incastrando le parole con un’infinità di rime e figure di suono quanto sia complesso, almeno per noi comuni mortali. Per Mattak, invece, la storia è ben diversa. E siccome ultimamente si vedono in giro invenzioni fuori di testa come la bellissima Jia Jia, non sarà che Mattak sia fuggito da qualche laboratorio di robotica? Bah, noi nel dubbio lo tratteremo come un essere umano, d’altronde Jia Jia non è una donna?

Tra i vari guai non cadi mai, io sto in mezzo a una lotta
Mi sento come marinai che hanno perso la rotta
E quindi cosa importa stringere, issare le vele
Se dovunque andrò io dovrò fingere di stare bene

Mattak, ‘L’anima giusta’

Bene, qualora qualcuno fosse rimasto col beneficio del dubbio, dopo aver ascoltato il primo pezzo del disco possiamo assicurarvi che Mattak sia un essere umano. Nonostante gli incastri da tetris, le emozioni che fluttuano all’interno de ‘L’anima Giusta’ sono umane, talmente umane da strapparci più di una lacrima.

Sulla produzione di Diego, un boom bap melodico degno dei tempi d’oro di Bassi Maestro, Mattak entra subito con il ritornello del pezzo, descrivendo il senso di smarrimento che prova mentre vive le sue giornate in delay. Con un’intonazione dolce e rilassante, che a tratti ricorda Frah Quintale, scivola sui suoni come la pancia di un pinguino sul ghiaccio, procurando una leggera pelle d’oca, pronta a raggiungere il suo picco nella prima strofa.

Tra qualche anno nei libri di letteratura

Mattak

Con la trasparenza del PMMA ci porta alla scoperta delle sue insicurezze e dei suoi dubbi esistenziali, ricordandoci ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che essere veri è la forma d’arte più bella che ci sia e la componente più importante della musica rap. La seconda strofa, probabilmente, è la descrizione più adatta che troveremmo nel vocabolario accanto alla parola ‘vuoto‘. Sentirsi vuoti è la condanna più grande che ci sia, ma non affrettatevi a riempire pensieri vacanti con oggetti o persone che poi spariscono nel nulla. Affidatevi alla musica di Mattak e non resterete delusi. Così come non vale la pena scervellarsi alla ricerca di canzoni rap, degne di questo nome, nella scena italiana.

Sei come la police che stende e appizza canapa
È un oltraggio come a Napoli prendere la pizza all’ananas
Mi han rotto il cazzo questi mezzi artisti
Che scrivon testi finti e poi suonano a prezzi fissi
Saremo pessimisti ma con gli stessi rischi
Di fare banger rap e pezzi tristi finché tu ne apprezzi i dischi

Mattak, ‘Capitan Ametrica’

C’è ‘Capitan Ametrica’ per voi, la seconda traccia dell’album di Mattak. Un pezzo prettamente auto celebrativo, nel quale il re degli incastri sfoggia una metrica che meriterebbe una critica letteraria da parte dei docenti di tutta Italia. Con le tracce numero 3, 4 e 5 arrivano un po’ di featuring. ‘Tutti in riga’ con Wiser Keegan ci rassicura sul fatto che Mattak sappia rappare anche su una base trap. Tra extrabeat e rime a profusione, il professore insegna alla scena come trattare un beat trap senza cadere in testi poveri di rime come una canzone di Vasco Rossi (senza nulla togliere a Vasco, tutt’ora più underground della maggior parte dei cantanti di successo).

Sentimenti misti come i suoni

Per i deboli di cuore c’è spazio anche per una canzone d’amore, ‘Starlight’. Nonostante la continua ricerca di incastri, Mattak riesce a tirar fuori un romanticismo spiazzante, più profondo della maggior parte delle canzoni pop italiane. Ci lascia intendere un amore difficile e travolgente, dipinto dalla sensibilità di Mattak, alla continua ricerca di conferme che sembrano sfuggirgli. Ricordi di momenti speciali, incertezza del presente e ansia per il futuro con una costante: l’amore di questa persona sembra avere un impatto emotivo impetuoso su Mattak, e noi la ringraziamo, se i risultati sono questi è bene che la storia continui.

Ci sono volte in cui non mi sento degno
Ed averti è un premio che penso di non meritare
So che dovrei calmarmi, sembra banale ma certa gente è più fragile
Certo, dovrei amarmi, però amare te è nettamente più facile

Mattak, ‘Starlight’

Abbiamo deciso di raggruppare le canzoni con i featuring. I testi di Mattak meriterebbero un’analisi approfondita, condotta strofa per strofa, ma le tracce dell’album sono 14 ed è veramente difficile scegliere quelle più significative. ‘Uh beibi’, con il featuring di Funky Nano, è un tributo al funky hip hop. La base farebbe ballare anche un legno ed è di Dj Fustcut, uno dei produttori che hanno fatto, e continuano a fare, la storia della musica hip hop in Italia. Il fuoriclasse romano ha prodotto anche le tracce numero 9, 10 e 11. ‘Tandem’ con ZZ, la numero 9, rischia di comprimere l’intero vocabolario italiano all’interno di una singola canzone.

Strofe che trasudano cultura e lessico

Murubutu

Mattak e ZZ si alternano quartine di altissima qualità, contribuendo a diversificare i flow con una fluidità che seduce l’udito di ogni vero appassionato di rap. ‘M&M, Pt 2’ featuring Marteena è un regalo per chi ascolta Mattak dagli inizi della sua carriera. Dopo la parte 1 uscita 5 anni fa, i due hanno deciso di fare la seconda, mischiando ancora una volta due delle penne più dotate della scena. Marteena, secondo il nostro modesto parere, è la metrica fatta donna. Con la fotta di chi sa come rappare, è la conferma che la voce femminile sta sul boom bap come una ciliegia sul fiordilatte. E per finire con le monumentali produzioni di Dj Fastcut, la traccia numero 11 intitolata ‘Narciso’.

Fra le ninfe che respinse rubò il cuore pure ad Eco
E fra le mille che distinse dall’amore del suo ego greco
Lui, sì misero, in fila ad aspettare il bello stile
Ad attirare mille mire, le mille ire divine
La catarsi che era pronta forse non andrà a buon fine
Perché anche nell’Oltretomba andò a specchiarsi nello Stige

Murubutu, ‘Narciso’

C’è poco da fare, dove c’è Murubutu il livello si alza esponenzialmente. Le citazioni ed i riferimenti culturali, in questo pezzo, sono molteplici. Un chiaro riferimento alla mitologia greca, con la figura di Narciso, che permette a Mattak di scrivere una delle strofe più evocative del disco. Un amore impossibile, un’ossessione miope per la bellezza di un viso che si sfoca in uno specchio d’acqua. Amare o innamorarsi di se stessi? Volersi bene o compiacere la propria bellezza? Una sottile differenza separa il narcisismo dalla consapevolezza di sé. Studiare la mitologia greca con la musica? Si può, le strofe di Murubutu ne sono la conferma. Tra Ulisse, Dante ed Eco, dalla cultura letteraria a quella hip hop.

Il gusto o l’estetica? O forse entrambi

‘Cibo Capolavoro’ con E1S ci spiega come sia possibile un album così pieno di rime ricercate e colme di significato. Mattak ci racconta il suo processo creativo, tra manie di perfezionismo, ispirazione all’orizzonte e la paura che il livello delle sue rime rispecchi quanto valga veramente la persona di Mattia Falcone (beh, se anche fosse stai tranquillo Matti, il livello sembra piuttosto alto). Dalle strofe si evince un forte desiderio di differenziarsi dagli altri rapper, attraverso la costante ricerca di intrecci di parole davvero inediti.

Forse per qualcuno potrebbe sembrare un’attitudine fin troppo maniacale, ma quello che ci sta descrivendo Mattak è l’ingrediente fondamentale per essere un grande rapper: l’irrefrenabile voglia di prevalere sul resto della scena non tanto esibendo la ricchezza materiale o i numeri degli ascolti, quanto più attraverso rime e flow sempre più originali, personali e innovativi.

Non sono neanche al primo, sono già in para per il terzo disco
Perché su un pezzo ci sto ore finché correggendo lo impreziosisco
Neanche tanto per il grano o per lo sgamo del mio prezzo fiss
Ma perché voglio essere il più bravo e perché sono schiavo del perfеzionismo

Mattak, ‘Cibo Capolavoro’

In questo genere musicale la competizione esiste, e sarebbe una leggerezza negarlo, ma essa, ultimamente, da sana e fondata su giochi di rime e valori culturali, si è trasformata in una gara a chi guadagna più soldi e fama. E1S, nel ritornello, ci ricorda che un piatto nuovo è sempre quello più buono e l’apparenza non può contare più del gusto: Mattak e E1S hanno cucinato del cibo capolavoro, da 5 stelle Michelin, pronto per essere gustato dalla famiglia dell’hip hop Italiano.

Musica dammi la forza

musica

Le ultime due tracce del disco chiudono il viaggio di ‘Riproduzione Vietata’ lasciandoci prima ballare con ‘Il buco dell’Odds On’ per poi darci un’ennesima scarica di emozioni forti con la canzone che chiude l’album, ‘Segnavento [outro]’. Qui Mattak si lascia veramente andare al rap che parla di sé, non c’è nessun riferimento a cose o persone esterne alla sua persona.

In quelle notti qui c’è un gelo spietato
Alzo lo sguardo volto verso il cielo stellato
Ci cammino con gli occhi e parе un sentiero sterrato
Chе fa sembrare l’ignoto ed ogni mistero svelato

Mattak, ‘Segnavento [outro]’

Una base melodica e orientale, prodotta da R-Most, sulla quale Mattak dà inizio ad un giro sulle montagne russe dei sentimenti più profondi, che lascia un segno indelebile nell’essenza di chi ha ascoltato questo disco con una certa attenzione. Passioni e pensieri contrastanti mi riempiono la testa tutt’ora. Eppure è già passata qualche ora dall’ultimo ascolto. Forse questo articolo non l’ho scritto io, ma la musica stessa di Mattak.

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