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Dalla cassetta a Spotify: l’evoluzione dell’ascolto musicale

La svolta Internet. Per qualcuno 'si stava meglio prima', ma prima com’era?

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La teoria della nonna

Prima di YouTube e di Spotify. Addirittura prima di Internet – perché c’è stato un mondo così – , ma come ascoltavano la musica le persone? Ci siamo evoluti e con noi anche la fruizione musicale. “Si stava meglio quando si stava peggio”, direbbe mia nonna. Ma com’era questo stare meglio nel peggio? Che tipo di esperienza mistica era sentire la musica? Se lo domandano tutti i giorni i nativi digitali, oggi ce lo siamo chiesti anche noi. E spoiler alert sulla risposta: sì, carissimi, la fruizione musicale pre-Internet esisteva, ed era ugualmente bellissima.

Nostalgia anni ’80: la fruizione musicale prima di Internet

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È il 1985 e sei nella tua camera interamente tappezzata di poster, un po’ alla ‘Ferris Bueller’s Day Off’ (se non lo hai ancora visto, ecco un assaggio). Sei davanti allo stereo e ti stai godendo la tua fantastica microcassetta Olympus appena registrata: dentro ci hai messo un po’ di The Smiths, qualche nota dei Simple Minds, e ci hai buttato su anche qualcosa firmato Smashing Pumpinks, perché no?

Cugina della musicassetta sviluppata negli anni ’60, la microcassetta prodotta dalla Olympus fa scalpore, ottenendo un enorme successo, solo durante gli anni ’80-’90, permettendo un utilizzo di questi strumenti a nastro totalmente nuovi. Con la microcassetta, infatti, si aprono le porte di un mondo completamente innovativo: dal 1982, molti artisti iniziano ad incidere le proprie canzoni su microcassetta anche in stereofonia, grazie all’introduzione di nuovi apparecchi in formato stereo in grado sia di registrare che di riprodurre il suono.

È solo la metà degli anni ’80, la vita è semplice e bella, e non te lo immagini mica che in una quindicina d’anni qualcosa di più grande si porterà via la tua preziosa collezione di microcassette.  

L’arrivo del Cd: il cerchio arcobaleno simbolo della rivoluzione digitale

fruizione musicale cd

Non possiamo parlare di evoluzione della fruizione musicale senza citare il cd. Il disco compatto, creato dalle menti di Sony e Philips, che segnò gli anni ’80 per la sua innovazione digitale: un cerchio rotondo, con un buco in mezzo ed un lato arcobaleno, in grado di registrare tracce audio digitali al suo interno.

Ma di dischi rotondi c’erano già i vinili, con il loro prezioso tocco vintage. A che servono ‘sti cd? A cambiare e migliorare l’esperienza di fruizione musicale, ora è il poter finalmente ovviare al problema legato ai supporti analogici: la noiosissima usura del disco su vinile ogni volta che veniva utilizzato, dovuta al consumo del disco dato dal su e giù della puntina del giradischi.

Dagli anni ’80, l’ascesa al potere da parte dei cd fu rapidissima: il primo cd a superare il milione di copie fu ‘Brothers In Arms’, album dei Dire Straits del 1985, che permise, insieme ad altri, di decretare la supremazia del disco compatto sul vinile, negli anni ’90.

So many different worlds
So many different suns
And we have just one world
But we live in different ones

Dire Straits

La musica liquida approda in città

fruizione musicale musica mp3

Siamo nel 1995 e la musica liquida, ossia quella porzione di musica fruibile senza i supporti fonografici tradizionali, fa finalmente capolino e approda nelle case degli individui, stravolgendo ancora una volta la fruizione musicale del mondo. Arriva l’Mp3, molto roba da primi del 2000: un algoritmo capace di creare un sistema in grado di codificare un segnale digitale basato sulla percezione del suono. Wow.

Un mondo di dati all’interno di una simil chiavetta Usb, che contiene una quantità enorme di file musicali. E la novità introdotta dall’Mp3 è proprio questa: la compressione dei dati, con conseguente rimozione di suoni non udibili dall’orecchio umano, in modo tale da risparmiare spazio e permettere una selezione musicale pressoché infinita. Dai Nirvana a Britney Spears, l’Mp3 sempre carico di brani ascoltati per caso nelle classifiche di Mtv (questa ormai sconosciuta), ma soprattutto, la possibilità di sentirle in loop.

We <3 2000: la fruizione musicale ai tempi di Internet

fruizione musicale spotify

Arriva Internet, che si porta dietro una scia di cambiamento senza precedenti. Nessuno aveva previsto l’impatto che tale invenzione avrebbe avuto sulla razza umana. Nessuno aveva previsto l’orda di zombie che saremmo diventati per via delle facce sempre attaccate agli schermi. Come non avevamo immaginato il cambiamento della fruizione musicale da ‘mi scarico le canzoni sull’mp3’ a ‘creo una playlist doccia su Spotify.

E non sto mica a giudicare tale cambiamento. Certo, mica brutto, se ci penso, vivere ai tempi degli store di vinili e farsi firmare ‘Station to Station’ dal Duca Bianco in persona. Però siamo felici eccome di ascoltarlo su Spotify senza la fatica di recarsi al negozio di dischi e comprare il cd. Molto felici.

L’avvento di Internet e di piattaforme come YouTube e Spotify hanno cambiato la storia: è la prima volta che ci troviamo difronte ad una realtà in grado di offrirci la stragrande maggioranza della musica presente sul pianeta Terra allo stesso prezzo irrisorio che avrei pagato per un cd negli anni ’80. E non solo musica: radio e podcast fanno parte del pacchetto e convergono l’una dentro l’altra, offrendo qualcosa che non si era mai sperimentato prima.

Una musica alla portata di tutti

Forse tutta questa musica ‘facile’, questa fruizione musicale immediata, potrebbe condurre ad un ascolto sempre più piatto, più superficiale, ad una tendenza a non apprezzare gli artisti (quelli buoni davvero) e la musica (quella buona davvero), troppo abituati come siamo ad usufruirne ogni secondo e con ogni mezzo. Però caspita, parliamoci chiaro, che bello è star seduti in aereo e avere una playlist intera da pompare con le cuffiette persino tra le nuvole?


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