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Cannabis, 6000 piantine in corteo a Roma, Firenze e Bologna

Un weekend di metà giugno con un unico obiettivo: la liberalizzazione

Questione d’interesse e d’informazione

Cannabis

Cannabis libera, che dilemma! Una nuova iniziativa è vicina, fra le molteplici promosse negli ultimi anni per cercare di dirimere una questione difficile, magari interessando i disinteressati ed informando i disinformati. E l’intento del movimento delle sardine, megliolegale e l’azienda canapisti che, nei giorni 11, 12 e 13 di giugno, scenderanno nelle piazze di tre diverse città italiane – rispettivamente Roma, Firenze e Bologna – è chiaro: provare nuovamente a sconfiggere il tabù proibizionista che grava sulla cannabis. Politicamente parlando, la questione della liberalizzazione è sulla bocca di tutti e di nessuno.

Nel corso degli anni svariati esponenti politici, più o meno conosciuti, si sono schierati a favore di una riforma antiproibizionista. Tuttavia si tratta, nella maggior parte dei casi, di semplici dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. A parole sembrerebbero essere tutti d’accordo sull’urgenza di regolamentare questo mercato, ma quando si dovrebbe passare all’azione, tutti si bloccano, si nascondono, magicamente scompaiono. Interviste, promesse e programmi politici che sembrano avere come unico obiettivo quello di attirare l’attenzione, di farsi amica una grande fetta di popolazione italiana.

Il saggio non sa tutto, sa di non sapere e s’informa

Purtroppo esiste una serie di fraintendimenti spiacevoli, fuorvianti e controproducenti. Ogni volta che viene pronunciata la frase ‘le droghe sono tutte uguali’, la scienza si mette giustamente a piangere e qualche vittima di overdose da droghe pesanti si rigira nella tomba. La cannabis non fa parte della tabella 4 dell’Onu (quella delle sostanze ritenute più pericolose), è 114 volte meno letale dell’alcool, non causa alcun tipo di danno cerebrale negli adulti, ha un indice di dipendenza e un rischio di eventuali danni fisici di gran lunga inferiori ad alcool e tabacco (basta consultare alcuni dati nel dettaglio) eppure, ad esempio, per l’onorevole Matteo Salvini le droghe sono tutte uguali“.

La marijuana resta la sostanza stupefacente maggiormente consumata in Italia. Lo conferma la Relazione annuale (2020) della direzione centrale per i Servizi antidroga

Ministero dell’Interno

È nota l’efficienza terapeutica della cannabis nella cura di svariate malattie, quali sclerosi multipla, fibromialgia, disturbi alimentari, epilessia, Parkinson, insonnia, ansia, depressione, spasmi e dolori muscolari, artrite ed emicrania. Si utilizza per combattere le spiacevoli conseguenze della chemioterapia, alcuni recenti studi aprono alla possibilità di un aiuto da parte della molecola del Thc nel contenere l’espansione di cellule tumorali, specialmente nel cervello, eppure per l’onorevole Giorgia Meloni la droga fa male, tutta.

Caro Stato ma quanto ci perdi?

Antiproibizionismo cannabis

Il 30% dei nuovi ingressi in carcere è legato all’articolo 73 del testo unico sugli stupefacenti, e questa storia va avanti da anni. Sapete quanto ci costa tutto ciò? Circa un miliardo di euro ogni anno. Il proibizionismo ha fallito da tempo: si cerca di arrestare più persone possibili nella speranza di porre fine ad un mercato illecito che puntualmente torna più forte di prima. Spendiamo soldi e riempiamo le carceri da 100 anni. Nella vana speranza di arrestare l’inarrestabile?

Per quanto riguarda il consumo personale di cannabis, in Italia è punito come illecito amministrativo (articolo 75). Il problema è che passare dall’articolo 75 all’articolo 73 è veramente un attimo: se per consumo personale si accumula una quantità superiore ai 10 grammi, automaticamente si viene incriminati per spaccio. Lo stesso vale per la coltivazione: nel nostro Paese non è concessa. Praticamente, è come lo Stato incoraggiasse i consumatori ad acquistare il prodotto dal mercato illegale. L’acquisto in sé non costituisce reato penale, ma la coltivazione sì. È un assurdo paradosso? Insomma, pare che se un cittadino intenda consumare cannabis per uso personale, farebbe meglio a recarsi dallo spacciatore piuttosto che coltivarsi qualche piantina sul terrazzo. Pare ridicolo, ma è la realtà.

Legalità? Troppo scontata

Tanti consumatori non ci stanno: nel nostro Paese si stima ci siano almeno 100 mila persone che coltivano cannabis. Tra campagne di disobbedienza civile (ad esempio ‘iocoltivo’), prese di posizione di parlamentari (che poi spariscono), manifestazioni nelle piazze e proposte di legge (che sembrano svanire nel nulla), tanti, troppi cittadini italiani rischiano ancora la galera per aver scelto di autoprodursi una sostanza dalle mille applicazioni e dal basso rischio. Se davvero si volesse ostacolare lo spaccio e la criminalità, perché non lasciare la libertà ai singoli cittadini di prodursela da soli?

Spagna, Olanda, America, Canada e tanti altri: in giro per l’Europa e per il mondo, la cannabis diventa una risorsa economica, un mercato libero che fornisce introiti controllati per lo Stato piuttosto che guadagni sporchi per la criminalità. Nello Stato di Washington, se ti vaccini, ricevi in regalo una canna. In Canada, nel 2020, il mercato nazionale è cresciuto del 61%, arrivando a quota 2,6 miliardi di dollari.

Sui giornali i politici insistono, anche se ormai sono così distanti, quanti problemi ci fanno sul fisco, la soluzione ce l’hanno davanti

Fabri Fibra

Di recente, anche lo Stato di New York ha annunciato la legalizzazione della cannabis e, secondo le stime, essa produrrà oltre 700 milioni di dollari e creerà oltre 50 mila posti di lavoro, entro il 2027. La decriminalizzazione negli Usa, a livello federale, vale oltre 14 miliardi di dollari. Tutti soldi che entreranno nelle casse dello Stato entro il 2030.

Ancora una volta, la libertà compromessa

Dispensary cannabis

Ma se gli studi scientifici ed il guadagno economico non dovessero bastare, ci piacerebbe a ribadire un concetto chiave: ognuno sia libero di agire su se stesso come meglio preferisce, nei limiti del rispetto della collettività. Cosa significa questo? Un cittadino che fuma una canna, coltiva una piantina o colleziona infiorescenze di cannabis non può rischiare la galera. Perché fin quando si agisce su se stessi, in casa propria, senza intaccare minimamente l’ordine sociale, il problema non sussiste.

Non chiederemmo mai e non vogliamo assolutamente, ad esempio, che sia permesso guidare la macchina dopo aver assunto cannabis e nessuno ha la presunzione di consumarla al fianco di una persona che ne risulti disturbata. Ma se esistono le enoteche, i drink shop, i bar e i tabaccai, pure in Italia, potrebbero nascere dei cannabis shop (i famosi dispensari americani), dei coffee shop (tipici di Amsterdam), dei distributori controllati di marijuana.

E non si tratta di una richiesta che fa leva sulla sfrenata volontà di sballo, bensì sulla certezza che un mercato controllato dalla legge sarebbe certamente più sicuro. Perché parlare di cannabis in pubblico non dovrebbe essere un tabù, bensì una possibilità per informarsi, per avere dei consumatori responsabili. Cosa che oggi, purtroppo, non è.

Aspirante saggio? Leggi qui

Chissà se, chi si rifiuta categoricamente di parlare di questa pianta, conosca la differenza tra cannabis sativa ed indica, tra Thc e Cbd, tra un profilo terpenico e un altro, tra infiorescenze ed estrazioni. Nei Paesi dove il mercato della marijuana è libero, ci sono degli specialisti del settore che conoscono tutto di questa pianta. Nei dispensari, ad esempio, la figura del budtender guida il cliente alla ricerca della varietà che meglio gli si addice, a seconda delle esigenze terapeutiche o ricreative. C’è chi la utilizza per combattere l’insonnia, l’ansia, l’emicrania, chi preferisce fumarla e chi vaporizzarla, chi utilizza le creme e i balsami per curare la propria pelle e c’è persino chi preferisce mangiarla.

Penso che l’erba dovrebbe essere legale. Io non la fumo, ma mi piace il suo odore

Andy Warhol

Ognuno è diverso dall’altro, per questo è importante studiare tale sostanza senza imbattersi nel tabù dell’illegalità. Questa pianta è un mondo da scoprire, per la scienza e per i cittadini, ma forse, in Italia, la criminalità è tutt’ora più forte della legalità. Quando si acquista cannabis legalmente, si ha la certezza della provenienza e della purezza del prodotto, perché esso è controllato e tracciato, dal seme all’articolo confezionato (in America e in Canada si utilizza il Tracking System). Coltivatori, biologi ed esperti di laboratorio, rivenditori, commessi, fattorini, connoisseur. Insomma posti di lavoro e tanto studio.

L’influenza musicale inarrestabile

Trapper cannabis

L’esponenziale affermazione del rap e della trap in Italia, comporta un’evidente esposizione dei giovani al consumo di cannabis. Si sa, da sempre gli artisti la utilizzano, c’è chi afferma addirittura che essa sia parte integrante dell’ispirazione e, dunque, del componimento artistico stesso. Il rap, un genere nato da situazioni di strada, di quartiere, di spaccio e ribellione sociale, ha spesso portato la marijuana al centro dell’attenzione. Oggi, con l’affermazione della trap (sottogenere e diramazione del rap), l’argomento è letteralmente esploso, visto che se ne parla, almeno una volta, in ogni canzone.

La trap è un genere musicale diffusissimo tra i giovani, anche tra i più piccoli. Dunque, ascoltando i cantanti che promuovono il consumo di cannabis come se fosse un motivo in più per ‘spaccare’, i ragazzi vengono rapiti dalla voglia di trasgressione, e non vedono l’ora di sentirsi parte di questa ribellione sociale.  È un fenomeno piuttosto comprensibile: quando si cresce, nasce dentro ognuno di noi la voglia di staccarsi dai genitori e vivere avventure con gli amici, più o meno folli che siano. Ma siamo sicuri che sia tutto rose e fiori?

Siete sicuri di fare il meglio per i vostri figli?

Agli adulti, ai genitori, parliamo direttamente: non vi rendete conto che i ragazzi interagiscono direttamente con la criminalità? È così difficile capire che rischiano ogni giorno di finire nelle grinfie della legge, magari avvicinandosi alla persona ‘sbagliata’? E poi cari cantanti, piuttosto che flexare buste di marijuana acquistate direttamente dal mercato illegale, non potreste chiudere una rima sulla legalizzazione? Piuttosto che ostentare gli anni di galera di qualche amico, non potreste proporre una chiave di lettura diversa della legge Italiana? Non deve essere tutta questa gioia vedere un amico in carcere per una pianta come la cannabis, non credete?

Fumo la porra, zero pare chico capisci bene, perché già sai Deda è il guaglione per la legalizzazione

Deda

E ancora, genitori, non sarebbe meglio legalizzare tale sostanza al fine di controllarne il consumo minorile? Sapete, la cannabis – e molti studi lo confermano – non può in alcun modo danneggiare il cervello di un adulto, ma potrebbe farlo con quello di un ragazzo in fase di sviluppo. Non sarebbe meglio aprire un dibattito a riguardo ed informare i ragazzi onde evitare abusi? Noi preferiremmo far conoscere la cannabis ai nostri figli direttamente di persona, e magari legalmente, piuttosto che lasciarli nelle mani della criminalità.

Progresso ed inclusione, con la presenza

Legalizziamo cannabis

Non possiamo far altro che ricordare gli appuntamenti di questo fine settimana. L’11 giugno a Roma, il 12 a Firenze ed il 13 a Bologna. L’autore di questo articolo sarà presente alla manifestazione di Firenze. Esiste nuovamente la possibilità di portare il dibattito il più in alto possibile e diffondere l’urgenza di regolamentare un mercato che, ad oggi, mette a rischio almeno 6 milioni di consumatori italiani.

Padri e madri di famiglia, lavoratori, cittadini come gli altri, che si addormentano dolcemente fumandosi una canna. Un bicchiere di vino? Nessun problema. Una sigaretta? Ci sono pure i distributori automatici. Una canna? Sei un tossico, criminale. Noi, come al solito, preferiamo la libertà e l’inclusione, diciamo no alla discriminazione e alla repressione.

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