ARTICOLO
Editoriali
AIFA si afa no Covid-19

Covid-19? L’afa non l’ho sentita, l’Aifa purtroppo sì!

In un giorno di malattia causa vaccino (Johnson&Johnson) l'analisi di fuoco

di

E pensare che credevo nella scienza

AIFA logo agenzia italiana farmaco

La bomba sulla mia autocoscienza l’ha sganciata Aifa.
Ho scoperto, grazie a questa pandemia, che la percezione che avevo di me stesso, come persona dotata di una ragione ed estranea al concetto di ‘fede’ in quanto atto non dimostrabile, era falsa. Perché io credevo nella scienza: tifavo per la scienza. Vedevo (e questo per fortuna, continuo a farlo) nel concetto di comunità scientifica, la massima espressione del sapere e della ragione umana.

Ma quello a cui ho tristemente assistito è il fallimento di un metodo, di una missione, di una mia illusione personale. E quello che voglio approfondire oggi è solo la punta di un iceberg: l’ultimo di una lunga serie di errori compiuti da persone che, questi errori, proprio non dovrebbero nemmeno immaginare di fare.

Oggi, giovedì 10 giugno

Scrivo queste righe comodamente seduto sul divano: oggi non lavoro. Sono le 9 del mattino e la dose di vaccino inoculatami due giorni fa ha finalmente scaturito qualche effetto portandomi una leggera febbre. Avevo voglia di scrivere un pochino, dopo tanto tempo impiegato a pensare ad altre faccende, ma non sapevo di che cosa parlare. Avrei potuto concentrarmi su qualche argomento leggero, magari divertente che mi facesse passare la mattinata strappandovi, eventualmente, qualche sorriso. Invece ho solo una piccolissima questione da porre a tutti voi:

Ma l’Aifa non aveva detto che Astrazeneca e Johnson&Johnson sono sconsigliati agli under 60?

Clu

Perché qui, a forza di parlare di temi leggeri, perdiamo di vista queste piccole cose che ci succedono intorno.

Riassunto delle puntate precedenti

Dopo una prima fase di vaccinazioni che, diciamoci la verità, ha proceduto parecchio a rilento, ora sembra che la situazione abbia iniziato ad accelerare. E a tal punto che le Regioni, in accordo con il Governo, hanno iniziato a promuovere giornate nelle quali prenotare la vaccinazione, anche prima del periodo indicato per la propria fascia di età.

Per i più giovani questa è stata una vera e propria chiamata alle armi, persuasi soprattutto dalla garanzia del già leggendario Green Pass che, stando a voci di corridoio potrebbe garantire (da luglio) l’ingresso in locali da ballo e discoteche. E fino a qui nessuna obiezione anzi, quasi mi sorprende abbiano pensato ad una strategia così certosina e ‘psicologica’.

Peccato per una piccolissima ed insignificante virgola: stanno somministrando vaccini che l’Aifa ha più volte sconsigliato per le fasce di età alle quali, in questi giorni, vengono inoculate. Una conferenza di 24 medici ha avvertito: la somministrazione di questi due vettori a soggetti con età inferiore ai 40 anni, statisticamente maggiormente in femmine, aumenta i rischi di complicanze che, in casi rarissimi, possono risultare fatali.

Dove finisce la paura ed inizia la realtà

Nello scrivere tutto questo io mi sono vaccinato ma, come da premessa, io credo nella scienza: sia chiaro credo che non esista la perfezione in nulla ed un vaccino, così come qualsiasi tipologia di trattamento sanitario, ha sempre una percentuale di efficacia e non una certezza. Per questo motivo, anche per una banale appendicectomia, dovete giustamente ‘firmare dei fogli’ all’ospedale perché esisterà sempre una remota possibilità che qualcosa non possa andare per il lato giusto. Bisogna solo prenderne coscienza, è la vita.

Ma, sempre con la stessa coscienza, mi domando: se esistono delle serie perplessità nella somministrazione di 2 dei vaccini esistenti per il covid-19 a determinate fasce di età, perché occorre a tutti i costi abbandonare la via della scienza e della statistica, per entrare nell’universo del caso?

La decadenza del metodo scientifico

Credevo che la comunità per la quale sentivo una grossa vicinanza, fosse rappresentata da persone non solo colte, ma soprattutto intelligenti. Quell’intelligenza, per intenderci, che non ti fa andare in programmi televisivi a battibeccare solo per il tuo ego personale o chissà per quale altro motivo. L’intelligenza che ti fa prendere coscienza del ruolo che hai nella tua comunità e, soprattutto, delle responsabilità personali che hai nei confronti di questa. E se tutto quello che ho detto è corretto, a maggior ragione, come mai esistono due punti di vista differenti su di una domanda cosi semplice come quella posta per Astrazeneca e Johnson&.Johnson? Dove sono le statistiche dettagliate?

I dati oltremanica

La domanda sopra non è posta in tono accusatorio: occorre dare risposte corrette e reali basandosi su dati affidabili in maniera schietta e oggettiva. In Gran Bretagna, ad esempio, il tasso di mortalità dopo la somministrazione vaccinale di massa si aggira intorno ai 2,5 decessi ogni 100 mila abitanti. In media con tutti i vaccini esistenti.

Va aggiunto, a dovere di cronaca, che il tasso di mortalità per covid-19, sempre in Gran Bretagna è di 187 decessi ogni 100 mila abitanti. Quella che però appare – almeno dal mio punto di vista di spettatore esterno – è una modalità di comunicazione più efficace da parte degli inglesi che, nonostante i dati, si sono vaccinati in massa.

Opinioni a casa nostra

Quando andremo a vaccinare la popolazione più giovane, quella che trasmette di più il virus – parole di Gianni Rezza dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) -, vedremo un effetto anche maggiore sul calo dei contagi. Finora hanno pesato molto le misure restrittive“.

E ancora promette il direttore della ‘Prevenzione’: “Andrà meglio dell’estate scorsa, perché abbiamo più persone immunizzate, dobbiamo proseguire col tracciamento dei contatti. Viaggiamo a passo spedito verso la copertura totale delle persone più fragili e più a rischio, dobbiamo continuare ad accelerare per mantenere questo ritmo e bloccare con la vaccinazione la circolazione del virus“.

Possiamo quindi iniziare a sperare che il trend generale per questa emergenza si stia ristabilizzando e tornando, lentamente, alla normalità.

Conclusioni?


Io non so dove andremo come società e specie umana da qui ai prossimi 50 anni: ci sono tantissimi pericoli che puntano sul mondo e sull’umanità ma, se c’è un paradosso che ha dell’incredibile, è notare ancora degli errori enormi di comunicazione compiuti nell’epoca e nella generazione che verrà ricordata come la più comunicativa di sempre.

Ora posso finalmente tornare a misurarmi in pace la febbre.

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