Annalisa il 10 ottobre ha rilasciato il nuovo album “Ma io sono fuoco”, anticipato dai singoli “Maschio” che ci ha accompagnati per tutta l’estate e “Piazza San Marco” – in un feat con Marco Mengoni – che ha presto raggiunto la top 10 nella classifica FIMI dei singoli più venduti.
Annalisa tra pop e synth nel suo nuovo album
La cantante, dopo l’album “E poi siamo finiti nel vortice”, continua la sua ricerca elementale con il fuoco: una forza trasformativa attraversa gli 11 brani, con ironia e leggerezza, intrecciando sonorità tipiche del pop italiano e beat elettronici, muovendosi lungo il genere dell’electro pop. Fanno eccezione ”Piazza San Marco”, una ballad più malinconica e quasi sussurrata, e “Una tigre sul letto continua a parlarmi” che sembra essere in sospensione… più che la conclusione di un album sembra una promessa: la trasformazione continua, perché il fuoco che brucia è lei.
Un letto infuocato, una tigre che ci guarda, un’armatura da guerriera: la cover dell’album
L’immagine scelta come copertina dell’album é fortemente evocativa dello spirito deciso e intimo, provocatorio e insieme confidenziale di questo progetto musicale: ad ispirarla, racconta Annalisa, è stata una poesia di Borges:
Il tempo è un fiume che mi trascina,
Il tempo, Borges
ma sono io quel fiume;
è un tigre che mi divora,
ma sono io quella tigre;
è un fuoco che mi consuma,
ma sono io quel fuoco.
Questi elementi vengono tutti sublimati in uno scatto che si racconta da sé e che racconta le tracce di cui l’album si compone:

L’uomo raccontato da Annalisa è Giuda. Gesù invece è donna
Quella che indossa la cantante è un’armatura di una guerriera moderna che si racconta tra le lenzuola e che ci rimanda lo stesso sguardo felino della tigre. Chi combatte? Nei suoi testi, in quasi tutti almeno, un uomo, o meglio una precisa tipologia di uomo: l’ “Esibizionista” (quarta traccia) che è il più bugiardo dei bugiardi, l’uomo senza dignità della traccia in apertura “Dipende” con cui tutto era veleno e cioccolato fondente, il maledetto di “Avvelenata” (sesta traccia dell’album cantata insieme a Paolo Santo). D’altra parte, in “Delusa” anche Cristo diventa una lei; Giuda invece resta uomo.

Forte è invece la vicinanza che sente con le donne: in “Emanuela” veniamo catapultati in una discoteca, tra luci stroboscopiche e tra maschi che si alzano le mani/come fanno gli animali (sempre a conferma della lotta con un certo tipo di maschio, non a caso titolo della canzone più trasmessa quest’estate dalle radio italiane); il ragazzo di Emanuela flirta con la protagonista della canzone, la quale va via, rivelando la dolorosa verità ad Emanuela. Insomma, un inno al più antico fra i dictat della sorellanza. Anche in “Amica” viene raccontata – in modo provocatorio, ma onesto, sincero – la necessità di avere qualcuno che empatizzi, che ascolti senza giudizio.
Santa o peccatrice?
Spesso Annalisa si muove su un doppio registro, tra sacro e profano, come in “Maschio“, in cui oltre alla citazione evangelica “scaglio io la prima pietra“, giura su Maria e chiede che i suoi peccati vengano perdonati come ha fatto Gesù mentre allude a quello che farebbe se fosse sotto la camicia dell’uomo che sta cercando di conquistare “o ancora più giù“. Qui è centrale, di nuovo, il tema del giudizio che grazie ai riferimenti religiosi si sente più forte: l’essere peccatrice agli occhi del mondo, proprio perché donna, quindi il doppio standard che donne e uomini vivono nella loro esperienza della sessualità.
Il tour nei palazzetti
Questo nuovo album prenderà vita insieme al pubblico dal 15 novembre nei palazzetti italiani in 13 date – alcune già sold out – che Annalisa ha deciso di chiamare “Capitolo 1”, spiegando in un’intervista a Fabio Fazio che si tratta di un primo passo in un percorso che immagina lungo, un viaggio di cui questo tour è soltanto la prima fase. Alla domanda di Fazio su un’eventuale partecipazione a San Remo la cantante risponde che “Non è attualmente nei piani”.


