Ted Lasso serie tv

Ted Lasso, ovvero come vincere 11 Emmy con una serie sul calcio

La serie sul calcio di Apple TV+

Il metodo Ted Lasso

È cosa nota: ormai le serie tv attraggono molto più di un film. Hanno la capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo per molto più tempo di un lungometraggio e spesso riescono a dare alla luce dei personaggi a cui il pubblico si affeziona letteralmente, probabilmente perché nella maggior parte dei casi cresce e cambia insieme a tali personaggi.

Tra le serie thriller e quelle di fantascienza, che sempre più spesso si aggiudicano le luci della ribalta (e qui vi spieghiamo perché), le serie comiche hanno sempre mantenuto il loro appeal, da Friends a Modern Family. Dal 2020 se n’è aggiunta un’altra, che ha ottenuto talmente tanto successo da essere stata rinnovata per un’ulteriore stagione che non era assolutamente in programma.

Ted Lasso

Stiamo parlando di Ted Lasso, serie comica ideata da Jason Sudeikis, il quale è anche attore protagonista, e Bill Lawrence, sceneggiatore di capolavori come il già citato Friends e Scrubs. L’idea nacque da una serie di spot pubblicitari della NBC Sports, emittente americana, in occasione della copertura dei match di Premier League (il campionato di calcio inglese) su suolo statunitense. In quell’occasione Sudeikis impersonava proprio Lasso, allenatore d’oltreoceano del Tottenham.

Nel 2019 l’idea venne sviluppata in modo da diventare la trama di una serie tv, commissionata dal colosso americano Apple. Grazie a dei produttori esecutivi geniali e ad un cast d’eccezione, il “metodo Lasso” si è rivelato da subito vincente, ottenendo larga approvazione tra il pubblico.

Ma chi è veramente coach Ted Lasso?

Non è solo un gioco

Coach Lasso è un allenatore di football americano, che ha appena portato un piccolo club a vincere il suo primo, storico, trofeo. Lasso, dal Kansas, viene chiamato da Rebecca Welton, patron dell’AFC Richmond, un club di calcio militante nella Premier League. Lasso accetta l’incarico, nonostante non sappia nulla di calcio e lasciandosi dietro sua moglie e suo figlio, avendo come unico aggancio con l’America il suo fidato allenatore in seconda, Willis Beard.

Ma perché succede tutto questo? Perché la presidente di un club di Premier League, destinato peraltro alla retrocessione, dovrebbe mai chiamare un allenatore di football americano? E perché mai quest’ultimo dovrebbe accettare? Verrebbe da rispondere con una celebre frase del leggendario José Mourinho, allenatore pluripremiato:

Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio.

Ecco, Ted Lasso parla di calcio, ma in realtà non parla di calcio. Parla di vita, di divorzio, di suicidio, di quanto sia importante e allo stesso tempo difficile chiedere aiuto quando ne abbiamo veramente bisogno. Le tematiche più serie e delicate di questo decennio vengono affrontate con leggerezza, ma senza mai scadere nel banale.

Ogni personaggio, dal rude centrocampista Roy Kent (liberamente ispirato al temibile calciatore Roy Keane) al geniale magazziniere Nate Shelley, passando per la giovane e intraprendente Keeley Jones, ha una sua storia, con problemi, preoccupazioni e vecchi traumi da affrontare e superare. E ci affezioniamo a loro talmente tanto che a volte i risultati sportivi del povero Richmond passano in secondo piano.

È proprio questo uno dei motti del coach Lasso: non conta tanto vincere a tutti i costi, solo per portare a casa il risultato, mettere da parte i propri problemi e tirare dritto fino alla prossima sfida senza dire una parola. Conta più pareggiare imparando però a conoscersi, a capire sé stessi e a saper accettare il cambiamento quando necessario, per cercare di crescere.

Conta più perdere sapendo però di aver dato il massimo, sempre, fuori e dentro quel maledetto rettangolo verde. È importante saper accettare la sconfitta, aiuta a capire che non sempre le cose belle, o brutte, accadono a chi le merita, e che in fondo va bene così, soprattutto se hai una spalla su cui piangere quando tutto sembra andare a rotoli

Perché non si tratta mai “solo di un gioco”, come dicono in tanti. O meglio, sì, alla fine è solo un gioco, e che si vinca o che si perda non cambia nulla. Ma dietro a quel gioco ci sono migliaia di persone, tra calciatori, dirigenti, allenatori e tutti gli altri addetti ai lavori. Ognuno di questi ha una sua vita, i suoi problemi (quelli veri), le sue paure e le sue speranze. E niente, nemmeno vincere un qualsiasi trofeo, potrà mai essere più importante.

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