Introduzione al pensiero Buddista
Non parliamo del buddismo in modo specifico, questa non vuole essere una lezione su una tradizione complessa, limitiamoci ad alcuni dei principi centrali che lo riguardano e per farlo partiamo innanzitutto da chi è Buddha. Siddartha Gautama nacque in Nepal intorno al 566 a.C. in una nobile famiglia. Si racconta che crebbe circondato a vizi e opulenze di ogni genere finché non venne a contatto con la sofferenza, precisamente imbattendosi in un anziano, un malato e un morto.
Cresciuto nel più totale agio decise di voler trovare una soluzione alla sofferenza umana. Dopo anni di grandi sacrifici autoinflitti attraverso la privazione di cibo, un enorme sforzo fisico, la meditazione protratta per giorni e molto altro comprese come l’equilibrio fosse la risposta alle sue domande. Dopo un lungo e profondo raccoglimento raggiunse il Nirvana o “Risveglio” (il termine Buddha infatti può tradursi con “il risvegliato”).
Le 4 nobili verità
In seguito vennero enunciate le quattro nobili verità del buddismo. La prima nobile verità è l’esistenza della sofferenza, ad esempio l’assenza di ciò che si ama, la paura, la malattia o la vecchiaia sono tutte sfaccettature di uno stato emotivo che causa malessere. la seconda nobile verità è che la sofferenza ha una causa e la causa è l’attaccamento alle cose come se queste fossero eterne ed estranee al costante e continuo cambiamento che attanaglia ogni cosa attorno a noi.
La terza nobile verità è che la sofferenza può essere allontanata, attraverso la conoscenza, attraverso la consapevolezza che ogni cosa è in continuo mutamento. La quarta nobile verità è descritta come la via con la quale è possibile sviare la sofferenza cioè l’ottuplice nobile sentiero; un percorso descritto in modo tale da poter permettere a ciascuno passo passo di riuscire ad allontanare l’ignoranza e ottenere l’illuminazione.

L’ottuplice nobile sentiero, in che senso?
Questo percorso si divide in otto azioni da compiere costantemente per ottenere la verità e portare all’estinzione la sofferenza; 1° La retta comprensione dunque uno sguardo critico e possibilmente oggettivo nei confronti della realtà, 2° il retto pensiero quindi un pensiero privo di rabbia, risentimento, frustrazione o aspettativa, 3° la retta parola e 4° la retta azione in conseguenza al retto pensiero, si intende un modo di agire privo di sentimenti negativi.
5° i retti mezzi di sussistenza svolgendo mansioni che non traggano profitto da sofferenze altrui, 6° il retto sforzo quindi svolto seguendo i principi enunciati poco fa, 7° la retta concentrazione in relazione alle proprie azioni, 8° la retta presenza mentale e cioè la consapevolezza del sé e del momento presente.
Applicare l’ottuplice nobile sentiero
Tutto chiaro quindi, pensa bene e agisci bene quotidianamente, ricorda di praticare la mindfulness per essere costantemente concentrato su te stesso e sul momento presente inoltre sappi che tutto è in costante mutamento e dunque non essere troppo affezionato allo stato in cui ti trovi in questo momento perché è destinato a cambiare. Facile. Non proprio.
Ovviamente il buddismo in termini di filosofia e spiritualità è molto più complesso eppure la semplice applicazione quotidiana di queste brevi prescrizioni comportamentali dovrebbe portare a una serenità individuale alla quale tutti possono aspirare in quanto ciascuno di noi, per il buddismo, può diventare il Buddha.
Sembra facile ma non lo è.
Quante volte è capitato di ascoltare lezioni simili, tanto elementari da apparire banali e comunque non portare nella propria quotidianità nemmeno un briciolo di quanto appreso, nel momento in cui ascoltiamo crediamo sia semplice riuscire ad allontanare il desiderio o l’aspettativa che qualcosa cambi (o che non cambi ).
Eppure non riusciamo, siamo tutti alla continua ricerca di un miglioramento, un lavoro migliore, un partner migliore, uno stipendio più alto che in realtà una volta ottenuto, qualora si ottenga, non sempre soddisfa le nostre aspettative e quindi nuovamente cominciamo la ricerca e ci convinciamo che così otterremo uno stato di soddisfazione tale da permetterci di essere più felici o semplicemente sereni. Non ci accorgiamo di come questa costante ricerca causi in noi la mancanza di serenità.
Come fare in occidente.
Probabilmente il continuo confronto al quale siamo soggetti durante la scuola, i social, il mondo lavorativo ha impresso in noi un metro di misura che raggiunge il suo apice solo in paragone ad altri, non abbiamo mai imparato ad ottenere qualcosa senza metterlo in relazione a ciò che è stato ottenuto da chi ci circonda ed ecco perché il buddismo sembra una banalità ma resta tanto lontano dalla nostra società occidentale.
Non c’è un primo posto nella filosofia buddista. Non esiste un podio dal momento che tutto è in continuo cambiamento. il primo passo per riuscire ad allontanare la sofferenza in termini di frustrazione e insoddisfazione è eliminare il paragone, il confronto che in se stesso non è negativo, non è sbagliato confrontarsi con il mondo circostante per apprendere o ricevere stimoli, purché tali stimoli ci aiutino a percorrere la nostra strada. L’errore probabilmente è voler raggiungere una cima che abbiamo eretto noi. Godiamoci la passeggiata.

