buddismo

Quali sono le 8 regole del Buddhismo?

I principi e la sua filosofia

di Jacopo Gozzi

Il Buddhismo e la sua filosofia

La filosofia buddhista si è diffusa in Occidente. Anche nelle piccole città europee, ormai, è facile trovare gruppi di meditazione che si ispirano agli insegnamenti delle varie scuole, principalmente Theravāda, Mahāyāna o Vajrayāna.

Spesso si associano pratiche di meditazione derivanti dal Buddhismo a esercizi di benessere fisico e psicologico, uno su tutti, oggi molto in voga, è la mindfullness. Una domanda sorge, tuttavia, spontanea: può l’uomo occidentale interiorizzare i principi fondamentali di questa filosofia, senza contraddizioni? E ancora: può una società consumista convivere con una dottrina essenzialmente anti-materialista?

La filosofia Buddhista si ispira al personaggio di Siddharta Gautama, un principe indiano che, dopo una vita trascorsa alla ricerca di una fonte di gioia eterna e immutabile, divenne un Buddha (qualunque individuo raggiunga l’illuminazione) e si accorse del fatto che i piaceri mondani sono transitori e costituiscono un inutile affanno.

Buddhismo

Secondo tale dottrina un Buddha, raggiungendo la liberazione spirituale, “spezza” la ruota delle reincarnazioni che vita dopo vita mantiene l’anima ancorata a un corpo, il quale da un lato è causa costante di dolore e insoddisfazione, ma d’altra parte risulta l’unico veicolo attraverso il quale si possa realizzare la liberazione spirituale.

Lo scopo del monaco, dunque, è quello di smettere di reincarnarsi perché l’esistenza corporea porta inevitabilmente a soffrire. Ma come mai si soffre? Tra le possibili risposte emerge in primo luogo la transitorietà delle cose materiali, ovvero il fatto che nulla di ciò che esiste rimarrà in eterno: né il corpo, né la giovinezza o la salute, né gli oggetti materiali che, tra cose che si desiderano invano, si riescono a ottenere. In secondo luogo, la mente umana sembra difettosa perché è capace di poter immaginare – e di conseguenza desiderare – una gioia inestinguibile, senza di fatto poterla mai raggiungere.

Fino a questo punto, la filosofia buddhista potrebbe apparire pessimista, perché sembra che non vi sia scampo al dolore. Tuttavia si ritiene che una via di fuga da questa condizione sia possibile attraverso il cosiddetto «Nobile ottuplice sentiero», un cammino di liberazione spirituale che ogni monaco buddhista deve provare a intraprendere.

Questa via di fuga dal dolore, però, contiene forse il più problematico elemento di discontinuità tra il pensiero buddhista e l’Occidente, ovvero il tentativo di eliminare i desideri mondani. Infatti già le prime due tappe dell’Ottuplice sentiero, che potrebbero in estrema sintesi essere chiamate «Retta visione» e «Retta intenzione», implicano che il monaco sia capace di riconoscere il motivo per cui la vita è dolorosa e voglia fermamente smettere di soffrire desiderando beni materiali.

A partire da questa assunzione l’«Ottuplice sentiero» prosegue attraverso altre tappe che richiedono un durissimo percorso di discernimento e concentrazione, alla cui base c’è un altro grande scalino che separa la cultura buddhista da quella occidentale: la meditazione.

Buddhismo

Nella filosofia buddhista, infatti, alla base della realizzazione spirituale troviamo la consapevolezza di sé e del mondo, che viene coltivata proprio attraverso questa pratica ascetica.

Il frutto di queste prime conquiste del monaco buddhista si concretizza con sei ulteriori traguardi: «Retta parola», «Retta azione», «Retto sostentamento», «Retto sforzo», «Retta presenza mentale» e «Retta concentrazione».

Una volta percorso questo sentiero, il monaco può assaporare quello stato di pace che anticipa la liberazione spirituale.

In questa estrema sintesi del pensiero buddhista ci siamo soltanto soffermati sugli aspetti più macroscopici della dottrina, tuttavia possono già emergere diverse domande: il Buddhismo può coesistere con l’Occidente o sarà fagocitato dalla logica del consumismo e banalizzato in vuote prassi di benessere psico-fisico che poco c’entrano con il tentativo di giungere a una vera liberazione dell’anima?

E ancora, è possibile che uomini e donne occidentali, sempre meno capaci di concentrarsi a causa degli stili di vita frenetici e costantemente bombardati da pubblicità di ogni genere, riescano ad abbracciare un pensiero che richiede uno sforzo ascetico e una consapevolezza così intensi?

Buddhismo

Le regole del Buddhismo

In sintesi, le otto tappe del «Nobile ottuplice sentiero»:

1)     Retta visione: la base del cammino di liberazione spirituale, ovvero la consapevolezza del fatto che ogni piacere mondano sia transitorio e causi sofferenza.

2)     Retta intenzione: ferma volontà da parte di intraprendere il cammino di liberazione spirituale.

3)     Retta parola: consapevolezza di ogni parola pronunciata.

4)     Retta azione: totale padronanza delle proprie azioni.

5)     Retto sostentamento: assumere uno stile di vita che non danneggi altri esseri viventi.

6)     Retto sforzo: capacità di autocontrollarsi e ferma volontà di continuare il percorso di liberazione.

7)     Retta presenza mentale: riuscire a meditare costantemente senza perdere la concentrazione e riconoscere le motivazioni profonde che spingono ad agire.

8)     Retta consapevolezza: senso di gioia, pace ed equilibrio dell’anima e del corpo, ultimo gradino del cammino di liberazione spirituale.

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