Intelligenze artificiali lavoro

Intelligenze Artificiali al lavoro: che ne sarà di noi?

''Chi non lavora non fa l'amore'', tra qualche anno, potrebbe essere una frase da estinzione

di Clu

Intelligenze artificiali: l’alba di una nuova, ennesima rivoluzione

Se dovessimo rappresentare la ‘curva del progresso’ negli ultimi 30 anni dovremmo farlo attraverso una linea retta che, partendo dall’origine, sale vertiginosamente verso l’alto man mano che il tempo scorre. Da quel 1972 nel quale si colloca formalmente la nascita di Internet al leggendario 1985 quando venne lanciato Windows 1.0 la tecnologia ha fatto passi da gigante, fondamentalmente per un unico motivo: si è da prima pensato, per poi svilupparlo formalmente, a un sistema che potesse mettere in comunicazione le persone in maniera sempre di più istantanea. Un vero e proprio network che, man mano che progrediva veniva sviluppato da nuovi creativi, pensatori del nuovo mondo potremmo definirli.

intelligenze artificiali

Così il mondo, durante questi ultimi 40 anni, ha vissuto tante ‘nuove albe’ che ci hanno portati a oggi, al cospetto di una delle più significative scoperte del genere umano. Lo specchio davanti al quale possiamo ammirare e scrutare la nostra grandezza, ma anche tutte le fragilità che possono comporre la mente umana: le intelligenze artificiali.

Che cos’è un intelligenza artificiale

Nel dettaglio potremmo definirla come la capacità di una macchina di assumere comportamenti o azioni umane, come ad esempio l’apprendimento, il ragionamento, la pianificazione o la creatività. Per fare questo il sistema deve interagire con l’ambiente che lo circonda e raccogliere continuamente dati, il più accurati possibile per poterli processare e fornire la risposta che si richiede abbia in fase di programmazione. Un programma AI è un grado di mettersi in relazione con l’ambiente che lo circonda, analizzarlo e fornire una risposta ma non solo: è in grado di lavorare in totale autonomia andando ad analizzare i risultati ottenuti dalle azioni precedenti.

Con il lancio della celeberrima Chat GPT, questa nuova tecnologia è stata messa a disposizione di tutti gli utenti che hanno iniziato a chiedere al sistema le cose più disparate. Si tratta infatti, nel dettaglio, di un programma pensato per chattare con utenti umani (una sorta di chatbot, insomma) che sfrutta l’intelligenza artificiale e il Machine Learning. Esso può fornire risposte più o meno precise (molto dipende dal modo in cui vengono posti i quesiti) ma le previsioni sono sicuramente in segno positivo per il progresso di questa tecnologia.

Andando più in generale, il concetto stesso di Intelligenza Artificiale, è previsto in grande ascesa e sviluppo per un motivo essenziale: ridurrà tempo e fatica (quindi lavoro) per ottenere determinati risultati. In generale il grande pubblico è abituato a pensare in grande (proprio come al cinema) e ci si interroga quando un sistema informatico potrà provare sentimenti al pari di un essere umano. Il problema, invece, è molto più semplice.

Cosa accadrà al mondo del lavoro

Già oggi la tecnologia ha spazzato via milioni di posti di lavoro in tutto il mondo; lo stesso colosso di Amazon, che pochi anni dopo la nascita, aveva messo in ginocchio il settore della piccola e media distribuzione sta sempre di più automatizzando i processi di smistamento arrivando a pensare e testare droni in grado di distribuire i prodotti direttamente sull’uscio di casa. E tutta la filiera della distribuzione? Il problema è e rimarrà sempre un paradosso filosofico.

Se è vero che la tecnologia nasce per ottimizzare, facilitare e semplificare il lavoro, a cosa servirà lavorare? E cosa spingerà i datori di lavoro a preferire la vecchia manodopera alla nuova, instancabile, inarrestabile manovalanza robotica a costo pressoché nullo?

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