Percezione, illusione e coscienza poetica in Valentina Furlotti
“[…] ma se domandi non ricorda / cosa gli manca e cosa cerca.”
“Non sempre guardi e vedi ciò che guardi […]” afferma il poeta e critico letterario Fabio Pusterla, all’interno di un suo componimento tratto dalla silloge Fiumi nefrite vortici (Marcos y Marcos, 2025), col chiaro intento proustiano di demistificare il soffice velo frapposto tra realtà e suggestione. Il tessuto sociale attuale si concede grandi spazi da immolare alle false narrazioni, gettandosi nelle loro braccia, con la flebile speranza che siano proprio quelle stesse superstizioni a mantenerne intatti gli equilibri.
L’ultimo volume poetico di Valentina Furlotti (1993, Parma) dal titolo Fosforescenze, edito da Interno Libri Edizioni (2023), s’innalza sulla costa delle incertezze esistenziali come un faro, promuovendo un’analisi tagliente di tutti i travestimenti socioculturali che infestano la nostra quotidianità e che in qualche misura determinano comportamenti e concezioni malsane.
La poetica del dettaglio: tra natura, urbanistica e materia umana
“Le località di mare in inverno / esistono solo qualche ora / la domenica.”
Valentina Furlotti erige il suo messaggio poetico sul presupposto di un sezionamento scientifico del dettaglio. La narrazione lirica delle minuzie urbanistico-naturali permette non solo al contesto di raccontarsi mediante una sorta di autodescrizione, ma di sondare le dinamiche umane in relazione a quegli stessi luoghi in cui la quotidianità avanza indisturbata. Ciò permette una contrapposizione tra l’osservazione del particolare e la trattazione di tematiche esistenzialiste, tipica della poetica presente nel movimento videoartistico francese degli anni ’70.
La spiccata somiglianza tra la produzione contemporanea del suo maggiore esponente Robert Cahen e la capacità contemplativa dell’autrice si sintetizza nelle esplorazioni fotografiche e sonore riscontrabili nell’opera Plus loin que la nuit (2005). All’interno di questo cortometraggio i paesaggi incontaminati, le riprese del popolo vietnamita e la presenza di opere architettoniche ricalcano la medesima circolarità di significato presente nei componimenti di Valentina Furlotti. In tal modo, ciascuno di questi elementi, presentandosi sotto un’unica visione globale, palesa l’essenzialità di cui è composto.

Valentina Furlotti
Utilità Intrinseca e Utilità Potenziale
“«Mia moglie pensa a tutto» dici / «bisognerebbe farla santa».”
Esaminate le microscopiche componenti da cui è formata la nostra dimensione tattile e psichica, Valentina Furlotti indaga le implicazioni del tema dell’utilità rispetto a ogni presenza vivente e non, nella nostra quotidianità. Questa trattazione permea in prima battuta i luoghi, per poi discendere presso gli oggetti e imporsi nella sua declinazione nei confronti del genere umano. La coniugazione che si genera con quest’ultimo soggetto argomentativo porta all’emersione della duplice natura filosofica del tema: nasce la discussione tra Utilità Intrinseca e Utilità Potenziale.
Tale concetto si collega al pensiero già espresso dal poeta Aldo Nove nella poesia La merce invenduta piange (2004), all’interno della quale si formula il quesito inerente alla possibilità di essere utili al proprio stesso fine, oppure di essere utili unicamente se impiegabili e appetibili per gli altri. A differenza dell’autore lombardo, però, Valentina Furlotti rivolge il focus della ricerca sui risultati sociali di questa sottile legge discriminante. Massimo esempio lirico, in questo senso, è rintracciabile nei componimenti dedicati all’argomento della malattia.
Concependo lo stato d’infermità come più limpido riflesso della condizione umana, la poetessa dispiega il senso di colpevolezza provato generalmente dall’uomo, a causa della cognizione dell’impossibilità di poter essere utile alle persone che ama. L’avvertirsi doppiamente “inutili” (nei nostri stessi confronti e nei confronti degli altri) è il perno dell’annebbiamento del nostro ritenerci socialmente vivi.
La declinazione del tema rispetto al panorama consumistico odierno
“Ornata di perle lo interroghi / su proverbi e tabelline, narri di un uovo / di cioccolato fondente / disciolto nell’auto.”
La riflessione prosegue attraverso l’esplorazione di un luogo confine: l’RSA, definendo il carattere transitorio di questa particolare struttura. Essa assume i contorni di uno spazio liminale frapposto tra il ricordo di ciò che siamo stati e l’inquietudine dell’incertezza sulla propria condizione esistenziale, dettata dalla visione abitualmente condivisa dell’essere giunti in maniera irreparabile al capolinea della vita.
La tesi è la medesima: se non produttivi e autonomi, la società ci priva induttivamente della nostra umanità. Tale riscontro sposa appieno la teoria psicoanalitica delle Fasi di sviluppo psicosociale formulata intorno al 1950 dallo psicoanalista infantile Erik Erikson e dall’educatrice Joan Mowat Erikson. Tale studio definisce l’evoluzione psicoattitudinale di un individuo attraverso otto fasi della vita. La settima tappa caratterizzata dal binomio Generatività e Stagnazione si accosta alla quaestio filosofica posta da Valentina Furlotti nella sua silloge, poiché si rifà al presupposto secondo cui solo l’indice di produttività è il veicolo attraverso cui determinare il livello di realizzazione personale.
La poetessa rende lampante come, purtroppo, il costrutto socioculturale appena descritto permei da tempo gran parte dello strato basale su cui si impianta il mondo consumistico.
Una lirica demistificatrice
“Da quando la solitudine / ti ha fatto gli occhi all’ingiù / abiti pareti d’etere […]”
La poesia, in quanto fatto umano, risulta essere il principale mezzo per descrivere dinamiche inspiegabili e demistificare ogni falsa pretesa sociale. Raramente, però, una silloge si configura come dispositivo di smascheramento in grado di far fiorire nelle orbite dei lettori occhi nuovi e consapevoli. Fosforescenze di Valentina Furlotti non solo riesce in questo intento, ma tratteggia sagome trasparenti fondate sulla fragilità, in cui spazi e corpi diventano specchi della medesima condizione ontologica, applicabili come modelli empirici di critica nei confronti dei costrutti culturali contemporanei.
Tratto da “Fosforescenze” (Interno Libri Edizioni, 2023) – Valentina Furlotti
Da quando la solitudine
ti ha fatto gli occhi all’ingiù
abiti pareti d’etere
oscilli insostanziale.
Se ti mostri sembri
appena uscito dall’acqua.
Tutta notte goccioli
come un lago che pende.


