Alessandra Carnaroli

Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane di Alessandra Carnaroli

La poetica dell'oscenità sociale: tra deumanizzazione, disimpegno morale e ironia

L’intento poetico di Alessandra Carnaroli

“E’ già passata l’ondata / La piena di pena”

Nel 1948 lo scrittore giapponese Dazai Osamu scrisse all’interno del celebre testo Lo squalificato: “Sono persuaso che la vita degli uomini sia cosparsa di casi puri e lampanti di ipocrisia […] persone […] che neanche si accorgono […] di ferirsi a vicenda, o addirittura ignorano di imbrogliarsi gli uni con gli altri”. Dopo più di settant’anni il sostrato sociale, in effetti, sembra non essersi scostato molto dalla considerazione dell’autore. Femminicidi, episodi di razzismo, disuguaglianze crescenti e i circa 56 fronti aperti in tutto il mondo non fanno che allargare una voragine statistica all’interno della quale è riscontrabile un minimo comune denominatore: lo svilimento della condizione umana. Proprio da qui parte l’ultima provocatoria silloge poetica di Alessandra Carnaroli, edita da Einaudi.

Il silenzio del distico Persona-Oggetto

“Non si tocca la frutta nei supermercati / Però i culi nelle metropolitane”

Nonostante il corpus del testo illumini con l’occhio di bue, primariamente, le implicazioni sociali ricollegabili alla condizione della donna contemporanea, è doveroso sottolineare come la trattazione lirica proposta da Alessandra Carnaroli non si arresti a questo unico sentiero argomentativo. Già il primo componimento che dà il titolo all’intera opera, infatti, in maniera antitetica rispetto a quello che una lettura superficiale potrebbe restituire, contorna la fisionomia di una caustica considerazione derivata da anni di notizie ed esperienze quotidiane che hanno portato all’accreditamento sociale (seppur in gran parte taciuto) del distico Persona-Oggetto, traguardo tristemente tagliato non solo nell’ambito della violenza di genere.

Alessandra Carnaroli

Alessandra Carnaroli

Il processo di “Deumanizzazione” e “Disimpegno Morale”

“Questa riduzione / Delle persone / Ai soli ingredienti”

Il perno concettuale su cui Alessandra Carnaroli fonda efficacemente la totalità della silloge, germoglia dal terreno della più prossima teoria sulla Deumanizzazione Animalizzante e Meccanizzante, descritta in uno studio del 2006 di Nick Haslam, psicologo sociale e professore di psicologia presso l’Università di Melbourne, dal titolo Dehumanization: An Integrative Review. Nei meandri della propria lirica, l’autrice, sonda la patologica riformulazione mentale dell’umanità in mero oggetto appagante: la resa in involucro vuoto dell’altro da noi, discenderebbe da un’arbitraria sottrazione delle caratteristiche peculiari che lo distinguono dal mondo animale e meccanico, operata mediante un atto privativo dell’idea che questi possa essere detentore di raziocinio ed emotività.

La sommatoria di indifferenza largamente diffusa si chiude con l’appoggio incondizionato al Disimpegno Morale, approfondito nella pubblicazione del 2015 Moral Disengagement: How People Do Harm and Live with Themselves dello psicologo statunitense Albert Bandura, secondo cui è possibile formulare giustificazioni o minimizzazioni in relazione a comportamenti non etici messi in atto, al fine di tutelare la considerazione di sé. Lì i versi di Alessandra Carnaroli si indirizzano e denunciano: siamo oggetti in mano ad altri oggetti.

La poetica come mezzo di rivendicazione decisionale

“L’utero non è più nostro / È un corpo di stato”

Come affermato in precedenza, pur parlandone ad ampio raggio, Alessandra Carnaroli pone nel mirino della propria analisi tematica sull’oggettificazione, la flessione rispetto alle dinamiche di genere, indagando la dimensione materialistica-spirituale del corpo e l’autonomia che le donne devono poter esercitare su di esso. La poetica del volume dispiega i costrutti socioculturali e i rigidi modelli religiosi che si frappongono fra logicità e convenienza. La rabbia che impetuosa sale da questi versi di rivendicazione decisionale, si accosta alla drammaticità del rapporto inammissibile che l’osservatore, declinato in accordo con le teorie precedentemente approfondite, intrattiene con l’entità donna nei suoi rami d’anima e sangue.

Il tema della visio in Alessandra Carnaroli

“questa madre / che basta uno sguardo / per abbassare la testa”

Citando poeticamente il tema della visio nel contesto nostrano, in particolar modo dell’importanza conferitagli nel processo evolutivo da Giacomo da Lentini fino al misticismo epifanico di Montale, è possibile analizzare il pensiero distintivo che Alessandra Carnaroli possiede a proposito. Se da una parte, infatti, esso risulta spolpato di ogni connotazione erotico-amorosa, dall’altra, l’essere vista, acquista la proprietà di una vera e propria condanna, a cui a nessuna donna è permesso sottrarsi.

L’ingombrante smania desiderante non solo ingabbia la femminilità in stereotipi e assurde idealizzazioni, ma impedisce la genesi di uno spazio lirico-reale dove anche alle donne è concesso essere soggetto (e dunque non esclusivamente oggetto) della brama sensuale, liberandole così da ogni effetto nocivo che la costante osservazione porta con sé (come è riscontrabile nello studio condotto nel 2006 dalle ricercatrici americane Barbara Fredrickson e Tomi-Ann Roberts, dal titolo OBJECTIFICATION THEORY, Toward Understanding Women’s Lived Experiences and Mental Health Risks).

L’ironia salvifica

“[…] Ha usato / Una bottiglia piena / Forse non si apriva”

In un contesto come quello delineato dal libro, composto da femminicidi e in generale da catastrofi socio-naturali, risulta spiazzante il cambio di rotta tensiva comandato dall’autrice in alcuni specifici componimenti. Alessandra Carnaroli calca in modo esasperato l’impareggiabile grado di follia umana, svelando l’assurdità di certi gesti e giustificazioni, mediante l’impiego di una mordace ironia. Decostruendo l’intento di un simile taglio narrativo, è possibile ritrovare quella stagione d’approfondimento sul Ritorno Del Represso, inaugurata dal critico Francesco Orlando, secondo cui la tendenziosità del discorso letterario favorirebbe l’opportunità di riemersione dei topos che la società rifiuta di ascoltare. In questo caso, dunque, si ride dell’oscenità di determinati atti, di fatto condannandoli.

Inoltre, l’intero impianto poetico proposto, si stabilizza come figlio di quella ricerca di libertà che è possibile riscontrare nella quarta raccolta pubblicata nel 1964 dalla poetessa iraniana Forough Farrokhzad, dal titolo Un’altra nascita, definito da molti il manifesto poetico femminista iraniano. Entrambe le raccolte non solo mettono in luce la quotidianità femminile del loro tempo e della loro società, ma costituiscono un filone di sottile ironia da cui dipartono le battaglie all’ordine imposto: “Perdonatela, /perdonatela se […] / […] scioccamente s’illude / di avere il diritto di esistere” (Forough Farrokhzad – Perdonatela, Un’altra nascita, 1964).

L’ideale del “Disinteresse Mimetico”

“[…] donna infame / devi morire male / se non la volevi / potevi farla adottare […]”

Altro tema cardine della silloge è lo studio dell’odio nato da donne e indirizzato verso altre donne. L’intento dell’autrice è quello senz’altro di dare rilievo anche a questi sviluppi secondari, conferendo tramite l’impiego lirico, l’opportunità di comprenderne l’origine: l’ideale maturato da Alessandra Carnaroli è attribuibile alla dinamica antropologica proposta dal critico e antropologo francese René Girard all’interno di Menzogna romantica e verità romanzesca del 1961, definibile come Teoria Del Desiderio Mimetico.

Volendo però affiancare questa prospettiva a quanto espresso in questa sezione del volume, si potrebbe capovolgere tale teoria, generando così il Disinteresse Mimetico: volontariamente scegliamo di non desiderare, perché nel nostro gruppo sociale, chi non desidera quella data istanza (in questo caso, l’autodeterminazione femminile) accede a una riconoscenza condivisa dal gruppo stesso (in questo caso, la non avversità del genere maschile). Dunque, perpetrare certe dinamiche nocive sarebbe un latente metodo di protezione, comunque dannoso al pari dei femminicidi stessi: i costrutti sociali distruggono lentamente le donne e tramandano un senso di profonda rassegnazione.

Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane non è solo una silloge poetica di denuncia, ma un volume che restituisce al lettore una profonda consapevolezza globale delle dinamiche relazionali contemporanee, e delle implicazioni di una società che, di umano, conserva ormai solo i suoi protagonisti.

Tratto da “Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane” (Einaudi Editore, 2025) – Alessandra Carnaroli

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