Oggi cercherò di spiegare come promuovere un disco in maniera efficace (è il 3 novembre 2026), secondo la mia personale opinione. Lo voglio fare per due ragioni in particolare. Per prima cosa, ho lanciato su questo sito una newsletter letta e rivolta ad artisti emergenti, nella quale cerco di dare consigli su come promuovere i propri lavori in maniera ragionata. Scrivendola e ripensando a un fatto accaduto 3 giorni fa, mi trovo a scrivere questo articolo.
Qual’è il fatto che mi ha ispirato?
Come ho appena detto, 3 giorni fa ricevo una telefonata da un ragazzo che ha chiamato direttamente il numero dei nostri studi a La Spezia. Questo ragazzo voleva partecipare a un bando indetto dalla SIAE che si chiama ‘Per chi crea’. Ci chiamava perché aveva in realtà già preparato il progetto che voleva presentare e il budget che chiedeva ma aveva bisogno di una società poiché questo bando poteva essere assegnato solo a un soggetto giuridico del genere e non poteva essere presentato ‘da privato’. Così, incuriosito dalla proposta e dall’entusiasmo che solo una persona di 20 anni può avere, ho dato un’occhiata al suo ‘business plan’ da proporre.
Il progetto
Il ragazzo chiedeva un contributo di 25000 euro (iva inclusa) per produrre un album di 10 tracce, contenente due singoli dei quali andava prodotto il videoclip. Nella lista erano comprese le spese per gli strumentisti, lo studio, la produzione, il mix e il master di tutte le tracce. Con il resto del budget rimanente si pensava alle spese da sostenere per la promozione dell’uscita a mezzo stampa, con campagne social e posizionamenti vari.

Da dove partire per produrre e promuovere un disco nel 2026
Bisogna chiarire un aspetto iniziale: sebbene un album esprima un potenziale enorme e un prestigio tangibile dal punto di vista di percorso artistico, i prezzi da sostenere in maniera oggettiva per poterlo produrre con un risultato competitivo sono medio-alti per una persona comune. Voglio sempre ricordare, in questo genere di contenuti che elaboro, che non voglio offendere nessuno. Io capisco perfettamente che la bellezza è un canone ‘soggettivo’ ma, oggettivamente, quello che si ascolta e al quale si da valore nella vita reale è, fino ad ora, prodotto da mani sapienti e mixato e masterizzato da altrettante sapienti mani.
È un discorso filosofico, lo so, e può sembrare ‘aleatorio’ ma, vi assicuro, è molto concreto: il primo step per lavorare davvero un disco oggi è quello di farlo partire in linea, dal punto di vista del sound, con quello che il mercato generale sostiene. Mixare e masterizzare, per esempio, sono due lavori artigianali e, se si vuole arrivare a un risultato, occorre delegarli ai giusti artigiani.
I costi vivi per produrre un disco
Il budget reale per poter assolvere a questo step va dai 500 euro (iva esclusa) ai 2000 euro (iva esclusa). Tenete presente che, in questo range, ci sono ‘quelli che mixano le super hit che tutti ascoltano’. Non farò nomi ma, chi bazzica in questo mondo, sa. Con questa cifra noi avremo un disco che, se registrato e arrangiato in maniera ottima, darà ottimi risultati in quanto a sound.

La fase della registrazione, come dicevo prima, è a sua volta fondamentale: avrete bisogno degli strumenti e dei giusti ambienti per registrare quello che manderete al mix/master studio. Se vi trovate nell’esempio che ho descritto nel titolo e avete un budget illimitato a disposizione (senza doversene approfittare), il consiglio è quello di mettere a budget un’altra cifra che va dagli 800 ai 2000 euro (iva esclusa). In questo range avrete pagato le spese necessarie per portare un disco alla fase di mix. Al massimo della spesa avrete messo sul tavolo 4000 euro a brano, sempre non abbiate bisogno di strumentisti che eseguano strumenti presenti nell’arrangiamento.
Come potete notare la cifra complessiva che serve per produrre un brano che abbia un sound professionale e in linea con le esigente di questo nuovo mercato è considerevole. Anche questo è uno dei motivi per i quali la maggior parte (se non la quasi totalità) di brani di successo provengono da 3 case discografiche ben riconoscibili in tutto il globo: la possibilità di investire denaro nel processo di produzione, affiancandosi ai migliori artigiani del suono, con il fine di posizionare ai ‘blocchi di partenza’ delle canzoni che hanno la stoffa per ‘provare a rimanere’.
L’altra parte di lavoro, e soprattutto di investimento, la fa decisamente la promozione ma, in questo campo, il discorso si fa ancora più crudo e delicato: il budget non è strettamente definibile se, alle spalle, non ha una strategia solida e, soprattutto, qualcosa di concreto da dover comunicare. Prima ancora di scegliere dove destinare i vari budget, bisogna quindi focalizzarsi sul che cosa si vuole comunicare: va da se che non possiamo accontentarci di dire che è uscita la nostra canzone e mettere soldi sull’ADV di quel ‘contenuto’. Il pubblico è sommerso da contenuti del genere e non è sui social per ‘comprare’ ma per ‘essere intrattenuto’.
Ascoltare per la prima volta un disco non equivale, nella testa dell’utente social, ad una forma di intrattenimento. Quel disco deve colpirti non solo in quello che ascolti ma in ciò che i tuoi occhi guardano mentre stanno ascoltando. Ma tutto questo è argomento per un prossimo articolo.

