RECENSIONE
La guerra di Piero Fabrizio De André
La guerra di Piero
Un simbolo senza tempo di pacifismo in versi
Trovateli voi
Utilizzo consigliato
A scuola, per imparare la compassione e il rispetto del prossimo

“La guerra di Piero”: apologia del pacifismo anche nel 2023

La guerra di Piero”, a quasi sessant’anni dalla sua pubblicazione, rimane uno dei brani più conosciuti e apprezzati di Fabrizio De André, tanto da essere considerato uno dei maggiori capolavori del cantautorato italiano, capace di attraversare le decadi e di continuare a emozionare.

La guerra di Piero: vista dagli occhi di un soldato 

Come un pittore impressionista, il cantautore genovese riesce a catapultarci nel realismo della situazione: un campo di grano disseminato di papaveri rossi dove dorme un ragazzo. Subito dopo ci appare chiaro che Piero non è un ragazzo qualsiasi, ma un soldato costretto a combattere una guerra in cui non crede, tanto da sognare di vedere dei lucci argentati scendere il fiume a posto dei cadaveri dei militari.

Fabrizio De André la guerra di Piero

Un susseguirsi di quartine dal ritmo regolare ed incalzante ci accompagna lungo la narrazione. È ormai inverno e Piero continua il suo cammino, ignorando il monito del vento freddo che cerca di impedirgli di continuare, preannunciandogli la sua triste sorte.

Fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
“Chi diede la vita ebbe in cambio una croce”

La Guerra di Piero

La dignità della scelta nel ” La Guerra di Piero”

Piero continua il suo viaggio verso la frontiera e la raggiunge a maggio. Qui per la prima volta si trova di fronte al nemico; dovrebbe sparargli, ma è consapevole che se lo facesse sarebbe costretto a vederlo morire. Per Piero quello che ha di fronte non è un soldato della fazione avversa, ma un ragazzo come lui, obbligato a combattere una guerra che non gli appartiene.

Piero sceglie di non sparare e di morire da uomo, non da soldato, conservando la propria dignità, senza macchiarla di sangue innocente. Ha il tempo soltanto per un ultimo pensiero che rivolge alla sua Ninetta, prima di addormentarsi nello stesso campo di grano della prima strofa, lasciando intendere che la sua traversata sia durata un intero anno.

Un brano che trascende il tempo e diventa icona

Per realizzare questa ballata De André si è ispirato ai racconti dello zio materno, che ha partecipato alla campagna in Albania durante la seconda guerra mondiale. Nonostante questo, nella scrittura della canzone non compare nessuna connotazione spazio-temporale, rendendola l’emblema dell’assurdità di ogni conflitto bellico. Piero non è un soldato qualsiasi, ma rappresenta ogni caduto in battaglia, ogni vittima innocente di un’insensata guerra e viene consacrato ad una terribile attualità.

Piero sarebbe potuto essere nostro nonno, nostro padre, un nostro amico. Piero sarebbe potuto essere ognuno di noi.

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