RECENSIONE
Etra dead boy
Dead Boy
Il tema ed il trascorso del giovane autore rendono la traccia un qualcosa di estremamente "real"
Sebbene l'artwork sia in linea con il titolo della canzone, ci è parso un po' troppo sbrigativo
Utilizzo consigliato

Nella 12ma canzone di Etra la rivincita dei “Dead boy”

L'unica arma per sconfiggere il bullismo è la forza celata in ognuno di noi

Una storia vicina a tanti quella del “Dead Boy” di Etra

Dead boy di Etra è un brano apparentemente semplice, quasi leggero, che racconta al suo interno un profondo ed attuale messaggio. 

Il sound Rap Rock riesce ad esaltare benissimo il significato del testo; Il tema del fallimento, il non arrendersi mai, l’essere continuamente schiacciati dagli altri e, in ogni caso, non mollare (per non essere più emarginati da questa nostra società): ecco il vero filo conduttore della canzone. 

Il dramma adolescenziale del giovane escluso si fa sentire con una stesura del testo molto cruda ma veritiera. 

Etra

 “Qua sono i falliti che diventano gli eroi”

Questa frase incarna perfettamente la condizione di tantissimi adolescenti: sentirsi dei perdenti, essere aggrediti o ricevere degli appellativi negativi che porta, necessariamente e fortunatamente, al rovescio della medaglia. Prima o poi anche gli ultimi si alzano e possono diventare degli eroi. Perché la vita, proprio come una favola, può sempre celare un lieto fine inaspettato.

Dai quasi 2 milioni di like su tiktok alle editoriali di spotify il passo è breve

Influencer con un seguito crescente su tiktok, il giovane Etra ha voluto con questo brano mettere a disposizione la sua notorietà per portare in luce un problema che, proprio con l’avvento dei social media, è andato tristemente ad amplificarsi: il bullismo tra i giovani. Ed ecco che la soluzione può solo arrivare da chi, come Alessio, si è guadagnato una fetta di popolarità ed è giusto (come lui stesso dice) poter dare indietro qualcosa di positivo.

Di chi stiamo parlando?

Etra, al secolo Alessio, nasce a Trieste nel 1999. Dopo anni di studio di batteria, solfeggio e canto moderno, a 16 anni, sente il sacro fuoco dentro della scrittura che brucia dentro ed inizia la sua produzione. Scrive quello che vorrebbe dire o racconta il vissuto personale dove in molti possono rispecchiarsi.

Nel 2020 pubblica “Come va?” in cui si rivolge ad un amore passato che ormai è andato via: quelle che, ad oggi invece, sono rimaste sono le più di 110.000 streams su Spotify. Con l’ultima release “Lisboa” ha avuto l’occasione di entrare in alcune playlist editoriali, arrivando quasi a 100.000 streams solo nel periodo estivo.

Gli abbiamo fatto qualche domanda

Etra Verona
Come hai capito dopo tanti anni di studi riguardo campi come batteria  e solfeggio , che poi la tua vera passione sarebbe stata la scrittura? Cosa ti ha spinto a scrivere?

Mi ricordo di una persona che disse: “per creare una tua personalità musicale dovrai scrivere canzoni tue che descrivano il tuo mondo”. Inizialmente non l’avevo capito; iniziai col creare un mio stile intorno alle cover , poi ho sentito il bisogno di dover scrivere ciò che non riuscivo a dire con le parole: così ho iniziato. Non ero bravo a parlare, ma a mettere nero su bianco in rima quello che provavo dentro mi veniva bene.

Le canzoni che scrivi ti rispecchiano completamente o prendi spunto da storie anche vicine a te?

Mi piace partire da qualcosa che ho vissuto, da una storia che voglio raccontare o scrivere ciò che non riesco a dire. Sono però una persona che osserva molto, infatti alcuni miei brani parlano di cose che ho visto, storie che mi sono state raccontate; ciononostante mi piace parlarne come se fossi io in prima persona a raccontarle.

Per esempio “Dead boy”, canzone con un tema molto forte, ha un che di autobiografico o l’hai scritta pensando a tutti coloro che hanno avuto delle difficoltà?

“Dead boy” parte da un vissuto personale, dagli ostacoli che ho avuto di fronte a me. La mia idea era però quella di coinvolgere altre persone, aiutandole a non farsi sottomettere dalla società, incitandole a non porsi mai limiti e a rendersi unici non imitando nessuno. Spero di dare forza a chi come me si è sentito piccolo ed impotente davanti al mondo; sono come la “voce del popolo”. È il “dead boy” il giovane che finirà morto se non si farà valere. 

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