Ligabue

“Certe notti” di Ligabue, testo e significato di un grande successo

Qual è il vero significato di Certe Notti?

Tra le più belle canzoni di Luciano Ligabue

Questa canzone, un classico ormai della musica italiana è stata cantata per la prima volta nel 1995 nell’album Buon Compleanno Elvis. Da quel momento è entrata nel repertorio della musica italiana, al punto che ancora oggi, a distanza di 30 anni e a prescindere dall’età, siamo tutti in grado di riconoscerla appena la base parte. Abbiamo provato, leggendone il testo, a darne un’interpretazione.

Il pezzo è un inno alla vita notturna e alle emozioni forti.

certe notti ligabue significato

Ligabue, con il suo stile unico, riesce a catturare l’essenza delle notti italiane.

La canzone, infatti, che tra le altre cose ha vinto l’ambita Targa Tenco come migliore dell’anno 1996, non parla solo della notte o di amici con cui si fa serata, parla della solitudine che si può provare, del corpo di una persona che può consolare, degli eccessi – non è un caso, d’altra parte, che il cantante ha affermato di essersi ispirato ad Altri Libertini di Paolo Tondelli per scrivere questa canzone.

La melodia di Ligabue rende ogni serata speciale e indimenticabile.

Quando ascolti Ligabue, ogni notte diventa un’opportunità da vivere al massimo.

Molti artisti sono stati ispirati da Ligabue e dalla sua musica intensa.

Il testo e il significato

Certe notti di Ligabue è la canzone che si ascolta mentre si torna da una serata con il finestrino abbassato, ma il sapore della notte non si riesce a lasciarlo andare; è la canzone che si canta con gli amici, per ritrovarsi, perché qualcuno se n’è andato o solo per ridere ancora; è la canzone che si grida quando il giorno non basta e allora non resta altro che la notte… solo alcune, almeno.

Certe notti la macchina è calda
E dove ti porta lo decide lei
Certe notti la strada non conta
E quello che conta è sentire che vai
Certe notti la radio che passa Neil Young
Sembra avere capito chi sei
Certe notti somigliano a un vizio
Che tu non vuoi smettere, smettere mai

La macchina si fa simbolo di evasione e perdita di controllo: non è sempre importante arrivare da qualche parte, ma sentirsi vivi durante il viaggio e questa sensazione – quella di respirare a pieni polmoni, di sentirsi parte di qualcosa di più grande mentre si va avanti avvolti da buio pece – diventa un vizio, perché chi è l’incosciente che smetterebbe?

Nelle notti di festa, le canzoni di Ligabue accompagnano gli animi liberi.

Certe notti fai un po’ di cagnara
Che sentano che non cambierai più
Quelle notti fra cosce e zanzare
E nebbia e locali a cui dai del tu
Certe notti c’hai qualche ferita
Che qualche tua amica disinfetterà
Certe notti coi bar che son chiusi
Al primo autogrill c’è chi festeggerà

E in quelle notti si fa rumore, ma non importa, perché quelle sono anche le notti in cui si ha bisogno di sentire un po’ di calore, di sentirsi a casa, di essere vulnerabilmente esposto di fronte alla vita, consapevoli che non c’è bisogno di leccarsi le ferite soli.

Le emozioni suscitate dalla musica di Ligabue rimarranno per sempre nei nostri cuori.

E si può restare soli
Certe notti qui
Che chi s’accontenta gode, così, così
Certe notti sei sveglio
O non sarai sveglio mai
Ci vediamo da Mario, prima o poi

Quando la posta in gioco è talmente alta da essere la linfa che fa godere l’essenza della notte, c’è il pericolo di restare da soli; ma tra le due, una sola: o schiavi del torpore e dell’indifferenza, oppure vivi… e ci si assume il rischio. Mario, invece, è quel posto, è il rifugio degli insonni: è quello in cui le storie succedono, o quantomeno quello in cui tra amici ce le si racconta.

Certe notti ti senti padrone
Di un posto che tanto di giorno non c’è
Certe notti se sei fortunato
Bussi alla porta di chi è come te
C’è la notte che ti tiene fra le sue tette
Un po’ mamma, un po’ porca com’è
Quelle notti da farci l’amore
Fin quando fa male, fin quando ce n’è

Ci si sente invincibili e fragilissimi allo stesso tempo, perché forse padroni lo si è davvero ma solo vivendo le ore in cui il mondo dorme: quando sai che un posto in cui tornare c’è ed essere fragile vuol dire ritrovarti nelle braccia e nel corpo di una persona, per riscoprirvi, pelle sulla pelle, uguali.

E si può restare soli
Certe notti qui
Che se ti accontenti godi, così, così
Certe notti son notti
O le regaliamo a voi
Tanto Mario riapre, prima o poi
Certe notti qui, certe notti qui
Certe notti qui, certe notti

Alcune notti sono troppo piene di vita per poterle trattenere solo per noi: traboccano di emozioni, di ricordi, di una strana magia che pretende di essere condivisa. Che vengano vissute da chi vuole farsele attraversare, da chi sa leggerle davvero, da chi ha bisogno di qualcosa di autentico e sincero per sentirsi, anche solo per un attimo, un po’ meno solo nel mondo.

Certe notti sei solo più allegro
Più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi
Quelle notti son proprio quel vizio
Che non voglio smettere, smettere, mai

E a volte, infine, quelle notti non hanno niente di veramente poetico: sono quelle notti ubriache di risate, di strade battute, di cose sguaiate urlate in faccia al mondo. La loro unica poesia è essere prese per quello che sono: un cuore pulsante di eccessi, una caricatura del giorno, un vizio, forse, ma che non sarai mai pronto a lasciar andare via.

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